Legge 104, come usufruire dei permessi in caso di part-time

Per la Cassazione se il part time supera il 50% dell'orario, i giorni di permesso restano inalterati



L’MMG e le visite domiciliari tra pretese dei pazienti e diritto

La visita domiciliare in regime di convenzione è subordinata alla sola condizione della intrasportabilità del paziente.

Nell’attività del Medico di Medicina Generale (MMG) è frequente la richiesta di visite domiciliari spesso richieste per casi non urgenti o differibili oppure per difficoltà del paziente che esulano dal suo stato di salute.

Altrettanto frequente è la minaccia, esplicita o tacita, del paziente di denunciare il MMG per omissione di soccorso se questi non si reca tempestivamente al proprio domicilio.

Pertanto, prima di affrontare il problema della visita domiciliare va chiarito un clamoroso falso storico sulla qualifica giuridica dell’omissione di soccorso.

Il reato di omissione di soccorso previsto dall’art. 593 del codice penale prevede che: “Chiunque, trovando abbandonato o smarrito un fanciullo minore degli anni dieci, o un'altra persona incapace di provvedere a se stessa, per malattia di mente o di corpo, per vecchiaia o per altra causa, omette di darne immediato avviso all'autorità è punito con la reclusione fino a un anno o con la multa fino a 2.500 euro. Alla stessa pena soggiace chi, trovando un corpo umano che sia o sembri inanimato, ovvero una persona ferita o altrimenti in pericolo, omette di prestare l'assistenza occorrente o di darne immediato avviso all'autorità.
Se da siffatta condotta del colpevole deriva una lesione personale, la pena è aumentata ; se ne deriva la morte, la pena è raddoppiata
”.

Innanzitutto la disposizione penale riguarda qualsiasi persona, infatti la norma utilizza il termine “chiunque”, e, non solo il medico.

In giurisprudenza il termine “trovare” non significa soltanto imbattersi, rinvenire, ma comprende il caso che la persona la quale versi in pericolo sia stata portata alla presenza di chi abbia la possibilità di prestare assistenza.

Non si può realizzare il reato al di fuori della presenza della persona che ne ha bisogno, pertanto, il medico che chiamato a prestare la sua opera non si presenti sicuramente non può rispondere del reato in questione.

Le visite ambulatoriali e domiciliari, sono disciplinate dall’art. 47 dell’Accordo Collettivo nazionale del 2005 (ACN) il quale prevede: “l'attività medica viene prestata nello studio del medico o a domicilio, avuto riguardo alla non trasferibilità dell'ammalato. La visita domiciliare deve essere eseguita di norma nel corso della stessa giornata, ove la  richiesta pervenga entro le ore dieci; ove invece, la richiesta pervenga dopo le ore dieci, la  visita dovrà essere effettuata entro le ore dodici del giorno successivo”.

Da questa disposizione contrattuale ne discende che la visita domiciliare in regime di convenzione è subordinata alla sola condizione della intrasportabilità del paziente.

L’unico discrimine previsto dal primo comma dell’art. 47,  è quello della non trasferibilità dell’ammalato.

Sul piano semantico aggettivi come non trasferibile, non trasportabile, inseriti in un certo contesto documentale non possono che avere riguardo alle condizioni di salute della persona con esclusione di altri dati come quelli attinenti a situazioni ambientali, disponibilità di mezzi, distanza dall’ambilatorio medico, condizioni climatiche…..

Quindi per la visita domiciliare risulta obbligatorio il riferimento alle sole comuni nozioni di scienza medica, alle quali si uniforma il MMG che quella valutazione è chiamato a compiere.

Il medico può servirsi con la dovuta cautela delle informazioni che sovente gli vengono date, a distanza, spesso telefonicamente, prima della visita, per stabilire, la necessità, il tempo e il luogo dell’esame diretto del paziente.

A confermare questa tesi è stata la Corte di Cassazione Penale con la sentenza n.41646/2001.

Il fatto riguardava un MMG, che chiamato al domicilio di un suo assistito, dopo aver compiuto la visita aveva preteso il pagamento di una somma di denaro per la prestazione.

Rinviato a giudizio ai sensi dell’art. 318 del codice penale per “corruzione per un atto d’ufficio”, ha basato tutta la sua difesa, sul concetto di trasportabilità e/o intrasportabilità del paziente.

In questo caso occorre tenere presente due norme giuridiche una penale che prevede la fattispecie dell’art. 318 cp (corruzione per un atto d’ufficio) e l’altra di natura contrattuale o regolamentare inserita nell’Accordo Collettivo Nazionale  che recepisce la convenzione dei MMG.

L’art. 318 cp testualmente recita: “Il pubblico ufficiale, che per compiere un atto del suo ufficio, riceve, per sé o per un terzo, denaro od altra utilità, una retribuzione che non gli è dovuta, o ne accetta la promessa, è punito con la reclusione da sei mesi a tre anni. Se il pubblico ufficiale riceve la retribuzione per un atto d’ufficio da lui già compiuto, la pena è della reclusione fino a un anno”.

La norma di carattere regolamentare è invece contenuta nell’art 33 dell’ Accordo Collettivo Nazionale per la disciplina dei rapporti con i Medici di Medicina Generale  oggi sostituito con l’art. 47, prima citato, dell’A.C.N.  del 2005, che è rimasto di identico contenuto.

Affinché un comportamento del MMG - in questo caso la richiesta di denaro  per la visita domiciliare - possa quindi integrare gli estremi del reato di cui all’art. 318 codice penale è necessario che il medico pretenda la somma indebitamente e non si realizzi la situazione che la visita domiciliare sia una prestazione coperta dalla convenzione.

Nel caso analizzato dalla Corte di Cassazione Penale è evidente che la questione ruota intorno alla trasferibilità o meno del paziente.

La trasportabilità, ha notato la Corte, non viene dettagliata in alcun protocollo di carattere clinico o professionale e non può comunque che riferirsi alla persona del paziente “con esclusione di altri dati come quelli attinenti a situazioni ambientali, disponibilità di mezzi e quanti altri eventualmente valutabili a diversi fini, risulta obbligatorio il riferimento alle sole comuni nozioni di scienza medica”.

Quindi il medico ha come riferimento solo la situazione clinica del paziente e del suo stato soggettivo quale lo “stadio di evoluzione della malattia ovvero dal trauma sofferto, ma anche da fattori complementari come età e condizioni generali della persona, tale che il solo fatto dello spostamento, sia pure con opportune

cautele e con l’ausilio di familiari o di altri e con l’uso dei normali mezzi di trasporto, possa con rilevante probabilità causare gravi rischi per la salute o creare condizioni di vita particolarmente penose”.

Il concetto di trasportabilità, ha precisato la Corte, non si identifica con quello di urgenza, neppure con quello di emergenza e nemmeno con quello di  non consigliabilità o di non opportunità.

Allo stato quindi il giudizio sulla trasportabilità non può essere altro che posto dopo che il medico ha visitato il paziente con il duplice vantaggio di evitare ogni mercanteggiamento sulla salute dell’assistito e di formulare un giudizio che non sia solo basato su quanto riferito dall’utente o dai suoi familiari, ma un giudizio clinico sull’effettivo stato di salute rilevato.

Nell’Accordo Collettivo che disciplina il rapporto con il pediatra di libera scelta, rispetto a quello del MMG, la norma è più precisa “la visita domiciliare, qualora ritenuta necessaria, secondo la valutazione del pediatra, avuto riguardo alla non trasportabilità dell’ammalato…”.

Rispetto alla convenzione dei MMG quella del Pediatra sembra lasciare una completa discrezionalità al pediatra.

In conclusione il MMG, per quanto stabilito dall’art. 47 dell’A.C.N. di Medicina Generale, in caso di richiesta di visita domiciliare ha due possibilità: quella di valutare dalle informazioni ricevute la trasportabilità del paziente e quindi ritenere di non effettuare la visita, oppure, nell’incertezza o nella scarsa chiarezza delle informazioni ricevute, procedere ad eseguire la visita medica domiciliare tranne poi esigere la parcella nel caso il paziente risultasse trasportabile.

Riassunto

Il medico di base può farsi retribuire le visite che effettua a domicilio, specialmente quando la visita si riveli non indispensabile. Non commette, infatti, reato il medico di famiglia che, su richiesta del paziente, non in condizioni  gravi da non poter essere trasportato presso il suo studio, si rechi nell'abitazione per visitarlo e richieda la parcella.

Lo ha stabilito la Prima Sezione Penale della Corte di Cassazione annullando, "perché il fatto non sussiste", la sentenza di condanna per corruzione inflitta dal Tribunale di Milano ad un medico di base che, dopo essere stato sollecitato dalla madre di una giovane paziente affetta da febbre alta, si era recato a casa per effettuare la visita, chiedendone  il pagamento. Secondo la Suprema Corte si tratta di una visita a carattere ''privatistico'' che non rientra nell'ambito delle prestazioni in regime di convenzione con il Servizio Sanitario Nazionale.




La falsa autocertificazione del reddito per ottenere l’esenzione dal ticket sanitario - Reato di indebita percezione di erogazioni in danno allo Stato

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A cura di: Mauro Marin – Direttore di Distretto – Pordenone

Key words: normativa, esenzioni, sanzioni

 

La Guardia di Finanza effettua dei controlli sulla veridicità delle autocertificazioni per ottenere l’esenzione dal ticket sanitario per motivo di reddito.

La sottoscrizione da parte di un assistito di una autocertificazione di possesso dei requisiti in realtà poi  accertati non sussistenti per l’esenzione dal ticket sanitario per reddito cod.E02 costituisce una violazione di legge punibile ai sensi dell’art. 316-ter del codice penale con una sanzione amministrativa pecuniaria da 5164 a 25822 euro,  riducibile se il pagamento avviene entro 60 giorni dalla contestazione della violazione, secondo la sentenza della Cassazione Sez Unite n.7537/2010.

La falsa dichiarazione costituisce una violazione di legge,  indipendentemente dal fatto che  vi sia o meno un danno erariale per il fatto concomitante che l’assistito risulti affetta da patologie per le quali comunque è previsto un diritto, dal momento del loro riconoscimento,  ad una esenzione parziale dal pagamento del ticket  specifica per patologia.

L’utilizzo improprio dell’esenzione per reddito autocertificata è imputabile unicamente a chi la sottoscrive consapevole che non corrisponde alla reale situazione reddituale o senza verificare l’effettivo possesso dei requisiti.

La Cassazione a Sezioni Unite (Sentenza 16 dicembre 2010 – 25 febbraio 2011, n. 7537) ha approfondito le responsabilità di queste condotte. In precedenza, alcune sentenze della Cassazione avevano qualificato la condotta sopra descritta in termini di truffa aggravata in danno di ente pubblico (art. 640 bis c.p.), in conformità a quanto statuito dalle Sezioni Unite con la sentenza n. 16568 del 19/04/2007, sui i rapporti tra le fattispecie criminose di cui agli artt. 316 ter e 640 bis c.p., mentre altra parte della giurisprudenza aveva inquadrato tale condotta nel reato di indebita percezione di erogazioni in danno dello Stato o di altri enti pubblici (art. 316 ter c.p.), punito con sanzioni meno severe e con la sola sanzione amministrativa da € 5.164,00 ad € 25.822,00, qualora la somma indebitamente percepita fosse pari o inferiore a 4000 euro.

Le Sezioni Unite hanno affermato che vanno ricondotte alla fattispecie di cui all’art. 316 ter – e non a quella di truffa – le condotte alle quali non consegua un’induzione in errore per l’ente erogatore, dovendosi tenere conto, al riguardo, sia delle modalità del procedimento di volta in volta in rilievo ai fini della specifica erogazione, sia delle modalità effettive del suo svolgimento nel singolo caso concreto.

La Corte Costituzionale con ordinanza n. 95 del 2004 ha affermato, come il carattere sussidiario e residuale dell’art. 316 ter rispetto all’art. 640 bis c.p., chiarendo che l’art. 316 ter assicura una tutela aggiuntiva e “complementare” rispetto a quella offerta agli stessi interessi dall’art. 640 bis, coprendo in specie gli eventuali margini di scostamento – per difetto – del paradigma punitivo della truffa rispetto alla fattispecie della frode. Ha quindi rinviato all’ordinario compito interpretativo del giudice l’accertamento, in concreto, se una determinata condotta formalmente rispondente alla fattispecie dell’art. 316 ter integri anche la figura descritta dall’art. 640 bis, dovendosi, in tal caso, fare applicazione solo di quest’ultima.

L’art. 316 ter c.p., punisce condotte non incluse nella fattispecie di truffa, caratterizzate, oltre che dal silenzio antidoveroso, da false dichiarazioni o dall’uso di atti o documenti falsi, ma nelle quali l’erogazione non discende da una falsa rappresentazione dei suoi presupposti da parte dell’ente pubblico erogatore, che non viene indotto in errore perché in realtà si rappresenta correttamente solo l’esistenza della formale attestazione del richiedente”. In base a tale principio le Sezioni Unite hanno ribadito che la truffa va ravvisata solo dove l’ente erogante sia stato in concreto “circuito” nella valutazione di elementi attestativi o certificativi artificiosamente decettivi, mentre vanno ricondotte all’art. 316 ter le condotte alle quali non consegua un’induzione in errore per l’ente erogatore.

Integra il reato previsto dall’art. 316 ter c.p., anche la indebita percezione di erogazioni pubbliche di natura assistenziale, tra le quali rientrano quelle concernenti la esenzione del ticket per prestazioni sanitarie ed ospedaliere, in quanto nel concetto di conseguimento indebito di una erogazione da parte di enti pubblici rientrano tutte le attività di contribuzione ascrivibili a tali enti, non soltanto attraverso l’elargizione di una somma di denaro ma anche attraverso la concessione dell’esenzione dal pagamento del ticket, perchè anche in questo secondo caso il richiedente ottiene un vantaggio e beneficio economico ingiusto che viene posto indebitamente a carico della comunità.  

Il reato di cui all’art. 316 ter c.p., assorbe quello di falso previsto dall’art. 483 c.p., in tutti i casi in cui l’utilizzo o la presentazione di dichiarazioni o documenti falsi costituiscono elementi essenziali per la sua configurazione, nel senso che la falsa dichiarazione rilevante ex art. 483 ovvero l’uso di un atto falso ne costituiscono modalità tipiche di consumazione; “L’assorbimento del falso ideologico nel delitto di cui all’art. 316 ter si realizza anche quando la somma indebitamente percepita o non pagata dal privato non superando la soglia minima dell’erogazione (euro 4000 ) integri la meno grave violazione amministrativa prevista dal secondo comma dell’ art. 316 ter”.

Quindi la falsa autocertificazione delle condizioni del reddito, al fine di ottenere l’esenzione dal pagamento delle prestazioni sanitarie, integra il meno grave reato di cui all’art. 316 ter c.p. e non la fattispecie di truffa aggravata. Nell’ipotesi, invece, di presentazione di un certificato ISEE attestante condizioni di reddito non corrispondenti al vero, si potrebbe invece ipotizzare la sussistenza del reato di truffa per cui non opera la predetta soglia di rilevanza penale di 4000 euro.




Cellulare alla guida: sequestro e ritiro della patente

Il problema del cellulare alla guida è sempre più diffuso e, solo nell'ultimo anno, gli incidenti sono aumentati vistosamente. Come arginare il fenomeno?

cellulare alla guida

Ritiro della patente per chi guida con il cellulare: questa la grande novità che dobbiamo aspettarci prima dell’estate. In realtà è già definita dalla legislazione vigente, ma solo nei casi dei recidivi. Presto, molto presto, la sanzione potrà essere prevista anche per chi viene sorpreso la prima volta. È quanto proposto con il Decreto Legge 150/2017, pronto a essere sdoganato in tempi abbastanza brevi.

Ma lo sappiamo già: è sufficiente dare una sbirciatina alle macchine che ti circondano mentre sei in fila al semaforo per capire che ormai siamo dipendenti dalla tecnologia… Vedi più smartphone che auto! C’è chi ammazza il tempo facendosi un selfie, chi scrive messaggini o li registra, chi controlla la mail, chi controlla i social: insomma a ciascuno il suo, ma di fatto è difficile resistere alla tentazione di controllare le notifiche anche mentre siamo alla guida.

Ma come puoi ben immaginare, questo giochino che ognuno di noi fa nella piena e totale convinzione che se qualcosa deve succedere, succederà a qualcun’altro, può costare caro. E non parliamo solo di sanzioni previste dal Codice della Strada. Parliamo soprattutto di vite umane.

Se consideri che per rispondere ad un SMS distogliamo l’attenzione dalla guida per una decina di secondi circa e che in questi dieci secondi a 50 km/h percorriamo circa 140 metri (più di un campo di calcio), ne convieni che possiamo solo parlare di gesto folle? E se fino ad oggi ti è andata bene, non vuol dire che sarà così per sempre.

Ritiro della patente per chi usa lo smartphone alla guida

Chiunque digiti sul telefonino o parli senza l’uso di auricolare o bluetooth nel veicolo può finire davvero in un mare di guai. A oggi la pena è confermata solo per i recidivi, ossia per chi commette la stessa infrazione entro due anni dalla prima volta. Se la normativa dovesse passare così com’è, ci sarà dunque la sospensione della patente de facto: gli agenti che colgono in fragrante l’automobilista potranno ritirare direttamente la patente, mentre il prefetto deciderà il periodo della sospensione (comunque da uno a tre mesi). Inoltre non è previsto neanche lo sconto del 30% sulla multa se pagata entro cinque giorni, perché tale possibilità è legata alle contravvenzioni che non impongono la requisizione della patente).

Cellulare alla guida: i dati sul numero degli incidenti stradali

Il Consiglio di Sicurezza Nazionale (NSC) ha diffuso i dati che mostrano dove il 27% degli  incidenti automobilisti sono stati causati dall’uso del telefono cellulare mentre si guida. In un’intervista alla CBNC nel 2016, l’amministratore delegato della NSC, Deborah Hersman, ha affermato che la percentuale di incidenti correlati all’uso del telefono cellulare ormai non ci sorprende più, dal momento che l’uso del cellulare al volante è diventato una prassi. La sfida sarebbe quella di trovare una soluzione a questo problema diffuso in ogni generazione di guidatore. “Le persone non sono sorprese del fatto che molti di loro usano il cellulare mentre sono alla guida”, la dichiarazione della stessa Hersman.

Anche la mania dei selfie è diventata un grave problema a livello di sicurezza stradale, in quanto sempre più persone decidono di scattarsi le  foto in corrispondenza di un treno o di un convoglio, rischiando spesso la vita e aumentando il numero di incidenti. C’è chi poi invece è intento a chiacchierare al telefono, inviare un messaggio o chattare su Whatsapp quando è per strada alla guida di un auto. Tutti questi comportamenti rappresentano un pericolo costante da non sottovalutare e da cercare di risolvere al più presto.

Secondo l’Aci “In Italia 3 incidenti su 4 sono dovuti alla distrazione“, quasi 1.200 vittime solo nei primi sei mesi del 2015, giusto per fare un esempio. “E cellulari e smartphone sono una delle cause principali”.

I casi e i costi delle sanzioni sono chiari, come recitano il comma 2 e 3 bis dell’articolo 173 del CdS, ma non sembrano preoccupare gli automobilisti indisciplinati:

comma 2

È vietato al conducente di far uso durante la marcia di apparecchi radiotelefonici ovvero di usare cuffie sonore, fatta eccezione per i conducenti dei veicoli delle Forze armate e dei Corpi di cui all’articolo 138, comma 11, e di polizia. È consentito l’uso di apparecchi a viva voce o dotati di auricolare purché il conducente abbia adeguate capacità uditive ad entrambe le orecchie (che non richiedono per il loro funzionamento l’uso delle mani).

comma 3-bis

Chiunque viola le disposizioni di cui al comma 2 è soggetto alla sanzione amministrativa da pagamento di una somma da euro 161 a euro 646 e la decurtazione di 5 punti dalla patente. Si applica la sanzione amministrativa accessoria della sospensione della patente di guida da uno a tre mesi, qualora lo stesso soggetto compia un’ulteriore violazione nel corso di un biennio.

Quello che non è chiaro è invece il numero di incidenti e vittime correlate all’uso del cellulare mentre si guida: dal 2009 infatti non siamo più in grado di quantificare con certezza assoluta gli incidenti causati da alcol, droga e utilizzo del telefono in auto. In altri paesi invece hanno numeri precisi e statistiche e, anche per questo, stanno riuscendo a limitare i problemi.

Ad esempio, Giappone e Nuova Zelanda hanno già adottato normative a tolleranza zero: l’uso dello smartphone alla guida è permesso solo nel caso di utilizzo di Bluetooth. A proposito di bluetooth, che ne dici di comprare un kit vivavoce per la tua auto? In questo modo viaggi sereno e sei sicuro di non prendere una multa.





Siaip: intolleranze alimentari, sono troppi i test-bufala

redazione DottNet | 06/05/2017 08:04

Il documento della Società fa chiarezza su metodi e diagnosi

"Troppe le prove farlocche sulle intolleranze alimentari". Il proliferare di test privi di fondamento scientifico, come il Dria, quello di neutralizzazione, la kinesiologia applicata, la biorisonanza, l'analisi del capello, l'iridologia, ha spinto la Siaip a produrre un documento in cui si fa chiarezza sulle diagnosi di intolleranza e allergia alimentare. Dell'argomento si è parlato al Congresso della Società Italiana di Allergologia e Immunologia Pediatrica a Firenze.

"Allergie e intolleranze alimentari sembrano essere diventate frequentissime negli ultimi anni, ma nella maggioranza dei casi il fenomeno è legato a diagnosi non corrette", ha sottolineato Mauro Calvani, coordinatore della Commissione Allergia Alimentare della Società. "I veri allergici tra i bambini non superano il 5-10%", ha spiegato. Alla diagnosi si può arrivare, è stato chiarito, solo dopo un corretto iter diagnostico che prevede, tra gli altri, l'eliminazione temporanea e la reintroduzione dell'alimento sospettato e l'utilizzo di test ben standardizzati e di basso costo. Ad esempio gli Skin Prick Test, il dosaggio delle IgE specifiche per gli alimenti e degli anticorpi per il glutine, il breath test per il lattosio, e se necessario esami più complessi come l'esecuzione di una biopsia intestinale.





La vista del cibo scatena l’appetito?

21 aprile, 2017 nessun commento


Ebbene sì, mangiare con gli occhi è possibile. Il segreto è in un meccanismo del cervello che collega direttamente la vista del cibo all’appetito e che è stato osservato in azione nei pesci zebra. Pubblicata su Nature Communications, la scoperta si deve ad un gruppo di ricercatori giapponesi dell’Istituto Nazionale di Genetica (Nig) guidati da Akira Muto. Da qui si potrà partire per capire il modo in cui il cervello controlla l’appetito e potrebbe aiutare a comprendere anche i disturbi alimentari.

”Negli animali vertebrati – ha precisato Muto – il comportamento alimentare è regolato da un’area del cervello chiamata ipotalamo, che funziona come una centralina che controlla ed elabora le informazioni sui bisogni energetici dell’organismo e quelle sulla disponibilità di cibo”. I pesci zebra, come gli esseri umani, ha aggiunto, ”utilizzano principalmente la vista per riconoscere il cibo e sappiamo che l’ipotalamo riceve le informazioni visive sulle prede”.

Tuttavia, finora non era chiaro come le informazioni visive sulle prede fossero trasmesse al centro dell’appetito dell’ipotalamo. Grazie alle tecniche che usano la luce per attivare le singole cellule del cervello, i ricercatori hanno osservato in tempo reale l’attività delle cellule nervose nelle larve del pesce zebra. E’ stato così possibile dimostrare che la vista delle prede attiva la centralina dell’appetito dell’ipotalamo.

Di conseguenza esiste un circuito nervoso che collega direttamente la vista del cibo a questa centralina. ”Lo studio dimostra – ha osservato Muto – che la percezione visiva del cibo e’ legata al comportamento alimentare. Questo è un passo importante per capire come viene regolato l’appetito, sia in condizioni normali, sia nei disturbi alimentari”.









Tumori, la maggior parte è dovuta al caso

Le mutazioni del Dna che causano la malattia, in due casi su tre, dipendono dagli errori che le cellule fanno normalmente quando si replicano. Il dato è pubblicato su Science da un ricercatore italiano e uno americano. "E' ovvio che fumare aumenta il rischio. Ma molte alterazioni all'origine del cancro avverrebbero comunque, a prescindere dallo stile di vita"

Perché viene il cancro? Fumo e raggi del sole, d’accordo. Ma questo non spiega perché ad ammalarsi è anche chi fa vita sana. E paradossalmente alla domanda, posta in maniera così diretta, la scienza non si era mai sforzata di rispondere fino in fondo.  Poi sono arrivati Bert Vogelstein e Cristian Tomasetti, rispettivamente genetista e biostatistico della Johns Hopkins University di Baltimora, che nel 2015 su Science (complice un comunicato stampa forse un po’ ardito) risposero con uno studio tradotto dalla stampa così: di cancro ci si ammala per caso e per sfortuna.
 
La valanga di polemiche travolse quello che in realtà era un messaggio importante, e che a leggere bene le carte non assolveva affatto fumo, raggi del sole e altri fattori di rischio legati agli stili di vita. A Vogelstein e Tomasetti di lasciare il discorso così in sospeso proprio non andava. Ecco perché oggi su Science i due ricercatori pubblicano la seconda puntata della loro ricerca, con una mole di dati tale da lasciare stavolta poco spazio alle polemiche.  
 
Si sa che una cellula normale diventa tumorale quando nel suo Dna si accumulano almeno due-tre mutazioni che la fanno “impazzire”. Vogelstein e Tomasetti hanno calcolato oggi che ben due terzi di queste mutazioni dipendono da errori casuali, che le cellule normalmente fanno quando si dividono e replicano la loro doppia elica. “E che avverrebbero comunque, qualunque cosa facciamo. Anche andando a vivere su un pianeta con l'aria pulita, senza raggi del sole e mangiando solo cose sanissime, queste mutazioni ci farebbero ammalare lo stesso” spiega Vogelstein, che alla Johns Hopkins è condirettore del Kimmel Cancer Center.
 
Dire che il 66% delle mutazioni sono casuali non vuol dire che il 66% dei casi di cancro è dovuto alla sfortuna e quindi non è prevenibile. “Facciamo un esempio” spiega Tomasetti. “Se una cellula del polmone è diventata cancerosa dopo aver subito tre mutazioni, e solo una di quelle mutazioni era causata dal fumo, vuol dire che quella malattia era prevenibile”. Nel complesso, lo studio di Science non si discosta da quella che è la stima elaborata negli anni da Cancer Research Uk, secondo cui il 42% dei casi di cancro può essere evitato grazie a stili di vita corretti. Questo vuol dire che solo in Italia ogni giorno più di 400 persone potrebbero dribblare la malattia, seguendo i consigli di prevenzione.
 
“Il paradigma tradizionale è che il cancro ha cause ereditarie, ambientali e legate agli stili di vita” spiega Tomasetti, italiano da 15 anni negli Usa. “Noi all’inizio volevamo quantificare il peso di ciascuna di queste cause. Per farlo avevamo bisogno di eliminare il cosiddetto rumore di fondo: i fattori legati al caso. Ma andando avanti con le nostre statistiche ci siamo accorti che il caso non era affatto un rumore di fondo. Anzi, giocava un ruolo principe nel causare le mutazioni del Dna che a loro volta causano il cancro”.
 
Ogni volta che una cellula si divide, in ciascuno dei tessuti del nostro corpo, lascia nel Dna degli errori di copiatura. “Da tre a sei per ogni duplicazione” precisa Tomasetti. "E negli 80 anni della vita di un uomo una cellula può dividersi fino a 5mila volte". Queste “sviste” possono avvenire ovunque nella doppia elica. Spesso non hanno conseguenze, ma se toccano uno dei geni che promuovono il cancro e se si accumulano una dopo l’altra, possono far nascere la malattia. “Più alto è il numero di divisioni cellulari che avvengono in un tessuto”, aggiunge il ricercatore, “più alto è il rischio di ammalarsi. L’epitelio che riveste il colon, ad esempio, si rinnova completamente ogni 4 giorni. Idem per la pelle. Anche nel seno le replicazioni cellulari sono molto frequenti. Non a caso questi tessuti sono più colpiti dai tumori rispetto al cervello, dove i neuroni non si dividono mai o quasi”.
 
I meri errori di copiatura rappresentano il 95% di tutte le mutazioni nei tumori di prostata, ossa e cervello (qui l'infografica di Science). Nel caso dei polmoni, invece, il ruolo della “sfortuna” scende al 35%. Il 65% delle alterazioni del Dna, nell’organo più esposto al fumo di sigaretta e all’inquinamento, resta attribuibile a fattori ambientali. “Fattori ambientali – spiega Vogelstein – che semplicemente si sommano a quelli casuali”, modificandone le proporzioni ma non i valori assoluti.

"Nelle cellule tumorali di un non fumatore troviamo in media cento mutazioni genetiche" spiega Tomasetti. "In quelle di un fumatore trecento. Questo non ci permette di dire che il fumo causa con certezza la malattia. Può darsi infatti che fra le cento mutazioni ce ne siano alcune che coinvolgono i geni promotori del cancro, o che questi geni siano risparmiati del tutto dalle trecento mutazioni dei fumatori. Ma di sicuro le sigarette aumentano il rischio". Mettendo insieme tutti i tipi di tumore (i ricercatori ne hanno studiati 32 in 69 paesi) si arriva al dato complessivo del 66% delle mutazioni dovute al caso, mentre il 5% è legato a fattori ereditari e il restante 29% è imputabile a stili di vita scorretti.

Perché avvengano questi errori di copiatura è presto detto. "Le alterazioni del Dna sono il motore dell'evoluzione. E quindi possiamo dire che i tumori, della nostra evoluzione, sono l'effetto collaterale" spiega Vogelstein. "Sapere che una malattia è dovuta al caso e sfugge al nostro controllo può essere disturbante. Ma questo non è un buon motivo per nascondere la realtà". Tomasetti d'altro canto racconta di aver ricevuto molte lettere, "soprattutto di genitori di bambini malati, che si dicevano sollevati dal senso di colpa perché la malattia non dipendeva da fattori ereditari o dall'esposizione involontaria a fattori di rischio ambientali". Poi lo statistico italiano fa l'esempio dell'amanuense: "Se è stanco e distratto (fattori ambientali e stili di vita scorretti) o ha la penna rotta (fattori genetici) commetterà sicuramente più sbagli. Ma anche nelle condizioni ideali, le imperfezioni nella sua scrittura non saranno mai ridotte a zero. Fa parte del nostro essere uomini".

Se poi il cancro è una guerra, come il presidente americano Richard Nixon suggerì nel 1971, per combatterla si possono usare due strategie. "Si possono difendere i confini per evitare gli attacchi dei nemici dall'esterno" spiega Vogelstein, riferendosi ai fattori di rischio ambientali o legati agli stili di vita. "O si possono imparare a riconoscere i nemici interni, che sono le mutazioni casuali. Per prevenirle oggi non abbiamo nessuna arma. Ma concentrandoci sulla diagnosi e sugli interventi precoci potremmo salvare molte vite lo stesso". Uno dei filoni di ricerca più nuovi, seguito alla Johns Hopkins ma non solo, "è quello delle biopsie liquide, che mi fanno guardare al futuro con ottimismo" spiega Tomasetti. La
scommessa (per ora ancora in fase sperimentale) è quella di rintracciare nel sangue le tracce di Dna e altre minuscole molecole che un tumore lascia fin dalle prime fasi della sua formazione. Un semplice prelievo permetterà forse un giorno di combattere la sfortuna. 
 





21. marzo 2017
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L'utilizzo  dei farmaci antinfiammatori nelle banali sindromi da raffreddamento può rappresentare un rischio di malattia cardiovascolare

Le malattie da raffreddamento e l'assunzione di antireumatici non steroidei (FANS) sono tra i fattori che aumentano il rischio d’infarto cardiaco, che può aumentare persino di 7,2 volte se i FANS vengono assunti durante un'infezione del tratto respiratorio.

Soprattutto nei mesi invernali molti soffrono di infezioni simil-influenzali con sintomi da raffreddamento. Per alleviare i dolori articolari e l’affaticamento generale molte persone assumono antireumatici non steroidei (FANS), o ricevono questi farmaci su prescrizione del proprio medico di famiglia. Sono diffusi ibuprofene e diclofenac. Tuttavia, questi agenti possono avere conseguenze fatali, come ha evidenziato un recente studio pubblicato sul Journal of Infectious Diseases. Per quanto riguarda il trattamento delle infezioni respiratorie con FANS, i pazienti e i medici che li prescrivono dovrebbero prestare attenzione in futuro, in quanto questi agenti possono moltiplacare il rischio d’infarto cardiaco in questo contesto terapeutico.

Esaminato per la prima volta: effetto cumulativo di FANS e malattie da raffreddamento

In uno studio osservazionale, gli scienziati hanno analizzato i dati del programma sanitario di Taiwan nel corso di un periodo di sette anni (2005-2011). Le serie di dati includevano anche informazioni su 9.793 pazienti che erano stati ricoverati in ospedale a causa di un infarto cardiaco. L’obiettivo dell’analisi dei dati era scoprire se due potenziali fattori di rischio per un infarto cardiaco – una malattia respiratoria acuta e l’utilizzo di FANS – avessero un effetto combinato in termini di rischio d’infarto miocardico.

In caso di automedicazione: rischio di infarto 3,4 volte maggiore

Gli scienziati hanno determinato il normale rischio di ogni paziente di subire un attacco cardiaco e lo hanno confrontato con quello nei periodi di malattia respiratoria acuta e durante l’uso di FANS. Se i due fattori di rischio erano presenti, il rischio d’infarto cardiaco aumentava significativamente. L’assunzione di questi antidolorifici durante una malattia respiratoria acuta era associato a un aumento del rischio d’infarto cardiaco di 3,4 volte maggiore. La somministrazione parenterale di FANS in ospedale aumentava il rischio di ben 7,2 volte rispetto ai periodi in cui nessuno dei due fattori di rischio era presente.

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Il direttore dello studio Cheng-Chung Fang della clinuca universitaria nazionale di Taiwan, credito: National Taiwan University

Durante una malattia da raffreddamento acuta, ma senza l’assunzione di FANS, il rischio di attacco cardiaco dei pazienti aumentava di 2,7 volte, durante l’assunzione di FANS senza malattia respiratoria acuta di 1,5 volte. Studi precedenti avevano già collegato le infezioni respiratorie e una certa selezione di FANS all’aumento del rischio d’infarto miocardico, tuttavia finora i due fattori di rischio non erano stati analizzati insieme.

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Infarto miocardico della punta della parete anteriore (2) dopo la chiusura (1) del ramo discendente anteriore (LAD) dell’arteria coronarica sinistra (LCA), diagramma schematico. Credito: CC BY-SA 3.0

Meglio non assumere FANS durante un raffreddore

“I medici dovrebbero tenere a mente che una terapia con FANS durante un raffreddore acuto aumenta il rischio d’infarto cardiaco”, avverte l’autore dello studio Cheng-Chung Fang dalla clinica universitaria nazionale di Taiwan. In alternativa, suggerisce il paracetamolo, sebbene questa sostanza non sia stata testata nello studio.

Come processi responsabili gli scienziati sospettano la biosintesi di citochine proinfiammatorie e protrombotiche durante una malattia da raffreddamento. Questa favorisce l’accumulo di macrofagi nelle lesioni arteriose. “Inoltre, le infezioni respiratorie acute innescano processi sistemici di coagulazione e indurimento che possono portare alla trombosi”, scrivono i ricercatori diretti da Fang.

Sebbene i FANS agiscano effettivamente come anti-infiammatori, l’inibizione della cicloossigenasi riduce la concentrazione della prostaglandina I2 antitrombotica e aumenta la nuova formazione di leucotrieni, con conseguente aggregazione delle piastrine e vasocostrizione. I FANS possono anche aumentare la pressione sanguigna e causare occlusione vascolare attraverso variazioni dell’equilibrio di sodio e acqua. “L’assunzione di FANS durante un’infezione respiratoria acuta favorisce l’insorgenza di infarto cardiaco in modo meccanicistico”, dichiara Fang.

Il rischio persiste per anni

Come in altri studi epidemiologici retrospettivi, anche in questo caso non è stata motivata una relazione causale dei fenomeni osservati. Tuttavia, i risultati si allineano alle recenti scoperte sui rischi cardiovascolari dei FANS. Uno studio del 2012 aveva studiato l’effetto dei FANS nei pazienti che avevano già subito un attacco cardiaco. Di conseguenza, l’uso di FANS nel primo anno dopo un attacco cardiaco è associato all’aumento del rischio di decesso del 59 per cento. Rispetto ai pazienti che non avevano assunto FANS, il rischio di un nuovo infarto cardiaco aumentava del 30 per cento.

Anche negli anni successivi, il rischio cardiovascolare non scendeva. Cinque anni dopo l’infarto, l’assunzione di FANS aumentava ancora il rischio di decesso del 63 per cento e il rischio d’infarto del 41 per cento, laddove il nuovo infarto si verificava meno frequentemente con l’aumento della distanza temporale dal primo.

Già da luglio 2015 la FDA avverte di infarti cardiaci associati all’uso di FANS. Nello stesso anno, anche l’EMA ha emesso un avvertimento per tutti i pazienti con alte dosi di ibuprofene. Il rischio equivale a quello di COX-2 inibitori e diclofenac. Nelle malattie respiratorie acute i medici dovrebbero soppesare attentamente con i pazienti se l’assunzione di FANS sia effettivamente necessaria.

Fonti:

Acute Respiratory Infection and Use of Nonsteroidal Anti-Inflammatory Drugs on Risk of Acute Myocardial Infarction: A Nationwide Case-Crossover Study

Long-Term Cardiovascular Risk of NSAID Use According to Time Passed After First-Time Myocardial Infarction: A Nationwide Cohort Study








SALERNO

Le esenzioni ticket fasulle all’Asl

Via libera al recupero di 5 milioni

SALERNO. Oltre 5,6 milioni di euro: a tanto ammonta il “buco” provocato dai furbetti dell’esenzione ticket nelle casse dell’Asl Salerno negli anni 2010, 2012 e 2013. Un somma enorme che l’Azienda sanitaria ora tenta di recuperare notificando agli interessati – si tratta di oltre 20mila utenti – gli avvisi di pagamento. La prima azione di recupero delle somme relative all’esenzione ticket è stata avviata nel 2014 e riguardava il 2011. L’Azienda è riuscita a recuperare 790mila euro. Ma l’elenco dei morosi è ancora molto lungo, tant’è che la Direzione aziendale sta già pianificando la fase conclusiva dei procedimenti amministrativi e, a breve, coloro che hanno risposto picche agli avvisi bonari di pagamento si vedranno notificare un procedimento forzoso di recupero dei crediti.

Il nuovo fronte Asl. I responsabili dell’Asl hanno terminato le verifiche sulle autocertificazioni per l’esenzione ticket presentate dagli utenti negli anni 2010, 2012 e 2013. Si tratta per lo più di richieste di istanze legate al reddito e allo stato di disoccupazione. Numerose le anomalie riscontrate (23.121) che portano ad un totale da recuperare di 5,6 milioni di euro. Nella top ten delle irregolarità c’è il distretto sanitario di Angri-Scafati con 2457 pratiche sospette del valoredi 785mila euro; quindi Pagani-Sarno, 2336 per 675mila euro; Nocera Inferiore e Superiore, 2322 per 640mila euro; Cava-Costiera Amalfitana, 2116 per 522mila euro; Salerno-Pellezzano, 2066 per 489mila euro; San Severino-Fisciano, 1791 per 489mila euro; Vallo della Lucania-Agropoli, 2117 per 426mila euro; Pontecagnano, 2100 per 424mila euro; Eboli-Buccino, 1472 per 316mila euro; Polla-Sala Consilina, 1068 per 269mila euro; Battipaglia-Olevano, 1175 per 262mila euro; Sapri, 1250 per 219mila euro; Capaccio-Roccadaspide, 851 per 147mila euro.

Il valore delle autocertificazioni. Le anomalie più numerose si sono riscontrate in autocertificazioni per spese superiori ai 100 euro (13.480) che da sole pesano ben 5,2 milioni di euro. A seguire le altre, fino a quelle di importo eguale o inferiore a 12 euro. In questo ultimo caso – 3.048 per 16.600 euro – si tratta di piccole differenze «del valore fra ticket dovuto o calcolato – si legge nella relazione degli uffici amministrativi dell’Asl – nonché dalla non univoca interpretazione-tariffazione delle cosiddette “quote ricette” a favore della Regione Campania o del Servizio sanitario nazionale, soprattutto in ambito farmaceutico». Per l’Asl «al di sotto di questo importo (12 euro, ndr) è anche antieconomico allestire un’azione esecutiva di recupero, in quanto i costi complessivi – stampa, imbustamento, spedizione della raccomandata con ricevuta di ritorno, apertura del fascicolo, cartoline di ritorno, acquisizione atti, fotocopie, orario d’ufficio e personale addetto - sarebbero di gran lunga superiori ai ricavi, seppur recuperati». Per il momento l’Asl ha scelto – almeno per questi 3mila casi – di inviare l’elenco degli utenti in debito alle Unità di assistenza di base e agli sportelli cassa-ticket dei vari distretti, in modo che questi «possano recuperare dal cittadino il ticket ancora dovuto, con tutte le modalità che i Distretti potranno attuare, al primo contatto utile e, in ogni caso, alla presentazione di una nuova eventuale autocertificazione di esenzione ticket». Resta inteso, comunque, che, «qualora il debito dovesse comunque restare insoluto, l’importo dovuto da ciascun assistito verrà sommato agli eventuali futuri importi dovuti per ulteriori prestazioni».

La grana riscossione. La scelta adottata dall’Asl, quella cioè di sottrarre al numero complessivo di procedure per l’indebita applicazione dell’esenzione ticket (23.131) la quota degli utenti con debiti sotto i 12 euro (3.048) non è stata affatto gradita dalla “Salerno Mail Office Sas” che nel giugno dello scorso anno si era aggiudicata il servizio di notifica per un importo di 30mila euro, iva esclusa. La società, infatti, alla quale l’Asl aveva scritto che le notifiche erano scese a poco più di 20mila, ha infatti comunicato «di non essere più interessata ad erogare il servizio aggiudicato, in quanto l’effettiva erogazione avverrebbe su un contesto operativo diverso e comunque oltre il termine di validità dell’offerta». Alla società, dunque, non conveniva più dal punto di vista economico gestire il servizio, visto che venivano

a mancare ben 3mila posizioni rispetto al budget iniziale. Da qui la decisione dell’Asl di indire una nuova gara d’appalto, questa volta sulla base delle 20mila posizioni per le quali non ci sarà la notifica allo sportello ticket, ma attraverso raccomandata.











Il medico controcorrente, perché prescrivere meno medicine

  • ADNKronos Salute
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Roma, 31 gen. (AdnKronos Salute) - Troppi pazienti prendono troppi farmaci, troppo a lungo e a dosi troppo elevate, incappando così in effetti collaterali anche dannosi. Questa osservazione ha portato Ranit Mishori, medico di medicina generale e docente alla Georgetown University, a riflettere sulle virtù della 'deprescrizione'. "Pochi farmaci sono stati ideati per essere usati per sempre e tutti hanno potenziali effetti collaterali, inclusa la dipendenza. E' il caso degli oppioidi, di alcuni anti-ansia e di alcuni medicinali per dormire", sottolinea l'esperta illustrando la sua tesi sul 'Washington Post'. Nel mirino della dottoressa l'eccesso di medicinali prescritti forse con leggerezza ad alcuni pazienti, specie anziani, e mai interrotti o ridotti.

A complicare le cose il mix di principi attivi che si ingurgitano quando si soffre di diverse patologie, complice anche l'età. Secondo alcuni studi, circa il 20% dei pazienti adulti prende 5 o più farmaci e negli over 65 questo dato passa al 30-70%. "Dobbiamo riconoscere che ci sono norme professionali e culturali che ci spingono a prescrivere e a farlo in eccesso. Noi medici - afferma la Mishori - dobbiamo uscire dalla nostra zona di conforto. Sì, è più facile tenere qualcuno sotto un farmaco e stilare la ricetta quando chiama la farmacia, ma dobbiamo chiederci se è la cosa migliore per il paziente. Dobbiamo smettere di aver paura di causare danno con la deprescrizione".

"Non si tratta certo di una paura irrazionale - ammette la dottoressa - In effetti molti farmaci devono essere interrotti gradualmente, perché farlo di colpo potrebbe essere pericoloso. Ma dobbiamo essere sicuri di trattare il paziente, non la malattia. Questo significa pensare, mentre decidiamo se e cosa prescrivere, all'età del paziente, alle altre sue malattie e alla sua aspettativa di vita. Come medici dobbiamo chiederci, ad esempio, ma io dovrei prescrivere a una donna di 87 anni con un cancro metastatico, un farmaco per abbassare il colesterolo? La risposta è probabilmente no: è altamente improbabile che la paziente benefici di questo farmaco ed è al contrario molto probabile che soffra delle interazioni con altri medicinali".

Ma la realtà è differente. "Ci sono molti più incentivi per i medici a prescrivere un medicinale piuttosto che a interromperlo", sostiene. Invece per Mishori "occorre creare incentivi per consentire ai medici delle cure primarie di passare un tempo adeguato con i nostri pazienti per prescrivere correttamente, interrompere medicinali" che non sono più utili e "monitorare attentamente le reazioni quando un farmaco viene interrotto. Da parte mia - promette - cercherò di farlo nel 2017"





feb222017

 

Troppi esami prescritti, Mmg vs specialisti: la responsabilità è loro

Troppi esami prescritti, Mmg vs specialisti: la responsabilità è loro
«Chiedere che il paziente sia indirizzato alla visita specialistica prima di fare un esame non risolve il problema dei troppi esami. Se c'è una categoria che indulge in prescrizioni eccessive di diagnostica, e ciò si può dimostrare, sono gli specialisti. Credo che la medicina di famiglia moderna, che si rappresenta in Simg, oggi abbia il polso della valutazione di un paziente cronico e sappia quali esami prescrivere e quando, quali sono utili e quali no». Ovidio Brignoli vicepresidente della Società Italiana di Medicina generale replica alle società scientifiche specialistiche che hanno denunciato sul territorio una crescita di richieste di test diagnostici o sacche di prescrizioni improprie dovute per lo più ai medici di famiglia. I gastroenterologi Sige lamentano l'inutilità del 25-30% delle gastroscopie e colonscopie: sarebbero male indirizzate in tutto 500 mila procedure su 1,7 milioni per un costo di 60 euro l'una e una spesa totale di 30 milioni di euro. Ma anche SIBIoC (Società Italiana di Biochimica Clinica e Biologia Molecolare Clinica) aveva denunciato una crescita fino al 20% nel numero di esami clinici richiesti ai laboratori Ssn per malattie cardiovascolari, diabete ed insufficienza renale. Il medico di famiglia ha la penna facile? Brignoli non ci sta. «Il laboratorista non vede il paziente, quindi non posso fargli una colpa dell'eccesso prescrittivo; posso però assicurargli che le indicazioni a prescrivere arrivano per lo più da specialisti endocrinologi e reumatologi che alzano la mira anche per un piccolo sospetto. Da anni SIMG sostiene che i follow up per i pazienti oncologici e per i cronici vanno semplificati e che molti esami si possono risparmiare. Quanto agli specialisti "a contatto" con l'utente, prima di parlare del medico di famiglia dovrebbero guardarsi in casa e -nel dare indicazioni prescrittive - seguire certe regole. Quando si presenta al medico curante una batteria di esami a carico del Servizio sanitario nazionale è bene accompagnarla con una lettera, motivare le scelte, chiedere di rivedere il paziente dopo un certo arco di tempo».
I gastroenterologi SIGE chiedono (e organizzano) più formazione e denunciano gastroscopie ripetute dopo 12-24 mesi in giovani per dispepsia o reflusso (in assenza di sintomi d'allarme come familiarità per neoplasie, anemia, vomito, dimagramento, emorragia) quando per curare l'helicobacter basterebbe partire da un breath test; o colonscopie ripetute dopo 12-24 mesi in giovani, sempre per colonpatie funzionali, diverticolosi, asportazione di polipi iperplastici. Solo il 20 % degli esami endoscopici è chiesto dallo specialista gastroenterologo; l'80 per cento di richieste viene dal mmg, da altri specialisti o dagli stessi pazienti. «Penso che quando sarà a regime il decreto sui livelli essenziali di assistenza che elenca le condizioni di erogazione degli esami e offre indicazioni di appropriatezza prescrittiva registreremo un'ulteriore pulizia rispetto al denunciato eccesso di prescrizione», dice Brignoli. E aggiunge: «Non siamo però certo stati noi medici di famiglia a premere sul PSA periodico, né ad andare in televisione a raccomandare questo o quell'esame al telespettatore che il giorno dopo veniva a fare pressing nel nostro studio. Ma c'è un'altra cosa da dire, il nostro sistema prescrittivo funziona male perché i controllori non controllano: si continua a valutare la mera spesa e non i percorsi di cura della persona, e non si attribuiscono responsabilità sul monitoraggio dei suddetti percorsi».

Mauro Miserendino







Colpo di frusta: ecco quando l’assicurazione deve sempre risarcire

Con la presentazione delle radiografie, la compagnia assicurativa non può negare il risarcimento

Se in seguito a un incidente stradale, l’automobilista subisce un colpo di frusta e questo viene accertato dai medici, la compagnia assicuratrice non può negare il risarcimento, chiedendo la presentazione delle radiografie.

A stabilirlo è stato un giudice di pace di Venezia con la sentenza n. 769/2016, che ha condannato una compagnia al risarcimento del danno e delle spese e alla segnalazione all’Ivass, l’Istituto per la vigilanza sulle assicurazioni.

La sentenza ha condannato una compagnia assicuratrice che si era rifiutata di risarcire il danno da colpo di frusta senza previ esami radiologici. Secondo il giudice, gli accertamenti clinici effettuati dai medici del pronto soccorso furono sufficienti a determinare l’effettiva esistenza della lesione. Tuttavia, rimane qualche dubbio legato all’interpretazione della riforma del 2012 che, con l’obiettivo di evitare truffe e false segnalazioni, stabiliva che il colpo di frusta poteva essere liquidato dalla compagnia assicurativa solo a seguito di riscontro medico-legale che accerti l’effettiva esistenza del danno.

Nel caso specifico del colpo di frusta, il giudice di pace di Venezia ha stabilito un principio molto interessante: gli esami radiologici non influiscono sulla liquidazione del danno, perché per loro natura “non riescono a rilevare le alterazioni dei tessuti molli paravertebrali”.

In altre parole, con il colpo di frusta raramente si verificano delle lesioni visibili tramite radiografia. Il medico in questione invece, aveva rilevato un danno biologico permanente del 2-3 per cento: la compagnia assicuratrice, segnalata all’Ivass, deve risarcire il cliente dei danni e delle spese.




icona articoloProfessione | 23/02/2017 15:32

Certificati sportivi: ancora confusione

Ci sono strutture che chiedono il documento anche se non necessario. I compiti dei medici.

Non c'è ancora chiarezza sui certificati medico-sportivi: palestre e piscine continuano a chiederlo benché con il Decreto del fare del 2013 si sia tentato di regolamentare il settore. Ma la materia rimane oscura, tanto che il ministero della Salute è intervenuto più volte, come nel 2014 con le "Linee guida di indirizzo in materia di certificati medici per l’attività sportiva non agonistica" dove si precisa chi deve fare il certificato, ovvero gli alunni che svolgono attività fisico-sportive parascolastiche, organizzate cioè dalle scuole al di fuori dall’orario di lezione; chi partecipa ai giochi sportivi studenteschi nelle fasi precedenti a quella nazionale e coloro che fanno sport presso società affiliate alle Federazioni sportive nazionali e al Coni.

Un testo, tuttavia, ancora in chiaro scuro al quale si è aggiunta, nel 2015, la nota esplicativa delle Linee guida, in cui si specifica, tra l’altro, che per "coloro" s’intendono le "persone fisiche tesserate" e ha chiesto al Coni di limitare l’obbligo di certificazione ai "tesserati che svolgono attività sportive regolamentate" ed esonerare i tesserati "che svolgono attività sportive che non comportano impegno fisico" e quelli che "non svolgono alcuna attività sportiva". A giugno dell’anno scorso il Coni ha chiarito che, oltre ai tesserati non praticanti, non devono fare il certificato coloro che svolgono queste attività: tiro a segno, tiro a volo, tiro con l’arco, tiro dinamico sportivo, biliardo, bocce (eccetto volo di tiro veloce), bowling, bridge, dama, scacchi, golf, pesca sportiva di superficie, curling, giochi con aerei e barche telecomandate. L’obbligo di presentare il certificato c’è solo per i tesserati che fanno attività sportive regolamentate.

In pratica, spiega Attilio Turchetta, responsabile dell’unità operativa di medicina dello sport all’Ospedale Bambino Gesù di Roma in un'intervista al Corriere della Sera, "Se ci si iscrive in palestra o si fa nuoto libero in piscina, il discrimine tra l’obbligo di presentare il certificato medico oppure no dipende dal posto dove si pratica lo sport. Bisogna farlo se la struttura è affiliata al Coni, non serve se non lo è". Per ottenere il rilascio del certificato, quando è obbligatorio, sono necessari l’anamnesi e l’esame obiettivo (la visita) con misurazione della pressione e un elettrocardiogramma (ecg) a riposo effettuato almeno una volta nella vita. Diverse strutture, però, chiedono un ecg recente. "Le linee guida del Ministero specificano che basta quello pregresso – chiarisce ancora Turchetta -. Se si cambia piscina o palestra occorre rifarlo?" "Personalmente - risponde il pediatra - consiglio sempre di dare una copia alla società sportiva esibendo l’originale come prova, in modo da poterlo utilizzare in futuro".

Per quanto riguarda le attività non agonistiche, in base alle linee guida del Ministero della Salute, il certificato medico per attività sportive può essere rilasciato dai medici di medicina generale e dai pediatri per i propri assistiti, o da specialisti in medicina dello sport. Ha validità massima di un anno ed è a pagamento, eccetto i casi di attività ed eventi sportivi scolastici come i giochi della gioventù. "Se si tratta di ragazzi, per ottenere il rilascio del certificato è necessario presentare il referto di un elettrocardiogramma (ecg), anche pregresso, fatto almeno una volta nella vita – chiarisce al Corriere Giampietro Chiamenti, presidente della Fimp -. Va sottolineato che l’esame, eccetto che per i certificati scolastici previsti dalla legge, non sempre è gratuito".

Il più delle volte, infatti, le liste di attesa nelle strutture sanitarie pubbliche sono lunghe, allora bisogna fare l’ecg in un centro privato, pagandolo. Tra certificati, ecg, iscrizione per accedere a palestre o piscine, per una famiglia con più figli è un vero e proprio balzello. "Troppe spese inducono a rinunciare allo sport e così si allontanano i ragazzi dall’attività motoria, ottenendo un risultato contrario alle intenzioni del legislatore - osserva il pediatra al quotidiano -. Palestre e piscine, poi, spesso continuano a richiedere il certificato medico per una questione meramente burocratica. Persino un corso di acquaticità per un bambino di 9 mesi, se fatto in una piscina affiliata al Coni, richiede l’obbligo del certificato di attività non agonistica. Come pediatri - ricorda Chiamenti - avevamo chiesto che il certificato medico non fosse mai necessario sotto i sei anni, visto che fino a quell’età i bambini svolgono attività ludico-amatoriali. Si è tentato, poi, di trovare una soluzione chiedendo al Coni di pronunciarsi in base alle diverse tipologie di tesseramento".










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Salute, 5 giovani su 10 soffrono di mal di schiena

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Salute, 5 giovani su 10 soffrono di mal di schiena /Video

Hanno vent'anni, ma tra malanni e acciacchi sono messi peggio dei nonni. Lordosi e dolori al nervo sciatico i grattacapi più diffusi, ma non mancano all'appello problemi alla colonna vertebrale. Sempre più giovani, infatti, soffrono quotidianamente di mal di schiena: cinque su 10, secondo la Società italiana di ortopedia e traumatologia. Le cause? I ragazzi si muovono poco e stanno molto tempo davanti a computer o tablet. Il dolore è conseguenza di posture scorrette. I più a rischio lombalgia sono gli 'under 30' che passano fino a 10 ore al giorno a navigare sul web dal divano.

"Ad oggi le patologie della colonna vertebrale, molto diffuse e causa anche di disagio sociale, non sono più appannaggio soltanto della terza età. Anzi", sottolinea Marcello Bartolo, responsabile dell’Unità di Neuroradiologia diagnostica e terapeutica dell’Irccs Neuromed di Pozzilli (Isernia).

"Molti giovani, anche praticanti attività sportive - spiega lo specialista - sono soggetti a ernie del disco o sindromi dolorose lombari. Da noi sempre più spesso giungono pazienti giovani con patologie della colonna vertebrale. Hanno tra i 20 e i 30 anni, in particolare ragazze, conducono una vita sedentaria e molte volte sono obesi. Per prevenire queste condizioni morbose della colonna vertebrale è necessaria una giusta e moderata attività sportiva per la correzione soprattutto delle posture sbagliate", raccomanda.

Nel Dipartimento di Neuroradiologia diagnostica e terapeutica di Neuromed, nel 2016, sono stati eseguiti oltre 80 mila prestazioni.

"Nell’Unità diagnostica e terapeutica che io dirigo - prosegue Bartolo - vengono eseguiti esami di varie tipologie, da quelli radiografici diretti del cranio e della colonna, allo studio in Tac o Rm di tutte le patologie del sistema nervoso centrale. Non solo dal punto di vista diagnostico, ma anche dal punto di vista terapeutico".

La diagnostica per immagini tratta tumori, traumi e malformazioni vascolari. Qual è il suo impiego per le patologie neurodegenerative come Alzheimer e Parkinson?

“La Diagnostica Neuroradiologica non vuol dire soltanto lo studio delle patologie più frequenti come i tumori cerebrali o le lesioni ischemiche cerebrali. Ma tratta anche le malattie degenerative. Ce ne sono alcune rare ma alcune anche molto frequenti, quali l’Alzheimer. In questi settori siamo particolarmente impegnati con una diagnostica strumentale che a volte è integrata. Nel senso che utilizza sia gli studi di Risonanza magnetica sia gli studi con la medicina nucleare. Con la possibile fusione delle immagini che otteniamo dalle diverse apparecchiature riusciamo ad avere informazioni sulla diagnosi precoce di queste patologie”.

Quali sono le possibilità offerte dalla neuroradiologia interventistica?

“Oggi esiste una sottobranca della Neuroradiologia, che si chiama Neuroradiologia interventistica che si occupa di fare dei veri e propri interventi sul paziente di tipo mini invasivo sia su patologie vascolari (aneorismi cerebrali) sia su tutte le patologie vertebrali, in particolare fratture vertebrali da osteoporosi”.

Quali sono gli sviluppi che ci possiamo attendere nei prossimi anni dalla neuroradiologia?

“La Neuroradiologia dal 2000 ad oggi ha avuto uno sviluppo incredibile, se pensiamo che 20 anni fa non era presente la Risonanza magnetica che ha permesso di avere una visualizzazione in vivo del tessuto cerebrale e del cervello umano. Ad oggi gli studi con apparecchi di risonanza ad alto campo magnetico permettono di eseguire uno studio particolareggiato della corteccia cerebrale e di tutte le strutture endocraniche”.

In Italia ci sono due apparecchi Eos. Uno si trova in dotazione all’Irccs Neuromed di Pozzilli. A cosa serve?

“Eos è un esame a basso irraggiamento per ragazzi giovani che devono ripeterlo spesso, più volte in un anno, perché affetti da scoliosi. Punto di forza di questo apparecchio è l’irraggiamento del paziente ridotto al minimo rispetto a quello con radiografia convenzionale”.

 

 

 

 

 

Arriva il nuovo piano vaccini: tutte le novità

Redazione DottNet | 13/01/2017 23:23

Lorenzin: vaccini gratis e più cure con i nuovi Lea

Nuovi e più vaccini "gratis per tutti, senza pagamento del ticket". La svolta arriva dall'ultimo Piano vaccinale, collegato ai nuovi Livelli essenziali di assistenza (Lea) il cui decreto è stato firmato ieri dal premier Paolo Gentiloni, e ad annunciarla è il ministro della Salute Beatrice Lorenzin. Una decisione "fondamentale, perchè - spiega - le vaccinazioni non sono da considerarsi una cura ma attengono alla prevenzione collettiva della popolazione".

L'ultimo Piano nazionale vaccini prevede infatti l'introduzione di nuove vaccinazioni (come l'anti-Meningococco e l'anti-Pneuumococco), ma anche l'estensione gratuita di vaccinazioni già in atto ad ulteriori soggetti: l'anti-Papillomavirus, ad esempio, sarà offerto gratis anche agli adolescenti maschi e non solo alle femmine, e sempre agli adolescenti sarà garantito gratuitamente pure l'anti-Meningococco. Nuovi vaccini gratis pure per gli anziani, come l'anti-pneumococcico e l'anti-Zoster per i 65enni. Il nuovo Piano Nazionale di Prevenzione Vaccinale (Pnpv) ritornerà comunque in Conferenza Stato-Regioni il prossimo giovedì per un veloce via libera e per aggiornare tempistica e attuazione: si tratta di un passaggio tecnico ma comunque necessario, ha affermato il coordinatore degli assessori regionali alla Sanità Antonio Saitta.


    Non solo vaccini. I nuovi Lea introducono infatti anche molte nuove cure e trattamenti, oltre al nuovo Nomenclatore delle protesi e, ha ribadito Lorenzin, rappresentano "un passaggio storico per la sanità italiana". Ora, ha aggiunto, "non bisognerà attendere altri 15 anni per il loro aggiornamento". E' infatti prevista, ha spiegato, una Commissione nazionale che "avrà il compito di monitorarne costantemente il contenuto dei Lea, escludendo prestazioni che divengano obsolete e valutando di erogare a carico del Servizio sanitario nazionale trattamenti che, nel tempo, si dimostrino innovativi".

E tra i "tanti aspetti, grazie ad un investimento complessivo di 800 milioni di euro annui, i nuovi Lea - sottolinea il responsabile Sanità del Pd, Federico Gelli - potranno riguardare 300 mila nuovi malati rari, 300 mila donne colpite da endometriosi e 300 mila pazienti con broncopneumopatia cronica". Plaudono alla firma del decreto per i nuovi Lea il Pd, Ncd, Ap. Indubbiamente, commenta il sottosegretario alla Salute Davide Faraone, "i provvedimenti sono perfettibili. Per questo sarà fondamentale il confronto con famiglie, operatori, associazioni. E così faremo".


    Di diverso tono il giudizio della segretaria confederale della Cgil Rossana Dettori: la firma del decreto da parte del premier è "un atto di grande importanza che riguarda il diritto alla tutela della salute e alle cure dei cittadini, ma con l'attuale insufficiente livello di finanziamento per la sanità rischia di essere un provvedimento velleitario". Per l'Associazione Luca Coscioni, che sottolinea come "per la prima volta in Italia tutte le tecniche di fecondazione medicalmente assistita sono nei LEA e hanno piena copertura dal Servizio Sanitario Nazionale", va però riformata la Commissione per i Lea dove "è palese il conflitto d'interessi, poiché i rappresentati delle regioni che ne fanno parte sono chiamati anche a verificare il rispetto dei parametri Lea per le regioni che rappresentano". Parla di "luci ed ombre" Cittadinanzattiva: "Accanto all'inserimento di nuove prestazioni - avverte - ci sarà infatti un aumento dei costi per i cittadini".

Anti Pneumococco e Zoster per gli anziani, anti Meningococco b, Rotavirus e Varicella per i più piccoli, anti Papillomavirus anche agli adolescenti maschi. Sono alcuni dei nuovi vaccini che saranno offerti a breve gratuitamente dal Sistema Sanitario Nazionale grazie al Piano Nazionale di Prevenzione Vaccinale 2017-19, allegato ai Livelli Essenziali di Assistenza. Si andranno infatti ad aggiungere a quelli già disponibili gratuitamente, e andranno a rendere più omogeneo il panorama italiano. Per alcuni viene estesa la fascia di età o il tipo di popolazione interessata; altri vengono introdotti ex novo; per altri ancora la gratuità viene estesa da alcune regioni a tutto il territorio nazionale.


    PER I BAMBINI: nel primo anno di vita saranno introdotti i vaccini gratuiti contro il Meningococco b, batterio pericoloso che può provocare casi letali di meningite, e il rotavirus, che è causa di gastroenteriti molto forti che possono avere conseguenze gravi nei più piccoli. Per l'antimeningococco b (attualmente a pagamento in quasi tutte le regioni) la prima dose si effettua a partire dai tre mesi di vita, con richiami a seguire. Per il rotavirus, a partire dalla sesta settimana di vita, insieme con tutti gli altri vaccini previsti per i primi mesi di vita. Nel secondo anno di vita invece si potrà fare quello contro la Varicella (oggi gratuito solo in 8 regioni), malattia che in rari casi può provocare complicanze e richiedere ricovero ospedaliero. Il vaccino si effettua dai 13-15 mesi di vita, anche insieme a quello per morbillo, rosolia e parotite, con richiami a seguire.


    PER GLI ADOLESCENTI: il vaccino contro il Papillomavirus (Hpv), oggi gratuito per le adolescenti, sarà esteso anche ai ragazzi maschi, per riuscire a debellare la diffusione del virus che è la più frequente causa di tumore alla cervice dell'utero e alla bocca. Agli adolescenti verrà poi offerto il meningo tetravalente, ovvero che protegge contro il meningococco dei ceppi A, C, W, Y, alcuni dei quali diffusi soprattutto in continenti extraeuropei.


    PER GLI ANZIANI: viene introdotto gratuitamente il vaccino contro l'Herpes Zoster, causa del più noto Fuoco di sant'Antonio, in grado di ridurre del 65% i casi di nevralgia, una delle complicanze più frequenti e debilitanti della malattia. Sarà poi offerto, in tutte le regioni (superando la frammentazione territoriale oggi registrata) il vaccino contro lo pneumococco, che protegge sia contro la polmonite che contro la meningite, una complicanza in alcuni casi associata. Inoltre il Piano sottolinea un "rinnovato impegno" nel promuovere la vaccinazione antinfluenzale per persone con 65 anni o più.
    Novità che ovviamente si aggiungono all'offerta vaccinale già disponibile, per la quale il nuovo piano innalza gli obiettivi di copertura: ovvero l'esavalente (anti difterite, tetano, pertosse, polio, epatite b ed haemophilus influenzae) e il trivalente (Morbillo, Parotite e Rosolia) e il Meningococco c. Tra gli obiettivi del documento, inoltre, mantenere lo stato polio-free, raggiungere lo stato morbillo-free e rosolia-free, aumentare l'adesione consapevole, contrastare le disuguaglianze, promuovere una cultura delle vaccinazioni.

 

 

L'Italia degli imboscati. Inabilità al lavoro e permessi, ecco tutte le carte false

L'Italia degli imboscati. Inabilità al lavoro e permessi, ecco tutte le carte false

Nella sanità pubblica il 12% dei dipendenti esentato da alcune mansioni per le quali è stato assunto. A Palermo 270 netturbini con il certificato per non spazzare

COSA dobbiamo pensare quando a Palermo 270 netturbini hanno potuto esibire un certificato medico che vieta loro di spazzare le strade; quando in Calabria oltre la metà del personale sanitario riesce a farsi trasferire dietro una scrivania e il 50 per cento dei dipendenti della protezione civile lavora al centralino; quando a Como gli operai assunti dal Comune diventano di colpo impiegati; quando a Pescara 50 infermieri e operatori socio-sanitari svolgono mansioni solo amministrative; quando a Firenze il 40 per cento dei vigili urbani passa più tempo in ufficio che in strada?

Ecco a voi l'Italia degli imboscati. Sbaglierebbe chi volesse vedere in questo fenomeno comportamenti palesemente illegittimi. Non stiamo parlando dei furbetti che timbrano e se ne vanno a spasso, degli assenteisti cronici, o di altri piccoli truffatori del pubblico impiego. Stiamo raccontando una storia di formale legalità, non per questo meno scandalosa: la storia di chi, soprattutto nel settore pubblico, riesce senza fondate motivazioni a evitare, per "inidoneità parziale" o per abuso della legge 104, il lavoro per il quale è stato assunto (un lavoro spesso duro, faticoso, delicato) facendosi trasferire tra le scartoffie di un ufficio, lontano dalla strada, lontano dai cittadini. Una premessa è d'obbligo: andare incontro a malattie o infortuni parzialmente invalidanti o dover assistere parenti disabili sono sacrosante e indiscutibili ragioni per cambiare mansione, per evitare i lavori più gravosi, o più semplicemente per avere permessi e congedi. Ma qui stiamo parlando dell'abuso che si fa di questi diritti, grazie a migliaia di sconsiderate autorizzazioni rilasciate dalle commissioni mediche. La conseguenza è doppia: si creano vuoti preoccupanti nei lavori più richiesti (dagli infermieri ai vigili urbani) caricando un peso sempre più insostenibile sulle spalle di chi nel pubblico impiego dà l'anima tutti i giorni; e si penalizza chi tra i lavoratori avrebbe veramente bisogno di assistenza.

I  ruoli vietati. Che il 12% dei dipendenti della sanità pubblica, circa 80 mila persone, per lo più donne - è riuscito a farsi riconoscere una serie di limitazioni alla propria idoneità lavorativa, con punte del 24% tra gli operatori socio-sanitari, seguiti dal 15% degli infermieri. La metà di quegli 80 mila - dice una ricerca a campione targata Cergas-Bocconi - ha diritto a non sollevare i pazienti e a non trasportare carichi troppo pesanti (un lavoro burocraticamente chiamato "movimentazione di carichi e pazienti"). Un altro 13 per cento non può lavorare in piedi, il 12 non lo può fare di notte. Il resto viene esentato da una lunghissima serie di operazioni: essere esposti a videoterminali, a rischi biologici, chimici e allergie, stare a contatto con i pazienti, fare lavori che producono stress, operare in taluni reparti, e così via. Certo, lavorare in una corsia di ospedale può sicuramente creare problemi anche gravi, e tuttavia è difficile considerare normali percentuali di lavoratori "inidonei" che toccano e superano in qualche caso il 25 per cento. Anche perché in settori privati ugualmente pericolosi (se non di più) non c'è la stessa possibilità di vedersi alleggerire il proprio carico di lavoro.

I record del Sud. E' soprattutto al Sud che l'esercito degli "inidonei" si infittisce in misura anomala. Nell'Azienda sanitaria provinciale di Reggio Calabria, su 1.178 dipendenti, 652 (oltre la metà) lavorano a regime ridotto. Ottanta psicologi della sanità regionale - come più volte denunciato dal commissario straordinario Massimo Scura, invece di aiutare i pazienti, sono finiti negli uffici amministrativi. Tutto in Calabria sembra funzionare al contrario: più di cento medici lavorano nel reparto prevenzione, dove ne servirebbero meno della metà, e rimangono invece scoperti screening oncologici e assistenza domiciliare. Ma gli imboscati non sono solo nella sanità. Un terzo dei vigili urbani di Napoli ottenne tempo fa certificati medici che consentivano loro di evitare la strada. Qualcuno non poteva guidare l'auto di servizio, qualcun altro neppure rispondere al telefono o stare più di pochi minuti al computer.

I veri e finti disabili. A Palermo sono tuttora circa 400 gli "inidonei temporanei", tra autisti che non possono guidare, netturbini che non possono spazzare le strade, giardinieri che diventano improvvisamente portieri A Milano 4 dei 5 ispettori della società comunale Sogemi, che avrebbero dovuto controllare l'Ortomercato fra le tre di notte e le otto del mattino, hanno rapidamente ottenuto l'inidoneità al lavoro notturno. Fin qui alcuni degli innumerevoli casi di "imboscamento" per inidoneità. Ma c'è un altro strumento (di per sé sacrosanto) di cui si è fatto e si sta facendo un abuso che supera i livelli di guardia. Ed è la legge 104, una grande legge di civiltà, perché offre una serie di benefici ai lavoratori disabili gravi, o ai genitori, coniugi, parenti e affini entro il terzo grado di familiari disabili gravi. Oltre ai tre giorni di permessi retribuiti al mese per l'assistenza, la legge dà loro il diritto di scegliere la sede di lavoro più vicina al proprio domicilio, di rifiutare eventuali trasferimenti, eventuali lavori notturni e in alcuni casi anche lavori domenicali e festivi. Per le stesse categorie scatta anche il congedo straordinario retribuito di due anni. Tutto molto giusto, se non fosse che anche in questo caso c'è chi se ne approfitta. Sono i "furbetti della 104", che accertamenti medici quanto meno superficiali hanno inserito e continuano a inserire tra i disabili gravi meritevoli di assistenza.

I congedi e benefici. Prima anomalia: negli ultimi cinque anni - dice l'Inps - gli accessi alla legge, per la propria disabilità e per quella dei familiari, sono cresciuti rispettivamente del 22,5 e del 34 per cento. Seconda anomalia: Nel pubblico impiego - ancora dati Inps - i beneficiari della 104 e dei congedi straordinari sono 440 mila, ossia il 13,5 per cento di tutti i dipendenti, mentre nel settore privato sono appena il 3,3 per cento. Certo, in qualche misura può pesare il fatto che un dipendente privato, per timore di perdere il posto, sia meno propenso a chiedere quei permessi. Ma questo non basta a spiegare una differenza così macroscopica.

Quando un anno fa si scoprì che nella scuola Santi Bivona di Menfi, un paese dell'agrigentino, addirittura il 41% dei docenti (settanta su centosettanta) usufruiva della legge 104, il ministero dell'istruzione fece partire un'inchiesta in tutta Italia. Risultati anche qui inquietanti, e questa volta a toccare i record negativi troviamo insieme al Mezzogiorno anche il Centro Italia. Così, mentre la Sardegna è in testa per docenti di ruolo disabili gravi o parenti di disabili (il 18,3 per cento), all'Umbria va il primato del personale non docente che beneficia della legge: il 26,3 per cento. Si posiziona bene anche il Lazio, con il 16 e con il 24,8 per cento. In Veneto, Piemonte e Toscana, al contrario, troviamo il minor numero di beneficiari.

Le maglie della 104. Centro-Sud e Isole riescono dunque ad allargare a dismisura le maglie della 104, riuscendo per esempio a inserire tra i disabili gravi i figli celiaci, oppure le nonne residenti a centinaia di chilometri di distanza. C'è chi riesce addirittura a ottenere più di una 104. Se questo è il quadro generale, non è difficile capire perché soprattutto al
Sud interi servizi pubblici essenziali restano solo sulla carta mentre quelli meno necessari traboccano di personale per lo più inutile. E perché gli stessi ispettori che dovrebbero verificare sul campo tutti questi abusi non di rado finiscono essi stessi tra le file degli imboscati.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

farmacie

Non sempre è possibile, in farmacia acquistare farmaci senza esibire una ricetta medica. Ma cosa accade di fronte ad un’urgenza e nei casi limite indicati dalla legge?

A chiarirlo è una recente sentenza della Corte di Cassazione, la numero 55134 del 2016, che stabilisce quali siano le condizioni in cui il farmacista debba eseguire la “consegna da parte del farmacista, in caso di urgenza, di medicinali con obbligo di prescrizione medica, in assenza di presentazione di ricetta”, così come previsto dal DM del 21 marzo 2008.

In caso di paziente con patologia cronica o laddove non deve essere interrotto il trattamento terapeutico, o quando si presenta la necessità di proseguire una terapia dopo le dimissioni ospedaliere, il farmacista è tenuto a consegnare i farmaci al  paziente anche se questi non esibisce la ricetta medica.

Medicinali iniettabili (esclusi insulina e antibiotici monodose) sono consegnabili senza ricetta solo in caso di dimissioni ospedaliere. In tutti gli altri casi, invece, stabilisce la Suprema Corte e DM in oggetto, per la tutela della salute del paziente, il farmacista deve appurare lo stato di salute del richiedente, tramite precedenti ricette per farmaci simili, con documenti presentati dal paziente o tramite la conoscenza diretta dello stato di salute.

 

 

 

 

 

 

 

 

Malattia e visita fiscale, cosa cambia nel 2017

Controlli più severi (che scattano il primo giorno di assenza anche per i lavoratori privati) e sanzioni pesanti in caso di irreperibilità

 

 

 

Esami di laboratori, tre su dieci inutili se non dannosi

Redazione DottNet | 30/11/2016 15:08

L'afferma Marcello Ciaccio presidente della Sibioc: si rischiano falsi positivi

 Spesso inutili se non, addirittura, dannosi. Ben tre esami di laboratorio su 10 sono infatti inappropriati, generando anche un notevole spreco in termini di risorse economiche. A mettere in guardia dall'eccesso di test è il presidente della Società di medicina di laboratorio (Società italiana di biochimica clinica e biologia molecolare Sibioc), Marcello Ciaccio, sottolineando come il rischio sia quello di falsi positivi, come per la funzionalità della tiroide, di sovradiagnosi e di un moltiplicarsi confuso di esami. "Se si continua così - avverte Ciaccio in occasione del convegno nazionale Sibioc al ministero della Salute - il Servizio sanitario nazionale non potrà più essere garantito".


    Gli esami di laboratorio sono fondamentali perché influenzano fino al 70% delle diagnosi mediche e dei successivi trattamenti, ma ne va definito il ruolo in rapporto diretto col clinico, affermano gli esperti della Sibioc. Prendiamo i test di funzionalità tiroidea: "L'opinione diffusa - rileva Renato Tozzoli del Presidio Ospedaliero S. Maria degli Angeli, Pordenone - è che più esami si fanno, meglio è. E' vero invece il contrario: più profili di test vengono effettuati maggiore è la possibilità di risultati discordanti, il che complica la diagnosi per il medico e si concretizza la cosiddetta 'sindrome di Ulisse' del malato che, come fece Ulisse per il Mediterraneo - conclude - è costretto ad un viaggio continuo per fare altri test, non perché sia veramente malato, ma perché sono stati prescritti test non adeguati". 

In altre aree, invece, i test genetici diventano prioritari. È il caso della celiachia (oggi il laboratorio è in grado di effettuare diagnosi senza biopsia intestinale, con grande vantaggio per il malato) e della malattia renale cronica, che colpisce in Italia circa 2,2 mln di persone. La medicina di laboratorio svolge, in quest'ultimo caso, un ruolo centrale per l'identificazione dei fattori di rischio e la diagnosi precoce.
    Ma l'appropriatezza, avvertono gli esperti della Sibioc, entra in campo soprattutto in cardiologia e oncologia. Nel caso del dolore toracico acuto, per esempio, alcuni esami risultano ormai obsoleti e va invece scelto, affermano gli specialisti, "il solo esame appropriato, la troponina cardiaca, che permette di dimostrare che il 30% dei pazienti con dolore cardiaco senza segni elettrocardiografici ha un infarto ben definito. E nel cancro, i marcatori tumorali devono essere richiesti in modo adeguato". E proprio per favorire una maggiore appropriatezza degli esami, la Sibioc 'punta' sui medici di base, ai quali saranno destinati vari corsi gratuiti di formazione a distanza sui test in alcune grandi patologie croniche.

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Ci sono 8 commenti


  • Paolo

     

    Passamonti

     

    |

     

    Medico

    08/12/2016 10:17

    La maggior parte degli esami inutili viene prescritto da specialisti ai quali il paziente si e' rivolto privatamente e che naturalmente devono indicare accertamenti che il povero medico di base non ha prescritto , ecco cosi' la richiesta da parte del ginecologo dei markers tumorali alla prima cisti ovarica , la richiesta del reumatologo dei test reumatici all' ottantenne con dolori articolari e si potrebbe andare avanti all' infinito . A loro devono fare i corsi anzi fargli pagare gli esami inutili che ci costringono a prescrivere .


  • Ghigo Mauro

     

    Ferrari

     

    |

     

    Medico

    07/12/2016 15:41

    dipende dal buon senso del medico prescrivere gli esami necessari.



 

 

 

OSSERVATORIO INPS

. " I dipendenti pubblici si ammalano di più. Specie il lunedì i dipendenti  pubblici si ammalano in media di più di quelli privati, mentre tra questi ultimi la morbilità è più alta man mano che cresce la dimensione aziendale. È quanto si legge nell'Osservatorio Inps sui certificati di malattia nel 2015 secondo il quale circa il 30% delle malattie arriva il lunedì. I giorni di malattia nel 2015 sono stati quasi 111 milioni con un aumento del 2,07% rispetto al 2014. Mala percentuale di morbilità è diversa a seconda del comparto nel quale si lavora. Nel pubblico i giorni di malattia sonostati 32,5 milioni afronte di 3 milioni di dipendenti (quasill in media a testa) con una crescita del 3,3% sul 2014. Nel privato i giorni persi sono stati 78,4 milioni su circa 12 milioni di lavoratori (poco più di sei in media a testa) con una crescita dell'1,56%. È probabile che l'invecchiamento degli occupati (presente in tutti i comparti ma più accentuato nella Pa a causa del blocco del turn over) abbia un ruolo nella crescita. I certificati nel 2015 sonostati12,1 milioni perii privato (+4,9%) e 6,3 milioni per il pubblico (+4,3%). Gli eventi di malattia sono stati 8,9 milioni nel privato e 5 milioni nella Pa. La distribuzione degli eventi è simile perentrambi i comparti "con frequenza massima il lun

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AFORISMA

 

 "  Gli errori della medicina di un secolo costruiscono le credenze popolari del secolo successivo. "

 

Alonzo Clark  - fisiologo e patologo americano -

 

 

Cosa prevede la normativa circa le esenzioni dal ticket per patologia e in particolare l'esenzione 048 x tumori? 

La legge prevede l'esenzione per tutti i farmaci e gli accertamenti necessari per la cura e la sorveglianza della malattia. 
Dipende quindi dal medico prescrittore che apporra' la sigla 048 o quella della patologia per cui è esente  tutte le volte in cui l'esecuzione gli esami e accertamenti saranno inerenti al problema per cui sei esentato. 
Se tutti gli esami sono stati prescritti nell' ambito del programma di followup per il tumore o per quella patologia sono esenti. 
Se pero' ad esempio  serve una visita otorino perche' hai mal di gola non sei esente. Cosi' come se  serve un tampone faringeo o una visita oculistica...

 

 

 

 

Oki da sniffare: che cosa c'è di vero

Sempre più giovani si affidano a nuove droghe fai-da-te in cerca di sballo. Ma l'effetto è illusorio e le conseguenze possono essere dannose: un esperto spiega perché

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Farmaci da banco da sniffare: c'è anche l'Okitask – Credits: Thinkstock.it

È facile da reperire, non costa molto e "promette" un po' di sballo. Sempre più ragazzi si fanno incuriosire dalla possibilità di sniffare l'Oki, un farmaco molto comune: un antidolorifico, antifiammatorio e antipiretico non steroideo (FANS), con effetti simili alla conosciutissima aspirina. La frontiera delle nuove sostanze stupefacenti passa dunque anche (e sempre di più) da "droghe" che si possono trovare anche in casa, nell'armadietto delle medicine, perché a differenza di altre cosiddette smart drugs come le metanfetamine, i farmaci (o a volte persino i detersivi) non devono essere sintetizzati, sono più facili da trovare e molti più economici.

In molti casi, poi, si possono acquistare anche se si è minorenni e senza ricetta medica. Ma quali effetti collaterali possono avere? E davvero possono dare sensazioni forti a ragazzi in cerca di brividi? Panorama.it, che già in passato si era occupata del tema, ora ne ha parlato con Mauro Cantoni, segretario dell'Ordine dei Farmacisti di Milano, Lodi, Monza e Brianza.

Dottor Cantoni, innanzitutto facciamo chiarezza: chiunque può acquistare un farmaco come l'Oki, senza ricetta medica?

L'Oki, che è a base di Ketoprofene (simile all'ibuprofene), si può acquistare in farmacia dietro ricetta medica, ma questa non può essere ripetibile. In realtà esiste una tipologia di questo farmaco, l'Okitask, che è di libera vendita: non serve alcuna ricetta perché è un farmaco da banco.


Ma quindi un minorenne può acquistare Oki senza doverlo neppure prendere dall'armadietto delle medicine di casa?

Esattamente, nella sua versione di Oki Task, come detto. D'altro canto l'unica limitazione è per ciò che sia assimilabile a sostanze stupefacenti.

Ma come farmacisti sapete che dell'uso "improprio" che viene fatto di questo farmaco, soprattutto da parte di giovani e giovanissimi in cerca di "sballo"?

In tutta onestà no, o almeno non fino ad ora. Però vorrei chiarire che non esiste alcuna evidenza scientifica che indichi in questo tipo di farmaco effetti analoghi a quelli di sostanze stupefacenti. Più che dare realmente "sballo", è l'idea che possa farlo che potrebbe spingere i ragazzi a provare a sniffarlo, proprio come anni fa si riteneva che sciogliere dell'aspirina C nella Coca Cola potesse dare chissà quali effetti.

Shire Plc Medicines As AbbVie Inc. Raises Offer To $51.5 Billion

Farmaci da banco e non. – Credits: Getty Images

Ma quali sono le reali indicazioni del farmaco: a cosa serve, ma soprattutto quali possono essere gli effetti collaterali negativi, dovuti all'assunzione impropria?

Questo farmaco, a base di Ketoprofene, ha la triplice azione di antinfiammatorio, antidolorifico e antipiretico, al pari dell'aspirina, anche se con più o meno efficacia a seconda delle indicazioni. Gli effetti collaterali negativi sono, proprio come l'aspirina, a livello gastrico: dal momento che inibisce la formazione di quella pellicola che protegge le pareti dello stomaco dai succhi gastrici, può provocare ulcera. Effetti più importanti, in caso di abuso, si possono avere anche in pazienti che hanno già altre patologie, come in malati cronici di insufficienza renale o con patologie epatiche, ma si tratta - ripeto - di soggetti particolari. In realtà, in persone normali o anche in ragazzi, se sniffato non è provato che abbia alcun effetto, se non un'eventuale irritazione della mucosa nasale.

Quindi l'idea che possa dare effetti di euforia o simili ad altre sostanze stupefacenti non è fondata?

Allo stato attuale delle conoscenze scientifiche no. In passato è capitato solo un caso, di un noto sedativo per la tosse, che unito ad altri "artifici" poteva essere assimilato a una sostanza stupefacente, ma il caso era differente: il principio attivo agiva a livelli di sistema nervoso centrale, come per le droghe, e venne ritirato dal commercio, mentre nel caso dell'Oki viene interessato solo il sistema periferico e in modo differente.

 

Muore Umberto Veronesi, una vita dedicata alla lotta ai tumori

Muore Umberto Veronesi, una vita dedicata alla lotta ai tumori
Dopo una lunga vita spesa a combattere il cancro, si è spento a novant'anni, ne avrebbe compiuti 91 il 28 novembre, Umberto Veronesi. L'oncologo è deceduto nella sua casa milanese, da alcune settimane le sue condizioni di salute si erano progressivamente aggravate. Veronesi ha rivoluzionato il mondo della ricerca contro il cancro con la sua creatura, l'Istituto Oncologico Italiano, e con la teorizzazione di una nuova tecnica, la quadrantectomia, per la guarigione dal tumore al seno. Nato a Milano nel 1925, si laurea in medicina e chirurgia nel 1950. Lavora all'Istituto dei Tumori del capoluogo lombardo e ne diventa Direttore Generale. Poi dopo la Scuola Europea di Oncologia nel 1982, fonda lo Ieo, l'Istituto Oncologico Italiano, inaugurato nel 1991 e diventato presto un esempio per la cura e la prevenzione del cancro a livello internazionale. Qui ha teorizzato e promosso l'utilizzo della tecnica della quadrantectomia per combattere il tumore alla mammella, un intervento a impatto estetico - e quindi psicologico - meno invasivo, ma tanto efficace quanto la mastectomia, ovvero l'asportazione chirurgica. Negli ultimi anni ha lavorato sul miglioramento della radioterapia, introducendo quella intraoperatoria che si esaurisce in una sola seduta durante l'intervento. Difensore dei diritti degli animali, sostenitore del testamento biologico nonché dell'eutanasia, nel 2003 ha creato la fondazione Veronesi per sostenere la ricerca e la divulgazione scientifica. È stato anche ministro della Sanità durante il governo Amato, dal 2000 al 2001, e Senatore dal 2008 al 2011. Ha ricevuto tredici lauree honoris causa, nazionali e internazionali. Molti i messaggi di cordoglio dal mondo politico e da quello scientifico. «Addio a Umberto Veronesi, grande scienziato uomo di valore, che ha insegnato alle donne come vincere e difendersi dal cancro. Un abbraccio affettuoso ai suoi cari» ha scritto in un tweet il ministro della Salute, Beatrice Lorenzin.   «Una grande perdita per tutta l'oncologia italiana» ha commentato il presidente dell'Associazione italiana di oncologia medica, Carmine Pinto. «Veronesi è stato tra i padri fondatori dell'oncologia del nostro paese - sottolinea Pinto - con un impegno continuo per lo sviluppo della ricerca di base e clinica, per l'umanizzazione delle cure in oncologia e, in particolare, per lo sviluppo della chirurgia e delle terapie conservative del carcinoma della mammella». Per il cancro alla mammella, prosegue il presidente Aiom, «è stato uno dei propulsori e innovatori riconosciuti a livello internazionale». «Ne ricordiamo anche - conclude Pinto - l'impegno come ministro della Sanità, con un'importante azione intrapresa per razionalizzare le cure, in particolare quelle oncologiche, nel nostro Paese».



 

 





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Una signora quarantenne, ricca e benestante va dal suo medico di famiglia:
- Dottore, volevo dirle che ho un autista giovane, prestante ventenne e con lui vado a letto due volte alla settimana!
- Signora vede a me della sua vita privata non interessa.
- No, vede dottore è che ieri ho conosciuto un uomo di colore, bello ma talmente bello che non ho resistito alla voglia di andare a letto anche con lui!
- Signora le ripeto che la sua vita privata non interessa.
- Mi scusi dottore, ma anche il mio giardiniere è giovane e carino, e anche con lui vado tre volte alla settimana!
- Signora ma lei e' MALATA !
- Ecco dottore può dirlo lei a mio marito che non sono una donnaccia!! 

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Una bella bionda confida ad un'amica:
"Il mio medico di famiglia è davvero in gamba! .... mi ha guarito dalla mia paura del sesso.
Adesso sono io che gli chiedo 100 euro per una visita!". 

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Dottore, ho un problema, faccio tante scorreggine che però non puzzano".
"Faccia sentire". 
Il paziente emette la sua flatulenza e il dottore:
"La cosa e' grave, bisogna operare con urgenza".
"Al sedere?"
                                                                    "No, al naso!".           

                                       

 


News

L'olio di palma fa male? Risponde l'ISS

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L'Italia è il secondo Paese UE per importazione dell'olio di palma, l'“oro rosso” che l'industria sta facendo confluire in Europa per una moltitudine di scopi, da quello energetico all'uso alimentare. Ed proprio il fatto che il suo utilizzo nel cibo comune stia aumentando ha destato qualche preoccupazione sulla sua tossicità. La questione è stata affrontata dall'Istituto superiore di sanità. Che ha risposto: con l'olio di palma bisogna fare attenzione, ma non più che con il burro.

L'olio di palma è un ingrediente largamente impiegato nell'industria di trasformazione alimentare e che sta sostituendo rapidamente la margarina e il burro. E' una importante fonte di acidi grassi saturi (è composto quasi per il 50% da acido palmitico). Vale a dire, è fatto da una classe di sostanze che ha conclamati effetti negativi sulle condizioni cardiovascolari, ma che si trova anche in uova, carne, latte e derivati. La tossicità dell'olio di palma dipende come per altri alimenti, dalle quantità ingerite. Anche se ci sono oli più “leggeri” - come quello di girasole - non ci sono evidenze scientifiche che abbia un effetto diverso sul rischio cardiovascolare rispetto ad altri grassi con composizione simile. Come il burro.

Nel complesso, non dovremmo assumere più del 10% delle calorie totali dagli acidi grassi saturi. Ma superiamo questo limite? Interrogato dal Ministero della Salute, l'Istituto superiore di sanità (ISS) ha prodotto un parere basato sui dati esistenti raccolti dal centro di ricerca pubblico di riferimento in Italia (CREA- Alimenti e Nutrizione) nel biennio 2005-2006, gli unici esistenti. Il parere si è basato sulla stima di quanti acidi grassi saturi un italiano rischi di assumere in una dieta standard. Risultato: il consumo generale, in Italia, di grassi saturi è stimabile in circa 27 grammi al giorno (24-27 g per i bambini 3-10 anni). L’olio di palma si assesta invece tra i 2,5 e i 4,7 grammi al giorno (4,4 -7,7 g per i bambini).

E' tanto o poco? In sintesi, l'esposizione agli acidi grassi saturi nella popolazione adulta italiana è risultato di 11,2%, di poco superiore all'obiettivo suggerito per la prevenzione. E , anche se i dati implicano una certa cautela, il consumo complessivo di grassi saturi nei bambini tra i 3 e i l0 anni risulta moderatamente superiore a quello degli adulti.

L'ISS in ogni caso tranquillizza la maggior parte della popolazione: consumare olio di palma non aumenta il rischio per malattie cardiovascolari in chi non ha problemi di colesterolo, di peso e che assume contemporaneamente adeguate quantità di polinsaturi.

Esistono però soggetti a rischio (bambini, anziani, obesi, dislipidemici, ipertesi, persone con pregressi eventi cardiovascolari) che devono fare attenzione a tutte le fonti di grassi saturi. I dati elaborati dall'ISS lasciano pensare che, almeno con i bambini, siamo stati un po' disattenti.


Leggi tutto il parere dell'ISS:http://www.salute.gov.it/imgs/C_17_pubblicazioni_2481_allegato.pdf


Smettere di fumare : è meglio farlo da un giorno all'altro e non gradualmente
Nuovi importanti spiragli nella lotta al tabagismo. Se è vero che da sempre medici e scienziati si sono interrogati se fosse meglio dire addio alle bionde in modo graduale o con uno stacco netto, oggi a rispondere al quesito sono i ricercatori del team di Nicola Lindson-Hawley della University of Oxford.
 

La ricerca

In uno studio pubblicato lunedì 14 marzo su Annals of Internal Medicine, infatti, i ricercatori hanno valutato gli effetti della cessazione del fumo in un gruppo costituito da grandi fumatori. Oggetto di esperimento ben 697 pazienti, che sono stati suddivisi in due gruppi. Di questi 342 riducevano gradualmente il numero delle sigarette e 355 hanno smesso di fumare da un giorno all’altro. Ogni ‘cavia’ aveva un ‘giorno di interruzione’ due settimane dopo l’ingresso nello studio, con un incontro con un membro del team di ricerca una volta a settimana. Prima di iniziare lo studio si è evidenziato che metà delle persone avrebbe preferito diminuire gradualmente, un terzo bruscamente e il resto non aveva particolari preferenze. Informazioni che, comunque, non hanno influito nella scelta del gruppo. 
 

Risultati ottenuti

Alla fine dello studio si è potuto appurare che nel gruppo graduale i partecipanti hanno ridotto il consumo di sigarette del 75 per cento nelle due settimane. In questo periodo ai partecipanti erano stati forniti cerotti alla nicotina d una scelta tra gomme da masticare, pastiglie, spray nasali, tavolette sublinguali, inalatori, o spray orali.

Nel gruppo ‘brusco’ i partecipanti hanno ricevuto cerotti alla nicotina da 21 mg per 24 ore, ma non altri prodotti. Dopo quattro settimane, il 40 per cento del gruppo graduale continuava a non fumare, mentre nell'altro gruppo la percentuale saliva al 49 per cento. Gli esami sono stati ripetuti sei mesi dopo e si è potuto evincere che il 15 per cento di chi aveva smesso in modo graduale e il 22 per cento di chi aveva smesso bruscamente era ancora astinente.

 

Il parere degli studiosi 


Secondo quanto sostiene l’autore principale dello studio Nicola Lindson-Hawley, ricercatore post-doc dell’università di Oxford, “per molte persone, il metodo più semplice di smettere di fumare è ridurre gradualmente finché il numero di sigarette”. 
La dottoressa Lindson-Hawley spiega che “ci sono molte prove che suggeriscono che se qualcuno vuole smettere di fumare il modo migliore per farlo è cercando aiuto sotto forma di consulenze sul comportamento e trattamenti come la sostituzione della nicotina, per esempio cerotti o gomme da masticare, oppure la vareniclina. Tuttavia, ci sono benefici anche dalle linee telefoniche per chi vuole smettere, in particolare se queste forniscono un supporto proattivo per chi sta smettendo”. 

Secondo i risultati raggiunti in fase di ricerca, "quelli che scelgono di smettere gradualmente sono spesso più dipendenti ed hanno fallito di smettere bruscamente diverse volte in precedenza - osserva il  dottor John Hughes dell’Università del Vermont a Burlington-. Circa un terzo dei tentativi di smettere includono una riduzione graduale".

“Tuttavia - aggiunge la dottoressa Lindson-Hawley - è meglio smettere di fumare improvvisamente, e il nostro studio ha trovato delle prove che supportano questa tesi. Quello che abbiamo scoperto è che più persone sono riuscite a smettere quando hanno deciso di non fumare più da una momento all’altro rispetto a quando hanno ridotto gradualmente il consumo”.

 

Obesità: le diete riducono il grasso

23. marzo 2016
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Pochi carboidrati, pochi grassi, o meglio poca carne? Le diete popolari sono tantissime. Dal punto di vista scientifico, l'evidenza è ovunque molto scarsa. Se i pazienti modificano le proprie abitudini nel lungo periodo, anche i chili scendono.

Secondo le stime dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), oltre mezzo miliardo di persone sono in sovrappeso. I soggetti in questione assumono un quantitativo eccessivo di sostanze energetiche rispetto al volume giornaliero necessario. Oltre a fattori ambientali, quali lavori d’ufficio, poco tempo libero e alimentazione sregolata, la genetica svolge un ruolo centrale. Le mutazioni del gene FTO o TRIM28 con regolazione epigenetica sono associate all’obesità. Attualmente questa scoperta non aiuta chi ne soffre. In caso di valori BMI superiori a 40 o 35, in combinazione con altre malattie, gli esperti consigliano la chirurgia bariatrica. In caso contrario, restano i numerosi programmi dietetici disponibili. Una panoramica delle pubblicazioni recenti mostra che cosa ne pensano gli scienziati .

Low Carb batte Low Fat

Il grasso è stato considerato a lungo il cattivo per eccellenza dai guru dell’alimentazione. Le proteine o i carboidrati sembravano più adatti, grazie alla loro densità di energia significativamente più bassa.Deirdre K. Tobias e Frank B. Hu di Boston hanno scoperto che nel lungo termine, tuttavia, le diete a basso contenuto di grassi non hanno portato al risultato desiderato. Erano superiori persino a un’alimentazione standard, con una differenza di 5,41 chilogrammi. Sottoposti a una dieta a basso contenuto di carboidrati, i soggetti hanno comunque perso 1,15 kg in più rispetto a una dieta povera di grassi.

Lydia A. Bazzano e Tian Hu di New Orleans, in uno studio randomizzato, controllato su 148 soggetti, sono giunti a risultati simili. Tutti i partecipanti non presentavano malattie pregresse. Sono stati assegnati a due gruppi secondo il principio casuale. Le diete Low Carb contenevano 40 grammi di carboidrati al giorno. Nel programma Low Fat, un massimo del 30 per cento di energia doveva essere costituito da grassi. Non esisteva un obiettivo specifico di calorie. L’adesione è stata relativamente elevata, pari all’80 per cento dopo dodici mesi in entrambi i gruppi, grazie ai contatti regolari con medici e nutrizionisti. Trascorso questo periodo, i soggetti sottoposti alla dieta a basso contenuto di carboidrati avevano perso 5,3 kg di peso, quelli sottoposti alla dieta a basso contenuto di grassi solo 1,8 chilogrammi. Gli scienziati hanno rilevato differenze significative non nei livelli di LDL, bensì di proteina C-reattiva e trigliceridi. Sulla base dei punteggi di rischio di Framingham hanno scoperto che i programmi a basso contenuto di carboidrati sono associati a rischi cardiovascolari significativamente più bassi.

Una serie di cartellini rossi

Renée Atallah di Montreal ha preso estesamente in considerazione quattro programmi popolari, vale a dire la dieta Atkins, Zone, Weight Watchers e South Beach. Sono stati considerati dodici studi randomizzati e controllati. Rispetto al gruppo di controllo con raccomandazioni di carattere generale o diete alternative è stata proposta solo la dieta Weight Watchers. In generale, due anni dopo l’inizio della dieta, molti soggetti avevano ripreso gran parte del peso perso, vale a dire 3,5-6,5 ​​chilogrammi. In uno studio di confronto, la dieta di Atkins se l’è cavata egregiamente, mentre gli altri interventi di questo tipo sono stati valutati negativamente. Tutto sommato Atallah non ha rilevato alcun chiaro programma preferibile.

Il vantaggio senza carne

In merito alla questione se le diete vegetariane riducano il peso corporeo, finora non c’erano chiare indicazioni. Ru-Yi Huang di Taiwan e Jorge E. Chavarro di Boston, hanno quindi provato a dare una svolta attraverso una meta-analisi. Tramite banche dati delle pubblicazioni, hanno trovato dodici studi randomizzati e controllati con 1.151 partecipanti con diversi concetti di dieta. Chi aveva adottato un’alimentazione vegetariana, aveva perso una media di 2,02 kg in più rispetto ai soggetti in cui carne e pesce erano nel menu. Le forme vegane pure facevano scendere la bilancia di altri 2,52 kg, rispetto ai vegetariani che si nutrivano di latticini e uova. Chi contava le calorie e limitava l’assunzione di alimenti energetici, aveva perso 2,21 kg. Senza restrizione calorica, si perdevano solo 1,13 kg. Huang e Chavarro ritengono comunque che un’alimentazione vegetariana possa facilitare il dimagrimento. Tuttavia, le meta-analisi non consentono proiezioni a lungo termine.

L’obiettivo a lungo termine

Inoltre gli esperti stimano ben poco di metodi presumibilmente miracolosi, come intervalli di digiuno, diete disintossicanti, dieta paleo e dieta HCG. In una dichiarazione la Società Tedesca per l’Alimentazione (DGE, Deutsche Gesellschaft für Ernährung) ne critica le numerose debolezze. Da un lato, la mancanza di prove scientifiche per l’effetto desiderato. Dall’altro, i pazienti non riescono a cambiare le proprie abitudini a lungo termine.


Omicidio stradale, ecco cosa prevede la legge

Pene più dure in caso di omicidio e lesioni. Fuga, assenza di patente e assicurazioni aggravanti in tutti casi

Autobahn
Con 149 voti a favore, è arrivato il sì definitivo in Senato al disegno di legge sull’omicidio stradale, dopo un lungo iter con diversi rimpalli e non senza un ultimo passaggio con il voto di fiducia. Vediamo cosa cambia, in particolare sul fronte dell’inasprimento delle pene:

In caso di omicidio
Violare le norme della strada e causare per colpa la morte di una persona era già reato punibile con la reclusione da 2 a 7 anni,secondo l’articolo 589 del codice penale. Con la legge approvata, si punisce con la reclusione da 8 a 12 anni chi causa la morte di una persona mettendosi alla guida in stato di ebbrezza alcolica (superiore alla soglia di 1,5 grammi per litro) o di alterazione dovuta all’assunzione di sostanze stupefacenti. La reclusione invece va  da 5 a 10 anni per l’omicida laddove il tasso alcolemico superi la soglia di 0,8 g/l.

Più morti
Se il conducente uccide più persone,  si applica la pena per la violazione più grave tra quelle commesse aumentata fino al triplo, anche se il limite massimo è comunque 18 anni.

Chi fugge
Per chi fugge la pena è aumentata da un terzo a due terzi ma in ogni caso non sarà inferiore ai cinque anni.

In caso di condotte scorrette
Pena da 5 a 10 anni, anche a chi causa la morte superando i limiti, e quindi a chi nel centro urbano procede a una velocità pari o superiore al doppio di quella consentita, e nelle strade extraurbane a una velocità di 50 km orari superiori ai limiti massimi di legge. Subiscono lo stesso trattamento anche quelli che circolano contromano, attraversando un’intersezione con il semaforo in stato di rosso, o chi effettua manovre di inversione in presenza di intersezioni, curve, dossi e causa, per via di queste condotte, la morte di un soggetto.

Aggravanti
Per chi non è munito di patente di guida, oppure la patente è stata sospesa o revocata, o manca l’assicurazione, le pene vengono aumentate sia in caso di omicidio che in quello di lesioni.

In caso di lesioni
Per le lesioni, la reclusione va da 3 mesi a un anno per le lesioni gravi e da 1 a 3 per quelle gravissime, cosa già assodata; ma le pene si inaspriscono da 3 a 5 e da 4 a 7 (gravissime) per chi guida in stato di alterazione da alcool o sostanze. Pene che possono andare da 1 anno e 6 mesi a 3 per lesioni gravi se il conducente ha bevuto per una soglia pari a 0,8 g/l o in presenza di  manovre scorrette (come quelle previste per l’omicidio), ad esempio, sorppassando un altro mezzo in corrispondenza di un attraversamento pedonale e causando quindi lesioni all’investito. Se le lesioni sono gravissime, allora la pena è dai 2 ai 4 anni. Anche in questo caso incidono l’assenza di patente, la mancanza di assicurazione. Se le lesioni sono causate a più persone, ecco che la pena non potrà superare i 7 anni ma si applicherà comunque alla violazione più grave aumentata fino al triplo. Se il conducente ha causato lesioni e fugge, la pena è aumentata da un terzo a due terzi e non può essere inferiore a 3 anni.

Revoca della patente
Pesanti anche i termini in ottica di revoca della patente, caso previsto sia per l’omicidio che per le lesioni: in caso di omicidio, la revoca può arrivare a un massimo di 20 anni, in presenza di condanna per violazione del codice della strada in riferimento alla guida sotto influenza di alcool o sostanze. Mai, però, la revoca può essere inferiore ai 5 anni. Per lesioni si va da una revoca di almeno cinque anni, suscettibile di raddoppio per condanna  per i reati dell’articolo 186 e rispettivi commi (guida sotto influenza dell’alcool). In tutti i casi i termini si allungano (dai 12 delle lesioni ai 30 dell’omicidio) se si è attuata una fuga dopo il delitto.

Quando diminuisce la pena
Succede laddove l’evento non sia esclusiva conseguenza dell’azione o dell’omissione del colpevole, allora è diminuita fino alla metà.





Un italiano su 10 rinuncia cure per ticket e liste attesa

Rapporto 2015 Tdm, pesano costi, situazione peggiore al Sud

23 febbraio, 10:51
Tdm,1 italiano su 10 rinuncia cure per ticket e liste attesaTdm,1 italiano su 10 rinuncia cure per ticket e liste attesa

ROMA - L'Italia è sempre più divisa nell'accesso alle cure e quasi un cittadino su 10 rinuncia a curarsi per motivi economici, legati al costo dei ticket, e per le lunghe liste di attesa. La denuncia arriva dal Rapporto 2015 dell'Osservatorio civico sul federalismo in sanità, curato da Cittadinanzattiva-Tribunale per i diritti del malato. 

Un cittadino su 4, fra gli oltre 26mila che si sono rivolti al Tribunale nel 2015, lamenta difficoltà di accesso alle prestazioni sanitarie per liste di attesa (oltre il 58%) e per ticket (31%). In particolare sono i residenti in Calabria, Friuli Venezia Giulia, Liguria, Marche, Sicilia e Veneto a lamentarsi di attendere troppo per visite ed esami. 

Al Sud si riscontra la maggior quota di rinunce (11,2%); al Centro è il 7,4% dei residenti a non curarsi ed al Nord il 4,1%. L'attesa poi non è uguale per tutti: per una visita ortopedica i tempi minimi si registrano al Nord (un mese), quelli massimi al Centro (2 mesi), e per una visita cardiologica con ECG si va dal minimo di 42,8 giorni nel Nord-Ovest al massimo di 88 al Centro.

Ed ancora: per l'ecografia completa all'addome si attende da un minimo di 57 giorni nel Nord Est ad un massimo di 115 giorni al Centro; per la riabilitazione motoria si va dai quasi 13 giorni del Nord Est ai quasi 69 giorni del Sud. In generale, su un campione di 16 prestazioni sanitarie, i tempi minimi di attesa si registrano tutti al Nord, mentre i tempi massimi, in 12 casi su 16, sono segnalati al Centro. 

Nel Sud, ed in particolare in Puglia e Campania, i cittadini ricorrono più di frequente agli specialisti privati per aggirare il problema dei tempi troppo lunghi nel pubblico. Anche sui ticket si registrano notevoli difformità regionali: sulle stesse 16 prestazioni i ticket più bassi nel pubblico si registrano prevalentemente nel Nord Est, quelli più elevati nel Sud. Critica l'istantanea scattata dal Rapporto Tdm sull'accesso a cure e prestazioni di vario genere, ma anche sulla prevenzione che ''si fa a macchia di leopardo, con un Sud che arranca e regioni come Lazio e Veneto che fanno passi indietro rispetto al passato''. 

Altrettanto diversificato di regione in regione è anche l'accesso ai farmaci innovativi, soprattutto per i tumori e l'epatite C. E nelle Regioni in cui il cittadino sborsa di più, per effetto dell'aumento della spesa privata per le prestazioni e della tassazione, i livelli essenziali sono meno garantiti che altrove.

''E' ora di passare dai piani di rientro dal debito ai piani di rientro nei Livelli Essenziali di Assistenza, cruciali - afferma Tonino Aceti, coordinatore nazionale del Tdm di Cittadinanzattiva - per la salute dei cittadini e la riduzione delle diseguaglianze. Per andare dietro alla sola tenuta dei conti, oggi alcune regioni in piano di rientro hanno un'offerta dei servizi persino al di sotto degli standard fissati al livello nazionale, ma con livelli di Irpef altissimi e ingiustificabili dai servizi resi''. 

 

 

Da oggi in vigore le nuove norme anti-sigarette:

 ecco le immagini choc che vedremo sui pacchi

Stop al fumo in auto con bimbi o donne incinte, 300 euro di multa a chi getta mozziconi

Alcune immagini choc che compariranno sui pacchetti di sigaretta


02/02/2016

Immagini choc sui pacchetti di sigarette, divieto di fumo in auto in presenza di minori e donne incinte, multe fino a 300 euro per chi getta per terra mozziconi. Sono alcune tra le principali norme contro il fumo che entrano progressivamente in vigore a partire da oggi (martedì 2 febbraio), dopo la pubblicazione in Gazzetta ufficiale il 18 gennaio scorso. 

 

SCRITTE E FOTO SUL 6% DEL PACCHETTO  

Sigarette, tabacco da arrotolare e tabacco per pipa ad acqua recheranno le nuove «avvertenze combinate» relative alla salute. Saranno composte da testo e fotografie per dissuadere i consumatori. La norma sarà pienamente operativa dal 20 maggio, per dare tempo ai produttori di sigarette di adeguarsi. Fino a oggi le scritte «dissuasive» occupavano meno della metà del pacchetto. Con le nuove norme la percentuale salirà al 65%. Significa che 2/3 della superficie del pacchetto sarà destinata alle avvertenze. Le immagini verranno inserite a rotazione. «Il fumo causa ictus e disabilità», «ostruisce le arterie» e «provoca attacchi cardiaci», sono alcune delle scritte che leggeremo sui pacchetti di sigarette. Accompagnate da foto forti. Ecco quelle riportate negli allegati al decreto legislativo. 

 

 

 

 

 


Patente e apnee: così i nuovi test da parte dei medici 

Gli indirizzi medico-legali sono stati predisposti da un decreto del ministero della Salute 

Prima il colloquio medico, poi un questionario ed infine un test su stimoli visivi, associato ad un altro questionario: così si valuterà se gli aspiranti al rinnovo o al rilascio della patente costituiscano un rischio per la circolazione stradale in quanto affetti da sospetta Sindrome di apnee ostruttive nel sonno (Osas). E' quanto prevede il decreto del ministero della Salute, in fase di pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale,.

 

Il provvedimento, in particolare, determina gli indirizzi medico-legali da osservare per accertare l'idoneità alla guida dei soggetti affetti da Osas, o sospettati di essere affetti da tale malattia. Un primo colloquio con gli aspiranti al rilascio o al rinnovo della patente, in base a quanto si legge nel decreto,servirà a determinare le prime condizioni di rischio: russamento, obesità, ipertensione arteriosa farmaco-resistente, diabete, cardiopatia, eventi ischemici cerebrali e broncopneumopatie. In base al risultato, se sarà necessario un ulteriore approfondimento per valutare l'eventuale Osas si somministrerà un questionario sulla sonnolenza diurna.

 

Da questo si individueranno i profili di 'basso rischio', 'medio rischio' o 'elevato rischio' (con eccessiva sonnolenza diurna) per la circolazione stradale. Per la valutazione della riduzione del livello divigilanza si passa poi al test dei tempi di reazione, della durata di 10 minuti, in cui l'esaminato deve rispondere premendo un pulsante a una sequenza rapida di stimoli luminosi rossi alternati a stimoli luminosi arancio. Il test sarà eventualmente associato al questionario sulla sonnolenza di Epworth.

 

Per i soggetti con rischio medio-basso di sonnolenza diurna, la validità della patente è limitata a 3 anni per le patenti di Gruppo 1 (A, B, B +E) e di un anno per quelle di gruppo 2 (C, C+E, D, D+E). Nel caso invece di rischio elevato, chi è affetto da Osas moderata o grave e produca attestazione specialistica sull'aderenza alla terapia con miglioramento della sonnolenza potrà guidare con validità della patente non superiore a tre anni per il gruppo 1 e ad un anno per il gruppo 2.

 

 

fonte: ansa






 

                                                                      Uso del telefonino da parte dei bambini

                              

L’Italia è al primo posto in Europa per numero di telefonini posseduti e l’età media di chi ne ha uno diminuisce sempre di più. L’uso si sta, insomma, trasformando in “abuso”. E la Società italiana di pediatria preventiva e socialelancia l’allarme: i telefonini, ai bambini al di sotto dei dieci anni, andrebbero vietati. Perdita di concentrazione, difficoltà di apprendimento e aggressività sono, secondo gli esperti, solo alcuni degli effetti nocivi per la salute che gli smartphone provocano nei più piccoli.

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Sempre insieme al nostro smartphone: controlliamo la posta, rispondiamo alle chat, controlliamo quanti like ha il  nostro ultimo post su Facebook, pubblichiamo la foto di un tramonto su Instagram, frughiamo nelle vite (digitali) degli altri. "Capiamo che siamo diventati dipendenti quando cominciamo a ritirarci dalla vita sociale", spiega Federico Tonioni, responsabile del centro dipendenze da Internet del Gemelli. Il punto è distinguere tra le opportunità che offrono i nuovi mezzi di comunicazione e l'ossessione di essere sempre online
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«Si tratta di piccole ricetrasmittenti – spiega Maria Grazia Sapia, pediatra esperta del rapporto tra ambiente e infanzia – che vengono normalmente tenute vicino alla testa durante le comunicazioni. I danni per la salute sono sempre più evidenti, alcuni legati agli effetti termici: l’interazione di un campo elettromagnetico con un sistema biologico provoca infatti l’aumento localizzato della temperatura, attivando il sistema naturale del nostro organismo».

«Quando le esposizioni sono molto intense e prolungate – prosegue la specialista –, possono alterare il meccanismo di termoregolazione portando a morte le cellule, con necrosi dei tessuti. Inoltre, è accertato che, alle dipendenze che affliggono la nostra società e specialmente i giovani, quali droga, alcol e fumo, si è ormai aggiunta da telefonino, con gravissime ripercussioni sullo sviluppo psichico e sociale dell’individuo».

Secondo un’indagine Eurispes, nel 18% dei casi il telefonino arriva tra le mani dei figli già a sette anni e, secondo il Censis. il 22% dei bambini lo usa un’ora al giorno e il 23% fino a quattro ore. Il primato della tecnologizzazione precoce, tra le regioni italiane, spetta al Lazio, dove oltre il 50% dei bambini tra i sei e sette anni usa il tablet una o due ore al giorno, fino al picco di quattro ore. A dieci anni, la soglia supera il 60%.

«A oggi – continua Giuseppe Di Mauro, presidente della Società italiana di pediatria preventiva e sociale (www.sipps.it) – non conosciamo tutte le conseguenze legate all’uso dei cellulari, ma da un utilizzo eccessivo potrebbero scaturire una perdita di concentrazione e di memoria, oltre a una minore capacità di apprendimento e a un aumento dell’aggressività e dei disturbi del sonno. Penso che i bambini non debbano usare il telefono cellulare o, se proprio i genitori non possono fare a meno di dare ai propri figli quest’oggetto, mi auguro che venga utilizzato per pochissimo tempo, evitando di passarci ore e ore, scambiandosi sms, chattando o navigando».

L’altro grande problema legato all’uso dei cellulari è infatti legato alla sfera comportamentale: l’abuso di smartphones non solo provocherebbe dipendenza, ma sarebbe alla base di comportamenti asociali e dell’incapacità di bambini e ragazzi di costruire relazioni stabili con le persone che vivono intorno a loro.

«Sono molti – conclude Di Mauro – i ragazzi che, pur stando uno vicino all’altro, non si parlano ma continuano a tenere lo sguardo fisso sul telefonino. Se non mettiamo un freno a questa vero e proprio invasione, le nuove generazioni andranno sempre più verso l’isolamento».

©RIPRODUZIONE RISERVATA
































































Gentile
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Quando buttare latte, yogurt e pelati. Il trucco della data di scadenza

di Antonio Galdo

Tra i trucchi che l’industria alimentare ha inventato per alimentare consumi inutili e sprechi c’è quello delle scadenze. Dobbiamo imparare a leggerle, perché il cibo scaduto non è sempre da buttare e dietro questo meccanismo si nasconde uno dei motivi per i quali gli italiani gettano ancora nel cestino quasi il 20 per cento della spesa.

Per regolare i tempi entro i quali un prodotto è ancora commestibile, la normativa europea impiega la dicitura “da consumare entro il” che si applica al cibo fresco ad alta deperibilità e la dicitura “consumare preferibilmente entro” che indica invece un termine entro il quale il prodotto non diventa pericoloso o dannoso ma semplicemente perde alcune caratteristiche organolettiche.

Esclusi alcuni alimenti come il latte fresco che ha una durata extra di un altro solo giorno e le uova da consumare al massimo entro due, tre giorni dopo la data di scadenza, ci sono quindi tanti altri prodotti che anche se scaduti oggi non è detto che debbano essere buttati via il giorno dopo.

Ad esempio, lo yogurt si può mangiare anche una settimana dopo la sua data di scadenza, al massimo contiene meno fermenti lattici e l’olio si mantiene in perfetto stato anche sei mesi dopo la sua scadenza.

Stessa cosa per le bibite, i pelati, il riso e la pasta: quest’ultima in genere ha una data di scadenza lunga due anni. Questo fa sì che superata tale data l’alimento sia commestibile fino a qualche mese successivo.

Anche il tonno in scatola è buono fino a qualche mese dopo la scadenza indicata così come pesce e carne surgelata. I biscotti perdono sapore e fragranza ma rimangono comunque commestibili fino a uno, due mesi dopo il termine.

La data di scadenza è quindi importante ma fino a un certo punto: piuttosto è fondamentale che gli alimenti vengano conservati sempre in maniera corretta.

Per non sprecare il cibo cercate inoltre di non esagerare con la spesa e non approfittate di tutte le offerte “compri due al prezzo di uno” se già sapete che non riuscirete a consumare i prodotti.

Per fortuna non siamo in tempi di guerra, e non abbiamo bisogno di scorte eccessive che poi finiscono nel cestino dell’immondizia.

 

Per sorridere un pò...

 

 

" Voi medici avete molti nemici a questo mondo! " commenta un signore al  proprio medico e questi " Ma ancora di più nell'altro, mi creda ".

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Il medico al suo assistito: " Avete consultato qualcuno prima di venire da me? "- Ed il paziente " Il farmacista ..."  -" E che corbelleria di consiglio via ha suggerito quel somaro? " --" Di farmi visitare da Lei, signor Dottore ! ".

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" Dottore, sto male , ho tanti dolori, soffro ....Fatemi morire...".- "  Di

questo non dovete impicciarvi! ...Non vorrete mica insegnarmi il mestiere..."

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" E' morto?Ma se il medico l'ha visitato una sola volta..."- " Caro signore.lei ignora gli enormi progressi della medicina moderna ...".

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Passando dinanzi al cimitero un medico borbottava : " Tutti quelli lì, devono a me la loro posizione "

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Il medico " La sua è una malattia ereditaria." -

Il Paziente " Bene, bene: mandi pure il conto ai miei antenati! "

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Due giovani medici devono scegliere la specializzazione: " Che facciamo ? Gli oculisti o i dentisti " - " Pensa - dice l'uno all'altro - gli occhi sono due ma i denti ..."

L'iniezione fa meno male con un po' di zucchero

14/12/2012

 

Uno studio scientifico dimostra l'efficacia di un tipico rimedio della nonna per i bambini

 

L'iniezione fa meno male con un po' di zucchero

 


 

La scienza certifica la validità di uno dei più tipici rimedi della nonna per non far piangere i bambini alle prese con un'iniezione. E così, i bebè che nei primi 18 mesi di vita possono arrivare a ricevere fino a 15 iniezioni - tra vaccinazioni varie - possono soffrire un po' meno, perché il sapore dolce può dar loro qualche conforto in più. La conferma arriva dall'autorevole "Cochrane Library", che ha revisionato una serie di studi condotti sull'argomento nel corso del tempo.

 

Lo zucchero e il dolore

I ricercatori hanno infatti trovato che, dando alcune gocce di soluzione zuccherina prima dell'iniezione, i bambini non piangevano o lo facevano per poco tempo.

Non è certo se i piccoli sentano il dolore quanto i bambini più grandi o gli adulti, o se sono semplicemente incapaci di esprimerlo. Recenti prove scientifiche mostrano comunque che i bambini piccoli sentono dolore, quindi sono stati messi in atto metodi per ridurre quello causato dalle iniezioni, ad esempio attraverso l'uso di farmaci, creme, ciucci e tecniche di distrazione. Una semplice alternativa è l'utilizzo di una siringa senz'ago o di un contagocce per mettere alcune gocce di una soluzione zuccherina in bocca al bambino. Lo zucchero può aiutare a ridurre il dolore provocando il rilascio di sostanze antidolorifiche o stimolando i recettori del gusto che inducono sensazioni di benessere.

 

Lo studio

Per capire se il rimedio funziona, i ricercatori hanno esaminato i dati di 14 studi condotti su un totale di oltre 1.500 bambini di età compresa tra un mese e un anno.

 

 

Coca Cola: interviene l'Istituto dell'autodisciplina pubblicitaria

20 novembre 2012
 

 

Cresce l'allarme per la diffusa obesità infantile, ma alcune pubblicità sembrano andare nella direzione opposta rispetto alla necessità di promuovere regimi alimentari corretti. È il caso dell'ultimo spot della Coca Cola, dove la bevanda viene proposta come sostituta dell'acqua a tavola. L'Istituto dell'autodisciplina pubblicitaria verificherà l'aderenza al Codice delle prossime campagne pubblicitarie dell'azienda.

 

 

 

 

Il fine della nuova campagna pubblicitaria "Coca Cola 2012: ceniamo insieme!" è quello di promuovere il consumo della bevanda a pranzo o a cena. Nello spot Simone Rugiati, noto chef della trasmissione di La 7 Cuochi e Fiamme, propone la ricetta del giorno (cotoletta di tacchino con melanzana, pomodori, provola e basilico) e quindi dispone tutti i commensali attorno a un tavolo. A questo punto entra in campo la Coca Cola: lo chef mette a tavola una bottiglia e afferma "...e aggiungete tanta felicità! Oggi pranziamo insieme con Coca Cola!".

Un bicchiere contiene il quantitativo di sei cucchiaini di zucchero
Il messaggio propone la nota bevanda come sostituto dell'acqua che, generalmente, accompagna i pasti degli italiani. Un messaggio insidioso e diseducativo, dal momento che seduti attorno al tavolo ci sono anche alcuni bambini. Dal punto di vista nutrizionale, bere Coca Cola durante i pasti incrementa in misura notevole l'apporto giornaliero di calorie e di zuccheri. Ogni bicchiere (250 ml) contiene infatti 27 grammi di zuccheri, il quantitativo di sei cucchiaini, pari a circa la metà della quantità di zucchero che dovremmo assumere nel corso della giornata. Questo mentre si cercano di promuovere stili di vita sani e regimi alimentari corretti, a fronte della crescente obesità infantile in Europa e nel nostro Paese.

Lo spot contribuisce a creare una cultura alimentare scorretta
Sul sito di Coca Cola, l'azienda tenta di spiegare le ragioni del perché sia importante mangiare insieme e afferma che "mangiare insieme è un buon modo per assicurarsi che la famiglia segua una dieta equilibrata". Ma cercare di far passare il messaggio che una bevanda gassata e calorica sia essenziale durante il pasto, soprattutto quando lo spot è rivolto anche a un pubblico di bambini e adolescenti, contribuisce a creare una cultura alimentare scorretta. Per questo motivo abbiamo richiesto l'intervento dell'Istituto di autodisciplina pubblicitaria affinché valuti la conformità della comunicazione commerciale con le norme del Codice di autodisciplina per tutelare gli interessi generali del pubblico.

La risposta dell'Istituto dell'autodisciplina pubblicitaria
A seguito dell'invito rivolto a Coca Cola affinché attuasse una revisione della comunicazione pubblicitaria, l'azienda ha precisato alcuni punti. È stato accolto in maniera positiva l'invito a rivedere il contenuto della propria comunicazione commerciale in oggetto, esplicitando il consumo nell'ambito di occasioni "speciali" e non quotidiane. Dal momento che la campagna non è più in onda, il caso è stato archiviato. L'Istituto dell'autodisciplina pubblicitaria si riserva di verificare l'aderenza delle future campagne Coca Cola con le norme del Codice di autodisciplina delle comunicazioni commerciali.


AIFA: NOTA INFORMATIVA IMPORTANTE SUI VACCINI ANTINFLUENZALI

 

Fonte: AIFA. 9 novembre 2012


 

E' stato rimosso il divieto di utilizzo dei vaccini antinfluenzali fabbricati dalla Novartis V&D adottato in via precauzionale a tutela della salute pubblica nei giorni scorsi. Ciò è stato possibile in seguito alle accurate verifiche effettuate sulla documentazione prodotta dall’Azienda in risposta alle richieste di condurre approfondite indagini su un possibile difetto di qualità presente in alcuni lotti di vaccino e alle concomitanti analisi straordinarie effettuate sia dall’Azienda, sia dall’Istituto Superiore di Sanità. Si sottolinea peraltro che tali lotti non sono mai stati distribuiti e quindi non sono mai stati presenti sul mercato.
Gli ulteriori controlli, aggiuntivi a quelli che vengono espletati di routine, hanno confermato l’assenza di difetti di qualità sui lotti commercializzati.
Ciò dimostra l’estrema attenzione e il rigore delle verifiche cui sono sottoposti tutti i vaccini, tali che, anche laddove si ravvisi la remota possibilità di presenza di un minimo difetto di qualità, vengono adottati prontamente provvedimenti cautelativi a tutela della salute pubblica che riguardano non solo i lotti su cui si nutrono dei sospetti, ma tutta la produzione nel suo complesso. Tali precauzioni sono particolarmente stringenti anche, e soprattutto, perché si tratta di medicinali destinati ad essere somministrati ai cittadini sani per la prevenzione delle malattie. Queste ultime rappresentano il vero pericolo per i cittadini, ai quali si raccomanda di procedere con fiducia al piano di vaccinazione indicato dal Ministero della salute, ai fini di evitare l’insorgenza di patologie influenzali che possono mettere in serio pericolo la loro salute e, per alcune categorie a rischio, anche la vita stessa.

 

 

La cottura al microonde è pericolosa?

Permette di cucinare molto velocemente, ma a volte la qualità dei piatti ne risente, e la paura delle radiazioni elettromagnetiche è sempre in agguato

 
 
 
La cottura al microonde è pericolosa? - Permette di cucinare molto velocemente, ma a volte la qualità dei piatti ne risente, e la paura delle radiazioni elettromagnetiche è sempre in agguato
 
 
 
Il primo modello nacque nel 1946, ma era alto più di un metro e mezzo e pesava quasi quattro quintali; oggi, il microonde è un elettrodomestico piccolino, molto meno ingombrante del forno. Utilissimo per cucinare e soprattutto scaldare in fretta i piatti, è uno strumento casalingo di cui difficilmente i workaholic riescono a fare a meno; lo stesso non può dirsi di chi è abituato a preparare con cura e pazienza il propriocibo, e ha un occhio di riguardo per la loro qualità.

Eh sì, perchè a prescindere dalla questione ancora dibattutissima sui possibili pericoli del microonde, è indubbio che anche solo il gusto del cibo cambi se cotto al forno oppure se bombardato dalle radiazioni elettromagnetiche. Il pane si ammoscia, così come la pasta, e ottenere croccantezza e fragranza diventa impossibile. Ci si può scaldare il latte, o i piatti in busta creati apposta per il microonde, ma rinunciate a una cucina veramente raffinata.

Non vi interessa, e avete realmente poco tempo? Prima di acquistare un microonde però dovete sapere come funziona: il microonde produce radiazioni elettromagnetiche che "scuotono" le molecole presenti neglialimenti, provocando agitazione termica, e cioè il surriscaldamento desiderato; per questo motivo le uova non si possono cuocere con il microonde, perchè le molecole d'acqua agitandosi farebbero scoppiare il guscio.

Queste radiazioni, nel caso fosse confermata l'ipotesi secondo cui rilasciano negli alimenti scorie, potrebbero causare ai consumatori di tale cibo malattie come il cancro. 
Una risposta certa non si ha: le multinazionali affidano a team di scienziati il compito di effettuare ricerche rassicuranti, che neghino gli effetti nefasti del microonde, ma ad oggi in effetti nessuno studio medico accertato è stato pubblicato contro questo elettrodomestico. Per legge la quantità di emissioni non deve superare un certo limite, e i modelli di ultima generazione sono dotati di una schermatura metallica, per aumentare la sicurezza; in genere però, si consiglia di non restare molto vicino al microonde quando è in funzione.


 

 


DALL’AIFA ( AGENZIA ITALIANA DEL FARMACO ) :

 

1) CHE COS’È UN FARMACO EQUIVALENTE (O GENERICO) ?

Un farmaco equivalente è una copia del suo farmaco di riferimento (farmaco “di

marca” o “griffato”) presente sul mercato già da molti anni e il cui brevetto sia scaduto.

Infatti, un farmaco equivalente (o generico) non può essere messo in commercio se il

brevetto del medicinale di marca è ancora valido.

Il decreto legislativo 24 aprile 2006, n. 219 definisce il medicinale generico come “un

medicinale che ha la stessa composizione qualitativa e quantitativa di sostanze

attive e la stessa forma farmaceutica del medicinale di riferimento nonché una

bioequivalenza con il medicinale di riferimento dimostrata da studi appropriati di

biodisponibilità”.

2) QUALI SONO I REQUISITI DI UN FARMACO EQUIVALENTE?

Un farmaco equivalente deve:

- avere lo stesso principio attivo, ossia la sostanza responsabile del suo effetto

farmacologico (terapeutico);

-il principio attivo non deve essere protetto da brevetto;

- avere la stessa forma farmaceutica e via di somministrazione (per es. compresse,

capsule, soluzione iniettabile etc.);

- avere lo stesso dosaggio unitario;

- essere bioequivalente al medicinale di riferimento;

- avere un costo di almeno il 20% inferiore rispetto al corrispondente medicinale di

riferimento.

4) UN FARMACO EQUIVALENTE È MENO SICURO DI UNO DI MARCA?

Un medicinale equivalente per poter ottenere l’Autorizzazione all’Immissione in

Commercio deve presentare gli stessi requisiti di qualità del medicinale originatore ed è

pertanto sottoposto agli stessi test condotti sui medicinali di riferimento. La qualità di un

farmaco è ottenuta mediante un insieme di procedure previste dalla legge comunitaria

(Good Manufacture Practice, GMP) e messe in atto dal fabbricante prima, durante e dopo

la produzione del farmaco stesso.

Inoltre è necessario dimostrare che le sostanze di cui è composto, e in particolare il

principio attivo, non siano dannose alle dosi che saranno impiegate nella pratica clinica.

Il dossier per l’autorizzazione di un nuovo medicinale dovrà contenere tutta una serie di

sperimentazioni e studi condotti sugli animali al fine di accertare della sicurezza dei

principi attivi. D’altra parte, queste prove hanno un senso se la sostanza attiva è nuova e

non ancora testata sull’uomo, ma sono da considerare superflue una volta che la

sostanza stessa sia ben conosciuta ed il suo uso clinico consolidato da numerosi anni di

commercializzazione.

3) CHE COSA SONO GLI ECCIPIENTI E COME MAI POSSONO

ESSERE DIVERSI NELLA FORMULAZIONE DEI FARMACI EQUIVALENTI?

 

Gli eccipienti sono sostanze inerti e non hanno proprietà terapeutiche, la loro funzione è

quella di rendere somministrabile un principio attivo, la componente del farmaco che

svolge azione terapeutica.

Ciononostante un certo numero di eccipienti possono avere rilevanza per la sicurezza di

un medicinale. Per esempio farmaci contenenti saccarosio devono essere somministrati

con attenzione ai pazienti diabetici. Altri eccipienti, come i parabeni, possono

determinare reazioni allergiche ed è noto che i farmaci contenenti lattosio non sono

indicati in soggetti intolleranti a questa sostanza.

Per tale motivo i foglietti illustrativi dei medicinali riportano sempre specifiche

 avvertenze per determinati eccipienti, in

ottemperanza ad un’apposita linea guida predisposta dalla Comunità europea.

La normativa prevede che un farmaco equivalente possa contenere eccipienti diversi da

quelli del farmaco “di marca”, l’importante è che il medicinale ottenuto sia

bioequivalente rispetto all’originale.

5) UN FARMACO EQUIVALENTE È MENO EFFICACE DI UNO DI MARCA?

Per stabilire l’efficacia di un medicinale equivalente, invece dei normali studi clinici

previsti per un medicinale “nuovo”, si deve compiere solo uno studio di bioequivalenza,

cioè uno studio per verificare l’equivalenza terapeutica tra due formulazioni simili.

Il confronto degli effetti terapeutici di due medicinali contenenti la stessa sostanza

attiva è un modo cruciale di valutare la possibilità di sostituire un farmaco innovatore (di

riferimento) con un medicinale essenzialmente simile (generico).

Due farmaci sono da considerarsi bioequivalenti quando, con la stessa dose, i loro

profili di concentrazione nel sangue rispetto al tempo sono così simili che è improbabile

che essi possano produrre differenze rilevanti negli effetti di efficacia e sicurezza.

6) COME MAI I FARMACI EQUIVALENTI COSTANO MENO DI QUELLI DI MARCA?

I medicinali equivalenti hanno un prezzo inferiore di almeno il 20% rispetto ai

medicinali di marca, come diretta conseguenza della scadenza del brevetto del principio

attivo di cui è composto il medicinale.

Scaduto il brevetto la legge consente, a chiunque sia in possesso dei mezzi tecnologici

e delle strutture idonee, di riprodurre, fabbricare e vendere, previa autorizzazione

dell’AIFA, un medicinale la cui efficacia e sicurezza sono ormai consolidate e ben note.

Chi chiede l’autorizzazione per un medicinale equivalente può praticare prezzi molto

competitivi rispetto all’azienda titolare del prodotto di marca perché non deve investire

risorse nella ricerca (il principio attivo è noto) e quindi non deve condurre studi preclinici

e neanche studi clinici per dimostrare l’efficacia e la sicurezza del medicinale nell’ uomo

(già condotti dall’azienda proprietaria del brevetto al momento della prima richiesta di

autorizzazione).

 

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da "  lifestyle "
La dieta va in fumo in 3 ore 
Trascorse tre ore dal pasto, i grassi consumati si depositano già su fianchi e girovita; per eliminarli, è meglio assumerli di mattina


Si ingrassa a vista d’occhio, nel senso letterale del termine: dopo ogni pasto infatti i grassi assunti vanno subito a depositarsi su fianchi e girovita; è quanto scoperto da uno studio condotto dall’Oxford University. Fredrik Karpe e il suo team di ricercatori hanno invitato alcuni volontari a mangiare del grasso trattato in modo da essere facilmente rintracciabile nell’organismo; individuarlo è stato facile, e si è scoperto che le cellule nel tessuto adiposo intorno alla vita catturano e incorporano subito le goccioline di grasso come riserva energetica.

Uno strappo al menù dietetico quindi può essere fatale, e cancellare risultati di settimane in poche ore, per l’esattezza tre, il tempo che basta per far lievitare il girovita. E’ per questo che i regimi dietetici restrittivi non funzionano: a un certo punto si crolla e ci si abbuffa, mandando a monte tutti gli sforzi fatti con un solo maritozzo alla panna. Gli strappi alla regola però sono meno gravi se fatti di mattina: mangiare un cibo molto calorico all’inizio della giornata permette all’organismo di bruciare energia fino a sera, cioè fino a quando il corpo non si riposa. Consumare cibi ultracalorici e grassi di sera invece è lo sbaglio peggiore, perché durante la notte il corpo non brucia le calorie, accumulandole sotto forma di cuscinetti adiposi.

Il grasso consumato a colazione non si deposita sui fianchi, mentre quello assunto di sera per metà diventa una “zavorra” fisica, difficile da smaltire. Inoltre, come ben sappiamo, il grasso si accumula nelle donne soprattutto su cosce, fianchi e sedere, deformando in fretta una bella silhouette.

 

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IL  segno  zodiacale

carattere e problemi di salute

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pesci

acquario

capricorno

sagittario

scorpione

            bilancia

 

vergine

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leone

cancro

 

 

gemelli

 

 

toro

ariete

 

 

 

 

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da " WWW.ENIGMEDIA:IT "

 

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Per sorridere un pò...

Un uomo si confida con un amico:
Sai sono stato dal quel famoso specialista, ed egli mi ha assicurato che mi avrebbe fatto camminare in 2 settimane!
- Cavolo, e c’è riuscito?
- Sì per forza, ho dovuto vendere la macchina per pagare il conto

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Una vecchietta si trova a letto con la febbre e chiama il suo medico.
Dottore non mi sento bene ho la febbre alta!
Il medico le chiede: Senta, le battono per caso anche i denti?
La vecchietta: Aspetti un secondo che guardo...no sono fermi sul comodino!

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Un tipo si siede a tavola tutto vestito di bianco, dal berretto sulla testa, a calze e guanti bianchi.
- Ma che fai vestito così? chiede un amico
- Eh, il dottore mi ha detto di mangiare in bianco...

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Gesu' torna in terra e apre un ambulatorio medico.
Il primo giorno nella sala d'attesa tutti si chiedono come sara' il nuovo medico.
Dopo poco Gesu' si affaccia e chiama: "Avanti il primo!".
Entra un signore in carrozzella che dice: " Dottore, ho un mal di gola fastidioso... ". Gesu' lo interrompe alzandosi, chiude la porta ed esclama: "Ma tu non puoi camminare!".
"Si' - dice il paziente - dalla nascita.
Ma .. dicevo ..
quel pizzicore alla gola ...".
"Alzati e cammina - lo interrompe nuovamente".
"Ma... ".
"Silenzio! Ho detto alzati e cammina!".
Il paziente, incredibilmente, si alza in piedi, saluta, ringrazia Gesu' ed esce.
Gli altri, vedendolo, gli chiedono: "Allora, com'e' questo nuovo dottore?".
E il miracolato: "Come tutti quegli altri.
Non mi ha neanche visitato!".

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ILLUSIONE OTTICA

COSA VEDI ?

UNA PERSONA ANZIANA O UNA BELLA FANCIULLA ?

                                                                                                             

 


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Fattori che mettono a rischio la dieta

In molte si mettono a dieta ma in poche possono dirsi in forma. Perché perdere peso sembra una missione impossibile? L'11°congresso europeo sulla nutrizione ha reso noti quali sono gli scogli più difficili da affrontare

 
 
 
Fattori che mettono a rischio la dieta - In molte si mettono a dieta ma in poche possono dirsi in forma. Perché perdere peso sembra una missione impossibile? L'11°congresso europeo sulla nutrizione ha reso noti quali sono gli scogli più difficili da affrontare
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La prova costume. Disintossicarsi dopo le Feste. Perdere immediatamente la pancetta ereditata dai bagordi di Pasqua e Pasquetta. Quel paio di jeans che non ti si abbottonano più neanche se ti sdrai sul letto e trattieni il fiato fino a diventare cianotica. I motivi per decidere di mettersi a dieta sono tanti ma a quanto pare hanno ben poco mordente. Dall’11° congresso europeo sulla nutrizione è emerso infatti che su cento persone che si mettono a dieta ben ottanta, in maggioranza donne, lasciano perdere quasi subito.

Tutta colpa della serotonina (e della gola diranno alcune di voi!) che nelle diete con pochi carboidrati cala notevolmente dando vita ad una serie di sensazioni che vanno dalla depressione al senso di esclusione sociale, passando per una serie di disordini alimentari compulsivi che spesso si risolvono nel consumo massiccio di cioccolato, alimento che riporta immediatamente questa sostanza ai livelli di partenza e spinge il nostro peso, di contro, verso vette inesplorate. E le controindicazioni non sono finite qui. Tra i fattori che spingono le donne ad abbandonare le diete iperproteiche vi sono anche una serie di controindicazioni come: alitosi, mal di testa, carenza di calcio e perdita di capelli. E la gola diranno ancora una volta alcune di voi. Il punto è che, per altro, tali problematiche non sono bilanciate da un rincuorante risultato una volta salite sulla bilancia. Ed ecco spiegato perché ci ritroviamo a ripiegare sulle barrette dietetiche per merenda (illudendoci che da sole bastino per rimetterci in forma) mentre le diete più famose come quella a zona e quella bilanciata vengono abbandonate in tempi record.

Il trucco per non incorrere in questa trappola? Essere ben convinte di voler perdere peso (quindi iniziare solo dopo aver testato la propria forza di volontà) e non buttarsi in titaniche imprese fai da te utili al massimo per perdere due o tre chili dovuti a qualche strappo alla regola di troppo. Per perdere peso in maniera regolare e duratura agendo anche sul metabolismo occorre sempre affidarsi ad un esperto che consideri il nostro stile di vita, il nostro stato di salute e anche le nostre papille gustative. La dieta non è uno strumento di tortura medievale: basta farla utilizzando il cervello!

 



 
Redazione Staibene.it - 9  Febbraio  2012

 

Meteo influenza, arriva il picco

Soccorso del Ministero della Salute con sito e App per cellulari


 
 
La tempesta perfetta dell’influenza arriverà in Italia a partire dal prossimo week end ed il ministero della Salute corre ai ripari con le nuove tecnologie, un sito internet e perfino 3 App per smartphone gratuite che dicono agli italiani cosa fare.
Secondo i dati dell’Istituto superiore di sanità, nell’ultima settimana di gennaio mezzo milione di italiani sono rimasti a letto con l’influenza, una cifra considerevole che tuttavia, secondo le statistiche, si è verificata in un periodo di media diffusione del virus . Il peggio dovrebbe arrivare infatti nei prossimi i giorni, quando si verificherà la congiunzione di due fenomeni eccezionali: l’ondata di freddo, gelo e neve che continuerà a colpire il Paese e, nello steso tempo, l’arrivo del picco stagionale di diffusione del virus.
Forse per le polemiche che sono intervenute sull’efficacia degli allerta – neve della Protezione Civile, Il Ministro della Salute Balduzzi ha giocato d’anticipo ed il Ministero è sceso in campo massicciamente con una vasta opera di prevenzione che per la prima volta ha fatto ricorso alle nuove tecnologie: un sito internet interattivo, www.campagnainfluenza.it che presenta il test interattivo per riconoscere i sintomi dell’influenza, e 3 servizi utili per chi deve programmare settimane bianche viaggi, o impegno di lavoro: il Meteo influenza, una applicazione che sulla base dei dati statistici delle stagioni influenzali 2006-2010, indica in quali settimane il rischio di contrarre influenza è più o meno alto, l’ Influenzometro, che con una serie di domande interattive aiuta a capire se i sintomi sono quelli del virus o se si tratta di un banale raffreddore e il

 

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La stanza più pericolosa della casa? Il bagno

Scritto da Yahoo! Lifestyle | Yahoo! Lifestyle – dom 5 feb 2012 17:34 CET

La stanza più pericolosa della casa

Non occorre essere 80enni per rischiare: anche un ragazzo di 25 anni può farsi male in bagno. Lo dimostrano i risultati di una ricerca condotta dal Centers for Disease Control and Prevention di Atlanta, negli Stati Uniti, che ha eletto il bagno a stanza più pericolosa della casa. Sulla scia di questo rapporto, anche la Regione Toscana ha elaborato un volume, "Fondamenti di prevenzione degli infortuni domestici", dove si legge che in un caso su due la vittima di un incidente domestico è impegnata nella cura della persona. Il 10% degli adulti che finisce al pronto soccorso lo deve proprio ad una caduta in bagno.

[Le abitazioni moderne possono diventare posti rischiosi per la nostra salute. Ecco i metodi da adottare per renderla sicura e incontaminata]

Trappola di porcellana

Le insidie da stanza da bagno sono da ricercarsi in primo luogo nei materiali con cui è costruito: se bagnati, marmo, porcellana e vetro possono diventare pericolosi ed essere all'origine delle cadute che nel 46% degli accessi registrati al pronto soccorso possono portare anche alla morte. I più colpiti sono le donne a causa della ridotta massa muscolare e superficie ossea, e gli over 65. Dopo gli 85 anni è difficile trovare qualcuno che non sia stato vittima della trappola di porcellana.

I sanitari più pericolosi

I sanitari più pericolosi variano a seconda dell'età. Per gli under 25 è la vasca (27% dei casi studiati), spesso pericolosa a causa di un uso non molto intelligente dell'alcool. Per gli anziani invece sembra che sia il water l'insidia da evitare (14% dei casi): con l'età è sempre più difficile rialzarsi dalla seduta.  Ma alcuni di loro non riescono nemmeno ad arrivare in bagno oppure, una volta rialzatisi dal water, perdono l'equilibrio. Secondo Niccolò Marchionni, già presidente della Società italiana di gerontologia e geriatria «la "classica" caduta dell'anziano è quella notturna: ci si sveglia per andare in bagno e il calo di pressione che si verifica alzandosi in piedi fa perdere coscienza. A facilitare tutto ciò, la cattiva abitudine di molti di assumere regolarmente benzodiazepine per addormentarsi: nell'anziano rendono ancora più difficile mantenersi stabili in posizione eretta». Gli effetti di queste cadute corrispondono nel 17% dei casi a delle semplici fratture, a distorsioni e slogature (20%) oppure a contusioni e abrasioni (29%).

[I bagni pubblici? Una festa per i batteri. Ecco a cosa fare attenzione]

Ecco come rendere più sicuro il bagno:

Se abbiamo scelto di dotare il bagno di una vasca, meglio sceglierne una dotata di seggiolini che permettano di lavarsi comodamente seduti. Esistono in commercio dei ritrovati meccanici che aiutano a immergersi e risollevarsi dalla vasca.  Inoltre ricordate di inserire sul fondo degli appositi tappetini antiscivolo.

Se invece dovete mettere in sicurezza la doccia, basta uno sgabello mobile. Questa soluzione è adatta per persone anziane, ma anche per bambini e donne incinte. Anche qui non dimenticatevi di inserire i tappetini antiscivolo per evitare di cadere una volta rialzati.

Se la casa è abitata da persone over 65 meglio dotare la stanza da bagno di un water con una seduta più alta, in modo da evitare la perdita dell'equilibrio una volta rialzati.

Sistemate accanto al water e alla vasca dei maniglioni che offrano il sostegno adatto al movimento nella stanza da bagno.

Fare attenzione alla presenza di elettrodomestici (lavatrice, asciugacapelli, ecc.) posizionati nei pressi di vasca e lavandini: la lavatrice deve trovarsi ad almeno 60 cm dal bordo di vasca o doccia; le caldaie o gli scaldabagni devono essere distanti dalla doccia e mai posizionati sopra la vasca.

Evitate di tenere in bagno tappetini morbidi soggetti all'inisidioso arrotolamento, all'origine di molte cadute, soprattutto notturne.


Campania, dall'emergenza rifiuti all'emergenza tumori

Giovedì, 12 gennaio 2012 - 14:21:35
rifiuti

di Francesco Bertolucci

Aumento del 20 per cento delle patologie oncologiche dovute all'inquinamento, aspettativa di vita di due anni inferiore al resto d'Italia, tumori alla mammella registrati anche sotto i 20 anni: questa è Napoli e la Campania. Spenti i riflettori sull'emergenza rifiuti – eccezion fatta per le news sullo smaltimento che avverrà in Olanda – dei problemi napoletani si è smesso di parlare. E soprattutto, di cosa abbia comportato l'emergenza rifiuti e il conseguente inquinamento nella popolazione, si è detto poco.

Per capire il danno che l'inquinamento ha causato ai cittadini campani, abbiamo chiesto lumi al professor Antonio Marfella, tossicologo e oncologo dell'Ospedale Pascale di Napoli. “Soltanto negli ultimi anni le patologie oncologiche dovute con ogni probabilità agli sversamenti tossici sono aumentate del 20 per cento – spiega il professore – i cancri alla mammella nelle donne sono il doppio rispetto al resto d'Italia come sono aumentati in modo esponenziale i carcinomi al testicolo negli uomini campani che detengono ora il triste primato di avere il minor numero di spermatozoi di tutti i maschi del Belpaese. Le donne campane non hanno alcun vantaggio nel fare lo screening alla mammella sopra i 40 anni visto che più di una donna su 7 ha il cancro prima dei 40 anni e spesso addirittura sotto i 20 anni. A questo proposito trovo vergognoso che oncologi come Umberto Veronesi inneggino alle grandi capacità della medicina e non piangano sul fatto di dover registrare questi dati a causa dell'inquinamento”.

I dati non finiscono qui visto che le percentuali di tumori infantili sono il doppio rispetto ad esempio alle medie degli Stati Uniti mentre di quelli al polmone, così come dei tumori alla vescica, la città ne detiene il triste primato italiano insieme al Piemonte. “Studi eseguiti e conclusi nel giugno del 2011 dal professore Antonio Giordano della Sbarro Healt Research Organization di Philadelfia – osserva Marfella – hanno sottolineato come l'aumento di tumori nel napoletano sia correlato ai rifiuti tossici. Il ricercatore del Cnr di Pisa Alfredo Mazza lo aveva già detto nel 2004 e nell'ottobre dello scorso anno il dottor Fusco dell'Istituto Superiore di Sanità ha confermato la correlazione tra le discariche illegali e l'aumento di tumori. Questi studi sono conferme. Già 3 anni fa i rapporti dell'Istituto Superiore di Sanità confermavano un aumento sino all’83 per cento delle malformazioni neonatali ad apparato urogenitale e sistema nervoso nei cittadini campani residenti in prossimità di discariche sia autorizzate che abusive. È un dato conclamato che l'aspettativa di vita dei cittadini campani sia di due anni inferiore a quella di ogni altro cittadino italiano. Aspettativa che raggiunge anche i 4 anni in meno in alcune zone della regione. E tutto a causa dell'inquinamento e non per singole abitudini visto che stile di vita e consumi dei napoletani sono simili a quelli degli altri abitanti della penisola”.

Eppure non sempre è stato così. “Fino a venti anni fa la Campania era in linea con le Marche, regione che oggi detiene il primato di longevità – sottolinea il professore – poi i terreni della Campania sono diventati una discarica industriale dove i grandi evasori industriali del nord insieme alla camorra hanno cominciato a sversare i loro rifiuti tossici. Questi rifiuti sono il vero problema dato che i cittadini campani, dati alla mano, producono 400 chili di immondizia pro capite, ovvero 70 chili meno della media nazionale. Già anni fa dicevamo che c'era un problema ma nessuno ci ascoltava e non potevamo affidarci ai dati dato che non avevamo un registro dei tumori regionale né laboratori per misurare la diossina o analizzare il patrimonio zootecnico come la mozzarella”.

L'accordo con l'Olanda per bruciare i rifiuti nei Paesi Bassi può far migliorare la situazione. “E' una amara considerazione ma è vero – ammette – dato che i fumi tossici che avrebbero appestato la Campania ora se ne andranno nelle cittadine olandesi. In più, azzera il gioco della camorra di sversare e bruciare i rifiuti negli inceneritori campani. Insomma, posso solo dire 'Viva l'Olanda'”.

 

 

 

 

Fonte : DoctorsNews33. 26 ottobre 2011

Ricetta elettronica, Brunetta vuole accelerare con il dl sviluppo

La ricetta elettronica si candida a figurare tra gli interventi del tormentato dl sviluppo, ancora in gestazione per la difficoltà di far quadrare la richiesta di investimenti per la crescita con la necessità di tenere i conti sotto controllo. E secondo il Sole 24-Ore, che venerdì ha anticipato la notizia, a rendere la ricetta elettronica di Brunetta un progetto "spendibile"sarebbe proprio l'assenza di costi. Di più: neanche un centesimo in uscita e 4 miliardi di euro in entrata, sotto forma di risparmi per il Ssn una volta che il sistema sarà andato a regime. Cifre che il ministro della Funzione pubblica avrebbe esposto nei giorni scorsi ai colleghi che stanno lavorando al decreto attirandone l'attenzione. Il piano di Brunetta, in sostanza, è quello di imprimere un'accelerazione vertiginosa alla digitalizzazione delle prescrizioni. I medici, cioè, dovrebbero iniziare a sfornare ricette elettroniche già dal prossimo marzo, con l'obiettivo di eliminare completamente la carta entro il 2015. Allo scopo, il Ministro avrebbe disegnato una "road map" che prevede la smaterializzazione di ameno il 40% delle prescrizioni entro la fine del prossimo anno, il 70% per la fine del 2013 e il 90% per dicembre 2014. Se il dl sviluppo dovesse accogliere il piano, alle Regioni verrebbero dati meno di cinque mesi per mettere in rete prescrittori, farmacie e strutture del Ssn. E chi non riuscisse a rispettare l'appuntamento, verrebbe sanzionato con tagli ai finanziamenti «integrativi» del Fondo sanitario. Quest'ultimo passaggio rappresenta lo scoglio principale all'integrazione del piano nel decreto governativo. Difficile infatti che le Regioni possano digerire un provvedimento che costringe una buona parte di loro (e specialmente quelle più in difficoltà con i bilanci) a pagare interamente la realizzazione dell'infrastruttura telematica. E lo stesso vale per il fascicolo sanitario elettronico, altro progetto telematico sul quale Brunetta vorrebbe che il dl sviluppo desse un'accelerata. In pratica, il Ministro vorrebbe che il fascicolo sanitario elettronico cominciasse a concretizzarsi dall'inizio del nuovo anno, parallelamente alla ricetta digitale. E, ancora una volta, senza oneri per la finanza pubblica. Regioni permettendo.


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I PEDIATRI ESPRIMONO PREOCCUPAZIONE PER UN CONSUMO NON CONTROLLATO DI INTEGRATORI ALIMENTARI NEI BAMBINI


Fonte: Adnkronos Salute. 12 maggio 2011

 

 

Troppi integratori, spacciati come tutti naturali, vengono dati a bambini e ragazzini, senza preoccuparsi delle conseguenze. In molti casi anche gravi. E' l'allarme lanciato da Mati Berkovitch, presidente dell'Israele Society of Pediatric, dal I congresso internazionale sull'assistenza primaria pediatrica, in corso a Tel Aviv. Pillole e sciroppi, venduti come integratori, vengono utilizzati per placare le coliche gassose dei neonati o la tosse nei più grandicelli, ma anche per dimagrire. Questi prodotti, spiega il pediatra, "sono poco valutati scientificamente. Vengono spacciati come prodotti naturali, ma contengono moltissimi ingredienti, non tutti noti e non tutti naturali. In alcuni contro le coliche dei neonati - avverte - c'è un 20% d'alcol, in altri per la tosse un sedativo che non può essere somministrato ai bimbi piccoli".
Non si tratta, dunque, di sostanze naturali e innocue. E si possono correre non pochi rischi. "Riceviamo dagli stessi cittadini - prosegue - numerose segnalazioni di reazioni avverse da integratori nei bambini. In alcuni casi anche gravi. E nell'ospedale in cui lavoro io, molti bambini arrivano in gravi condizioni. Vediamo numerosi i casi di tossicita' epatica". "Alcune settimane fa - racconta il pediatra israeliano - è arrivato in ospedale un ragazzo di 15 anni, ricoverato per insufficienza renale transitoria e problemi cardiaci. Prendeva un dimagrante che doveva essere tutto naturale, aveva perso 6 kg in 6 settimane". L'adolescente si è ripreso, ma "le analisi hanno evidenziato nelle capsule la presenza di 23 mg e di 32 mg di sibutramina, 3 volte la dose consueta" di questo anoressizzante, ritirato dal commercio in diversi Paesi.
Esprime preoccupazione sull'uso, a volte abuso, di questi prodotti e sulle conseguenze anche il farmacologo Achille Caputi. "C'è un problema di controlli e non c'è un sistema di monitoraggio sugli effetti collaterali. Questi prodotti non sono sottoposti agli stessi test dei farmaci e non conosciamo gli effetti di alcune sostanze nell'interazione con i medicinali nè le conseguenze del fatto che vengono assunti da persone sane", sottolinea il past-president della Societa' italiana di farmacologia.

 

Primo bilancio della sanità elettronica al ministero: la strada è tracciata, restano ancora difficoltà per ricette online e fascicolo

da "Panoramamedico news"
 
14/04/2011
 
Nonostante le difficoltà, nonostante i ripetuti flop tecnici, la strada verso una totale sanità elettronica è spianata. Il ministro per l’Innovazione Brunetta ne fa il suo cavallo di battaglia, come tra l’altro confermano ai piani alti di Palazzo Vidoni, quartier generale dell’E-health italiano: “Tra certificati telematici, ricette online e fascicoli sanitari elettronici, il futuro è sempre più vicino. Basti pensare che già oggi i certificati di malattia cartacei non raggiungono il 4% del totale dei documenti inviati all'Inps", afferma Paolo Donzelli, direttore dell'Ufficio studi e tecnologie del Dipartimento per le innovazioni e le tecnologie del ministero della Pubblica amministrazione.
 

 Sempre più spazi, dunque, al Fascicolo sanitario elettronico, alla telemedicina, alla teleradiologia, alla gestione documentale sanitaria. Tra i progetti di e-health già a regime ci sono i certificati di malattia online dei lavoratori pubblici e privati. "Ad oggi - spiega Donzelli - il sistema è utilizzato da circa il 90% dei medici di famiglia, tanto che all'Inps - dalla data di attivazione - sono già arrivati oltre 8 milioni e mezzo di certificati". Ancora in una fase sperimentale invece la ricetta online e il fascicolo sanitario elettronico. "Per quanto riguarda la ricetta - spiega Donzelli - stiamo lavorando affinché i passaggi siano accelerati. Bisogna però tenere conto che si tratta di un sistema complesso: ogni anno in Italia si redigono da 600 a 800 milioni di ricette". Anche per il Fascicolo sanitario elettronico - che raccoglie in pratica tutti i documenti generati dai contatti del cittadino con il Ssn (referti, analisi, prescrizioni, eccetera) - i tempi rispetto ai certificati di malattia telematici sono un po' più lunghi. "Al momento - afferma Donzelli - 12 Regioni stanno collaborando per interfacciare i propri sistemi per il passaggio dei dati da regione a regione, seguendo così la mobilità del paziente. Inoltre il ministero della Salute – precisa Donzelli - ha già attivato un tavolo di lavoro e definito le linee guida nazionali". “Il fascicolo elettronico – ha detto di recente il ministro della Sanità Ferruccio Fazio - contiene una serie di dati anamnestici, ma anche multimediali, come le analisi diagnostiche per immagini. Inoltre - ha aggiunto Fazio - il fascicolo elettronico può essere un documento prezioso anche per quanto riguarda le indagine epidemiologiche. Oggi, noi - ha spiegato - per fare il riparto del Fondo sanitario nazionale non possiamo utilizzare il criterio principe della prevalenza delle malattie, perché abbiamo solo i dati delle cartelle cliniche, ma non i dati territoriali”. “Il fascicolo elettronico consentirà invece la raccolta di questo tipo di elementi. A questo scopo - ha concluso Fazio - in un disegno di legge passato in Consiglio dei ministri e che arriverà presto in Parlamento, abbiamo previsto un articolo in cui si afferma che il fascicolo elettronico può essere utilizzato come database proprio per avere questo tipo di informazioni”.

 

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da "Panoramamedico news"

 

La crisi taglia le spese le spese sanitarie: si risparmia su alimentazione e dentisti. E diminuiscono i ricoveri negli ospedali italiani


La crisi incalza gli italiani che tagliano dove non si dovrebbe, sull'alimentazione, sullo sport e sulle cure, in particolare quelle odontoiatriche. In sostanza, si taglia sulla salute. Uno su 10 non va dal dentista anche se occorre, l'alimentazione viene dirottata verso cibi non salutari e la sedentarietà, il fumo e l'alcol fanno il resto. I cittadini, insomma non 'stanno tutti bene'. E' il ritratto del Paese, descritto nell'ottava edizione del rapporto Osservasalute 2010, presentata all'università Cattolica di Roma, dal quale emerge che è aumentato in tutte le regioni il numero di quelli obesi e in sovrappeso, compresi i bambini e, indicatore eclatante, negli ultimi cinque anni l'aspettativa di vita ha subito una frenata: solo 3 mesi in più per le donne e 7 mesi per gli uomini...

 

Fitness e benessere

 

In punta di piedi

 

Se bella vuoi apparire un po’ devi soffrire, si diceva una volta. C’è da domandarsi se ne vale la pena quando la sofferenza può trasformarsi in un disturbo che per essere risolto necessita dell’intervento di un medico. E’ infatti lo scotto che devono pagare, per esempio, piedi maltrattati da tacchi vertiginosi, punte improbabili o calzature da ninja giapponese. Molte persone presentano la predisposizione ad avere l’alluce a martello o con la borsite ma certe scarpe possono essere un fattore che trasforma questa condizione in problema.

Problemi che naturalmente non si fermano al piede, anzi alla punta dei piedi, ma si riflettono più in alto sulla gamba, su anche e colonna vertebrale in pratica su tutta la postura. Questo è quanto denunciato da molti podologi americani in riferimento alla moda statunitense che grazie alla globalizzazione condividono anche gli europei.

 

Chi è la più bella del reame?

L’attenzione è rivolta per lo più alla popolazione femminile generalmente più attenta ai diktat modaioli e pronta a soffrire giusto un po’ pur di entrare nei recentissimi modelli molto stretti, a punta, con tacchi fino a 12-14 cm circa. Le cose non cambiano di molto nemmeno quando la punta è arrotondata. Ma gli esperti non consigliano neppure le popolari infradito perché sono troppo piatte, troppo morbide e non offrono sostegno né protezione né contenimento al piede che rischia maggiormente urti e scivolate.

In particolare il tacco molto alto fa sì che il piede scivoli fuori dalla sua posizione naturale e accorcia il tendine di Achille; inoltre sposta il peso del corpo in avanti in modo sproporzionato stravolgendo la funzione stabilizzante del piede nella ripartizione del peso. Tutto il peso grava infatti su un’area più piccola rispetto alla pianta completa e i piedi tendono ad assumere una posizione ruotata verso l’interno che favorisce la distorsione della caviglia.

A ogni passo poi il cuscinetto sotto il tallone assorbe l’urto con il terreno: il piede quindi funge da stabilizzatore rigido che equilibra la distribuzione del colpo. Se viene meno questa funzione ne consegue indolenzimento alle ginocchia, alla schiena e al collo.

Scarpe con la punta stretta o con la suola troppo rigida limitano la flessibilità della parte anteriore del piede e della caviglia: in pratica si riduce il raggio dei movimenti con perdita di forza in quei piccoli muscoli che però servono per procedere in avanti.

 

Meglio comoda

I podologi concordano che la scarpa migliore per la salute del piede è quella che riprende la sua forma naturale, che fornisce sostegno all’arco plantare e presenta una suola flessibile al di sotto della punta del piede, come fanno la maggior parte delle calzature sportive. Una buona scarpa ha una suola relativamente piatta e che si adatta comodamente al tallone e la parte anteriore deve avere abbastanza spazio per accogliere la punta del piede; l’eventuale presenza di stringhe serve per regolarne l’ampiezza.

Naturalmente non è possibile generalizzare in quanto ogni piede ha la sua forma, per esempio per chi ha l’arco plantare alto è comodo un appoggio più morbido mentre per chi ha i “piedi piatti” potrebbe essere necessario avere un maggior supporto.

 

Simona Zazzetta

 

 

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In arrivo 525 mila tessere sanitarie per gli utenti trentini

Appena cominciata la spedizione delle prime card con il microchip

 
dal giornale "  Trentino " 23/2/2011
di Robert Tosin TRENTO.

Una tessera che ne vale quattro. E sta arrivando nelle case dei trentini, dopo una lunga attesa per problemi di stampa a Roma. E' la nuovissima e ipertecnologica tessera sanitaria, dotata di microchip e antennino. Ci permetterà di avere a portata di mano la nostra cartella clinica e tutte le informazioni che riguardano la nostra salute. Venerdì alle poste è stato consegnato il primo pacchetto da 50 mila tessere, ieri ne sono state spedite altre 15 mila e così avverrà ogni giorno. L'obiettivo è quello di consegnare ad ogni trentino la sua fiammante card entro aprile o maggio di quest'anno. La priorità è stata accordata a quei cittadini la cui tessera è già scaduta, ma saranno rinnovate anche quelle tuttora in corso di validità. Alla fine ne saranno consegnate 525 mila: una per ciascuno, neonati compresi. Se la tecnologia è l'aspetto nuovo e fondamentale del nuovo talloncino di plastica, non va trascurato l'aspetto forse più banale: questo oggetto di fatto ne sostituisce quattro. E per chi ha il portafoglio pieno di carte (dalla raccolta punti del supermercato alle carte di credito, bancomat, distributore, tessera sociale e chi più ne ha più ne metta) già questo basterebbe ad approvare la novità. La tessera sanitaria infatti sostituirà quelle nazionale e provinciale (quella azzurra e quella verde) e il codice fiscale. In più avrà validità anche come carta sanitaria europea. Ma l'aspetto innovativo è appunto quello tecnologico. Grazie ad un microchip e ad un atennino incorporato, la card avrà la possibilità di raccogliere le password d'accesso a diversi servizi in totale sicurezza e di poter essere "letta" anche a distanza. Un po' come succede già oggi con le tessere ricaricabili o gli abbonamenti dei mezzi pubblici. Le potenzialità sono quindi infinite. La tessera diventerà una chiave protetta e personale per ottenere tutti i servizi che la sanità e il servizio di assistenza in genere già offre e che potrà fornire in futuro. Il cittadino stesso potrà avere sott'occhio la sua situazione e la sua cartella clinica: dal computer di casa con le sue password potrà vedere le informazioni che lo riguardano direttamente, risparmiandosi magari di cercare tra faldoni di carte dati, diagnosi, referti registrati nel cervellone dell'Azienda sanitaria. E rivolgendosi invece agli sportelli di assistenza pubblica, tutta la sua storia medica sarà a disposizione del personale che si dovrà fare carico delle due esigenze. Informazione completa, dunque, è sempre a portata di mano. E' un sistema che dovrebbe semplificare la vita del cittadino e il suo accesso ai servizi, ma anche rendere più efficiente la macchina pubblica nel momento in cui è chiamata a dare risposte delicate e non superficiali.


Boom falsi allergici e business test, allarme esperti

 

Venezia, 18 feb. (Dall'inviata dell'Adnkronos Salute Adelisa Maio) -

Boom di falsi allergici in Italia. I test per valutare se il pericolo si nasconde nel piatto sono diventati un business: costosi, in molti casi non validati ed eseguiti in centri non specializzati, danno un'alta percentuale di falsi positivi. Con la conseguenza che alimenti importanti come il latte, si eliminano dalla dieta anche senza esserne davvero allergici. A lanciare l'allarme è Massimo Triggiani, presidente eletto della Società italiana di allergologia e immunologia clinica (Siaic), dal Congresso europeo sulle allergie alimentari (Faam), in corso a Venezia. Secondo i risultati preliminari di un gruppo della Siaic che sta studiando il fenomeno, su un 20% di pazienti convinti di avere un'allergia a un qualche cibo, solo l'1-2% ne è realmente colpito. Si stanno diffondendo sempre più "test non scientificamente validati e costosi, non effettuati in Centri allergologici - spiega Triggiani - Si può spendere dai 40, 50 euro fino a 500 euro, ma in molti casi si ottengono falsi positivi". Risultati 'sballati' che portano a un boom di falsi allergici a tavola e alimentano la confusione fra allergie e intolleranze alimentari. Le prime attivano il sistema immunitario scatenando una reazione che può anche essere fatale, le seconde coinvolgono il metabolismo. Invece, convinti di non poter mangiare latticini piuttosto che uova o prodotti a base di cereali, si eliminano questi alimenti dalla dieta, anche dei bambini. Con il rischio di andare incontro a carenze alimentari anche gravi. Attraverso questionari a persone che si ritenevano allergiche, il gruppo di studio della Siaic ha identificato un 20% di pazienti convinti di avere problemi con alcuni alimenti. La maggior parte non mangiava più i cibi ritenuti 'incriminati', anche se indispensabili, come il latte, soprattutto se si tratta di bimbi. Ebbene, utilizzando esami diagnostici validati, gli esperti hanno scoperto che solo l'1-2% era realmente allergico. I dati completi dell"indagine saranno diffusi a maggio. Intanto, Triggiani invita a �non fare autodiagnosi e a rivolgersi a Centri allergologici. E soprattutto, non eliminare gli alimenti dalla dieta" prima di una diagnosi 'vera'.

 

logo pagine mediche

 

 


 

Un italiano su tre usa internet per il sistema sanitario

 

"Il 50% degli italiani utilizza regolarmente internet e 1/3 di loro lo utilizza per definire l'ingresso nel sistema sanitario".

A fare il punto sulla "comunicazione online per i cittadini sulla tutela e promozione della salute" è il ministro Ferruccio Fazio intervenuto oggi al workshop che si è svolto presso l'auditorium Biagio D'Alba e al quale hanno partecipato, tra gli altri, il direttore generale della comunicazione e relazioni istituzionali Ministero della Salute, Daniela Rodorigo e il rettore di Sapienza Università di Roma, Luigi Frati.

L'incontro era finalizzato a fornire un quadro dei progressi fatti dall'amministrazione pubblica, in particolare per quel che riguarda la salute, sul tema della comunicazione ai cittadini che, come ha spiegato Fazio, non deve e non può essere a senso unico: "la comunicazione online ci dice come i cittadini vengono curati, ma ci dà anche informazione sulla customer satisfaction. Si va sempre più - ha aggiunto il ministro - verso un utilizzo di internet che sia uno scambio di informazioni, non solo tra medico e paziente, ma tra i cittadini".

Un trend confermato dagli ultimi dati Istat e Censis. Secondo l'Istat 2010, gli utenti di internet in Italia sono in aumento (48,9%, erano il 44,4 nel 2009), ma ancora sotto la media europea del 65%. Secondo i dati Censis 2010, gli utenti che utilizzano internet per cercare informazioni in materia di salute e assistenza sono il 34% della popolazione mentre il 12,6% individua in internet il primo strumento per informarsi su tematiche mediche.

Di fronte a questi numeri appare ancor più lontano il tempo in cui ci si scambiavano informazioni, suggerimenti e 'dritte' soltanto attraverso il passaparola mediato, a volte, dal medico. Ora, conclude il ministro Fazio, "l'obiettivo è mettere in rete, sempre di più, i dati su efficacia e appropriatezza dei servizi territoriali, di tutte le Asl italiane, come stiamo già facendo".


Da " DoctorNews33 "

Aifa, troppa disinformazione sui farmaci falsi

Anche se nel nostro Paese la quota di farmaci contraffatti venduta rappresenta lo 0,1%, c'é ancora troppa disinformazione sui farmaci falsi e i rischi che si corrono acquistandoli su internet. Basti pensare che il 41% degli italiani non sa che è illegale acquistare farmaci on line». A spiegarlo è Guido Rasi (foto), direttore generale dell'Aifa, a un convegno sul commercio elettronico di farmaci. «Solo il 19% ha coscienza che sia illegale» continua Rasi «mentre il 6% pensa sia legale e il 34% che sia legale solo per i farmaci senza ricetta. Il 33% poi valuta positivamente l'acquisto di farmaci on line». Uno dei rischi che possono scaturire dall'acquisto di farmaci nel mondo virtuale è che se ne «comprino quantità consistenti» prosegue Rasi. «Tra l'altro l'acquisto via web è sempre più diffuso anche tra gli over 64enni, vista la diffusione di internet e l'aumentare dell'invecchiamento». I farmaci che si comprano on line sono generalmente anoressizzanti, per le disfunzioni sessuali, dopanti, antidepressivi o contraccettivi. «Medicinali per cui la privacy» conclude Rasi «gioca un ruolo importante. L'ambito della tutela dei dati sarà quindi uno dei fronti su cui lavorare per contrastare il fenomeno delle vendite on line».
 

da " DoctorNews33 "  Sabato 12/02/2011

 

Radiologia,

inutile il 40% degli esami

Circa il 40% degli esami radiologici che si effettuano in Italia è inutile. Ad affermarlo è Corrado Bibbolino, vice segretario del sindacato radiologi, a margine della prima Giornata europea di radiologia, celebrata ieri in varie città europee. «Alcuni studi, l'ultimo dei quali in corso di pubblicazione, ci dicono che il 40% delle prestazioni sono inutili e spesso anche dannose» aggiunge Bibbolino «non tanto per il problema delle radiazioni ma per la scoperta di non patologie, penso ai fenomeni degenerativi tipici dell'invecchiamento, che destano preoccupazione e richiesta di ulteriori indagini senza che minimamente abbiano a che vedere con lo stato di salute». Punta invece l'attenzione sul ruolo del radiologo inteso come medico, il presidente della Società italiana di radiologia medica, Antonio Rotondo, secondo il quale le liste di attesa che si creano in Italia «sono un falso problema, in quanto la pletora delle prestazioni richieste spesso non corrisponde alla necessità delle stesse». In sostanza, è la sua tesi, «se si invertisse il problema, ponendo al radiologo il problema da risolvere e non la richiesta di indagine, il radiologo avrebbe la capacità di discernere cosa è utile e cosa non lo è».
 


 

Farmaci/ Ricette mediche: un business da 4 mld.

Nel cestino finisce un mld di medicine

 

Sabato 01.01.2011 15:40

 

La nuova rubrica di Affaritaliani.it in collaborazione con www.nonsprecare.it
Vuoi non sprecare? Scrivi e chiedi consiglio ad Antonio Galdo: angaldo@gmail.com

 

antonio galdo

Antonio Galdo
 


Tra i record che abbiamo in Italia c'é anche quello del consumo di farmaci, con una spesa media pro capite di 524 dollari. Che cosa alimenta questa corsa alla pillola?

Innanzitutto la pressione dell'industria farmaceutica (25 miliardi di euro all'anno di fatturato)  che utilizza tutte le armi a disposizione per aumentare la domanda. Si moltiplicano così le iniziative di marketing sia sulle singole malattie sia sui nuovi prodotti per curarle: per una sola patologia si arriva fino a 60 giornate nazionali dedicate all'argomento e 300 locali. Celebriamo perfino la giornata per la prevenzione degli attacchi di panico.

Una macchina infernale di notizie, dati e sollecitazioni all'acquisto, messa a punto con l'obiettivo di sollecitare gli acquisti anche quando non sono necessari. Il secondo anello debole della catena è quello dei medici, molto generosi quando si tratta di scrivere prescrizioni: si contano 7,3 ricette a cittadino. Tanto alla fine il conto lo paga il Servizio sanitario nazionale con una spesa complessiva pari a 4 miliardi di euro all'anno. Diverse indagini della magistratura hanno individuato la rete di questa "fabbrica dei farmaci" con alleanze strette tra i produttori, gli informatori scientifici (i venditori) e i medici. Rompere il meccanismo è molto complicato, anche perché il terzo anello riguarda i nostri stili di vita, le nostre abitudini quotidiane in materia di pillole. Pensate: gettiamo nella spazzatura qualcosa come un miliardo di medicine l'anno, con un costo di 650 milioni di euro. Una follia. L'uso e l'abuso dei farmaci è confermato dal "vizietto" degli italiani di avere medicinali sempre a disposizione in casa, negli armadietti, come se la malattia fosse costantemente in agguato. Il 65 per cento delle famiglie conserva, infatti, tra le 10 e le 20 confezioni di medicine, non curandosi di controllare le scadenze. Salvo poi accorgersi che il farmaco ha concluso il suo ciclo vitale e quindi può finire nel cestino dei rifiuti.

non sprecare


Possiamo fare qualcosa per spezzare la catena degli sprechi? Sicuramente sì. Innanzitutto scegliere medici responsabili, e non dei semplici dispensatori di medicinali. Un noto boss dell'industria farmaceutica americana un giorno confessò pubblicamente: "Il nostro sogno è quello di produrre farmaci per le persone sane". In secondo luogo, gli acquisti delle medicine vanno fatti con parsimonia e secondo le prescrizioni: le scorte sono inutili. Infine, attenzione alle scadenze: se sono troppo ravvicinate, è meglio cambiare confezione. In ogni caso ciascun consumatore di pillole dovrebbe convincersi che questa spesa è coperta dalla Stato, ma alla fine, attraverso le tasse, la paghiamo noi cittadini.

 
da :
 

Tutti più buoni a Natale?

 

 

Sulla rete è tutto un fiorire di calendari dell’avvento. E’ tradizione dei Paesi dell’area linguistica tedesca realizzare un calendario che scandisca i giorni che precedono il Natale.

I bambini possono, seguendo questo calendario, vivere una particolare atmosfera carica di attesa e di significato fino al Natale.

Una sorta di conto alla rovescia per riscoprire, giorno dopo giorno, i valori legati al Natale e il significato più profondo della festa.

L’attesa, il mistero, l’atmosfera di gioia, la condivisione e il calore familiare: sono principalmente questi gli aspetti più importanti legati al Natale e maggiormente sentiti dai bambini; al di là della componente puramente edonistica e commerciale del regalo, il messaggio più importante da far arrivare ai bambini è che Natale vuol dire soprattutto donare amore, pace, affetto.

Si calcola che i bambini desiderino in media tre regali e ne ricevano undici.

Ciò dimostra che spesso gli adulti soddisfano, nel momento dell’acquisto dei regali, più una propria esigenza che un desiderio dei bambini.

Come regolarsi dunque? Non far mancare, per quanto possibile, il regalo tanto atteso, quello che è stato inserito per primo nella lista di Babbo Natale, ma anche non esagerare con decine di regali: una bulimia di pacchetti serve soltanto a confondere i bambini e a convincerli che l’abbondanza sia meglio della qualità.

Ma il Natale è un’occasione importante anche per sentirsi più buoni. Un film norvegese (Only soft presents under the tree) attualmente nelle sale racconta come i protagonisti si trovino, loro malgrado, a dover essere più buoni per forza, riscoprendo così l’autentico valore del Natale.

Stare vicino ai più deboli, a chi non ha nulla, a chi vive in condizioni di precarietà assoluta e di disagio: sono numerose le occasioni offerte nei giorni di festa da associazioni presenti sul territorio per sentirsi, almeno durante il Natale, un po’ più buoni.

Così come tante associazioni internazionali offrono l’opportunità di fare un regalo solidale che aiuterà qualche bambino che vive nelle zone più povere del pianeta.

Ma la bontà natalizia può anche essere diretta a persone più vicine: un familiare, una persona anziana, un amico in difficoltà. Riscoprire il valore del Natale significa anche abbattere le barriere legate alla pigrizia, all’orgoglio e alla paura dell’altro che spesso impediscono di esprimere solidarietà e di offrire aiuto.

Almeno per un giorno, perché non decidere di fare un dono più simbolico, ma carico di significato, invece che regali costosi e spesso impersonali?

To


 

Ho preso così tante medicine che ogni volta che tossisco guarisco qualcuno.

(Anonimo)

 

La cosa più facile che io abbia mai fatto in vita mia è smettere di fumare: dovrei ben saperlo, perché l’ho fatto un migliaio di volte.

(Mark Twain)

 

Nulla più giova all’infermo che l’esser curato da colui ch’egli vuole.

(Seneca)

 

Ma il cuore di certa gente non si domanda mai se valga la pena di fare tanta fatica per pompare il sangue fino al cervello?

(Paolo Cananzi)

 

Quando pensi che a nessuno importi se sei vivo, prova a non pagare per due mesi la rata della macchina.

(John Belushi)

 

L’uomo consiste di due parti, la sua mente e il suo corpo. Solo che il corpo si diverte di più.

(Woody Allen)


 

 Come va l’arteriosclerosi? Non lo so, io c’ho la Volkswagen.

(Enrico Vaime)

 

L’uomo passa la prima metà della sua vita a rovinarsi la salute e la seconda metà alla ricerca di guarire.

(Leonardo da Vinci)

 

Una buona cura per il mal di mare è stare seduti sotto un albero.

(Spike Mil/igan)

 

Il mio dottore mi ha raccomandato di smettere di fare cene intime per quattro. A meno che non ci siano

altre tre persone.

(Orson Welles)


CELIACHIA

 

da Piatti gluten free

in Un post a tavola

Celiaci non si nasce, si diventa. Si calcola che siano addirittura 500mila gli italiani che non sanno di essere intolleranti al glutine. Studi recenti hanno infatti dimostrato che la frequenza della celiachia è in costante aumento e come questa compaia sempre più spesso fra gli adulti o addirittura fra anziani. Dunque una malattia (la celiachia è malattia solo fino al momento della diagnosi, poi diventa una condizione di vita, compatibile con uno stato di salute ottimale) non più ad esclusivo appannaggio dei pediatri. Un fenomeno questo che ha indotto l'Associazione Italiana Celiachia (AIC) a lanciare un appello a prestare attenzione ai segni della celiachia proprio fra queste fasce di età e non solo fra i bambini. L'ipotesi giudicata dagli esperti la più attendibile sarebbe legata ai fattori ambientali: il consumo abbondante e quasi esclusivo di farine fatte con grani ad alta resa per la produzione nei campi ma molto ricchi di glutine "tossico", sono probabilmente alla base della perdita della tolleranza al glutine in età avanzata. Tutto questo ha un'importante conseguenza sul piano pratico e clinico: significa che non bisogna mai abbassare la guardia, facendo attenzione a eventuali sintomi di celiachia anche se non si è nati con questa problematica.

L'unica terapia attualmente disponibile per la celiachia è l'esclusione totale e permanente dalla dieta di tutti i farinacei, come pasta, pane, pizza e biscotti. Una limitazione che sicuramente incide sulla vita di tutti i giorni. Se essere celiaci è più facile a casa, più difficile è esserlo fuori. Ma questo non vuol dire smettere di frequentare i ristoranti, precludersi una vita sociale e rinchiudersi in casa. Con qualche accorgimento si può conduce una vita normale a casa di amici o di parenti, a scuola, al ristorante, in viaggio e in vacanza. Al giorno d'oggi sono sempre di più i prodotti gluten free in commercio (il simbolo della Spiga Sbarrata identifica gli alimenti idonei al consumatore celiaco) e, grazie al Progetto Alimentazione Fuori Casa dell'Associazione Italiana Celiachia, sono sempre di più gli esercizi che offrono un un servizio idoneo alle esigenze dei celiaci.


 

Mamma e bambino

Toxoplasmosi

La gravida eviti gatti e giardinaggio

La toxoplasmosi è una malattia arcinota, di cui si sa praticamente tutto. Causata da un protozoo, il Toxoplasma gondii, è capace di causare il più delle volte una malattia blanda e autolimitante, un po' sul modello della mononucleosi, ma può anche avere conseguenze molto gravi, a carico del cervello e del fegato, per esempio, soprattutto quando colpisce pazienti immunodepressi o quando a essere infettato è il feto. Infatti il parassita può essere trasmesso per via transplacentare con relativa facilità, sempre che la gestante sia in fase di infezione attiva. Per questo il cosiddetto toxotest rientra tra le indagini consigliate per le gravide. Se dal test risulta che in precedenza non c'è stato contatto con il parassita, la donna in attesa è esposta al rischio di infezione acuta e, quindi, alla trasmissione al nascituro.

Occupazioni da evitare
Di qui la necessità di evitare alcuni comportamenti pericolosi. Premessa necessaria, però, è che se molti animali possono essere colpiti dal toxoplasma, l'unico ospite definitivo è il gatto, perché solo nell'epitelio intestinale di questo animale il toxoplasma può completare il suo ciclo riproduttivo. Di conseguenza, si raccomanda alle gravide di non entrare in contatto con i gatti durante la gravidanza e di evitare di pulire la lettiera dell'animale. Nel caso il gatto di casa sia esente dalla malattia, poi, è bene tenerlo in casa, per evitare che possa contrarre l'infezione nelle sue scorribande. Un altro aspetto importante è evitare di mangiare carni poco cotte (come si è detto non è il gatto il solo portatore) e di evitare anche i lavori di giardinaggio o comunque occupazioni che facciano entrare in contatto con il suolo. Se proprio si devono trapiantare le primule, meglio usare i guanti di gomma.

Molto meglio fare il test
Perché occuparsi di questa malattia così nota? Perché negli Stati Uniti, ma non solo, si mette in questione la necessità dello screening sierologico per le donne che abbiano intenzione di concepire e/o per quelle in attesa. Così, uno studio è andato a controllare le cartelle cliniche di 131 donne che hanno partorito bambini affetti da toxoplasmosi congenita, rivolgendo a loro domande ad-hoc. Il primo risultato è che il 75% delle intervistate poteva ricordare almeno un'occasione di contagio, cioè almeno uno dei comportamenti rischiosi esposti prima; in particolare, il 39% ricordava di avere avuto contatti con la lettiera del gatto. Il 48%, poi, ricordava di aver riportato durante la gravidanza, sintomi che potevano essere quelli di una toxoplasmosi acuta. Infine, solo l'8% del campione aveva eseguito il test specifico. L'indicazione che viene dallo studio è abbastanza semplice: il test serve, così come serve anche ricordare le misure di prevenzione.


 

OBESITA'

Intervista al professor Giuliano Enzi Clinico medico dell'Università di Padova, direttore del Centro regionale di Alta specializzazione dell'Università di Padova e della Regione Veneto.
 

Professor Enzi, quando ci si deve considerare obesi?

Contrariamente a quanto pensa il pubblico, non esiste il peso ideale ma c'è una certa tolleranza: una donna alta un metro e sessanta non deve necessariamente pesare 58 chili, il suo peso può variare senza conseguenze tra 55 e 65 chili. Il peso diventa un problema medico quando si associa a un aumento di malattie gravi: se l'indice di massa corporea supera 28 negli uomini e 27,5 nelle donne, aumentano fenomeni come la resistenza insulinica, si innalza il livello di trigliceridi, sale la pressione arteriosa... Aumentano, cioè, i fattori di rischio per il diabete e le malattie cardiovascolari.

Non ha senso, dunque, allarmarsi per le piccole variazioni indicate dalla bilancia?

Dipende: se il peso aumenta di poco e si stabilizza, non c'è ragione di allarmarsi. Se invece gli incrementi di peso sono continui è possibile che ci si stia avviando verso l'obesità. Deve essere chiaro che non è il sovrappeso in assoluto il solo pericolo, ma anche l'entità e la velocità dell'aumento di peso. Se una persona ha sempre pesato 90 chili è in una situazione meno rischiosa di chi fino a 35 anni ne pesava 65 e poi, da 35 a 40 anni, è aumentato fino a 90. Quando si manifesta questa tendenza costante all'aumento è il caso di interpellare il medico.

 

Il fatto che esista una predisposizione genetica all'obesità significa che chi ha questa sgradevole eredità è destinato comunque a ingrassare?

No. La predisposizione non significa che l'obesità è inevitabile, a patto però di avere un comportamento alimentare corretto. Il gene dell'obesità è chiamato anche gene risparmiatore, perché favorisce l'accumulo di riserve di energia con l'aumento del tessuto adiposo e, agli inizi della storia dell'uomo, rappresentava un vantaggio, perché permetteva di sopravvivere alla penuria di cibo. Ora nei paesi industrializzati la scarsità di cibo è ben più rara, quindi chi è portatore di questo gene, se mangia quanto gli altri, ingrasserà. Lo stesso vale per altre malattie: chi è predisposto all'ipertensione ma ha una vita tranquilla, non mangia grandi quantità di sale e non ingrassa, non vedrà aumentare la sua pressione arteriosa.

 

Le statistiche dicono che una buona metà degli italiani è sempre a dieta. Si ingrassa, si dimagrisce e poi si ricomincia...

È un errore senz'altro. Anche perché quando si aumenta di peso si incrementa solo la massa grassa, mentre quando si dimagrisce si perde anche la massa magra e questa perdita non viene più recuperata. Perdere peso è necessario, ma alla fine si deve arrivare alla stabilità ; quindi è meglio perseguire un piccolo calo di peso ma continuo piuttosto che un rapido e notevole calo ponderale che poi viene recuperato altrettanto velocemente.

Se si punta a una diminuzione dei fattori di rischio legati all'obesità, spesso è più utile impostare un piano che consenta di arrestare l'aumento di peso piuttosto che cercare a ogni costo una diminuzione. Certo che chi è mosso soprattutto da regioni estetiche difficilmente accetta questa impostazione, e il medico che la propone rischia di perdere il paziente.

 

Nel trattamento delle obesità quali sono le prime misure da attuare?

Parlando di obesità lievi e medie, in primo luogo ridurre l'apporto di calorie, cioè adottare una dieta abbinata, però, a un maggiore dispendio di energia, e quindi fare più attività fisica. Dieta ed esercizio fisico devono andare di pari passo e non è possibile basarsi soltanto sull'una o sull'altro. Nei casi più gravi, invece, nei grandi obesi, è impossibile ottenere il dimagrimento basandosi sull'attività fisica, in quanto si rischia di scompensare persone che hanno spesso problemi cardiovascolari, difficoltà respiratorie, per non parlare del carico sulle articolazioni. Ai farmaci si deve ricorrere soltanto se questo primo approccio non funziona e, ovviamente, per le obesità importanti.

 

A proposito di farmaci, quali sono le linee di ricerca o i prodotti oggi più promettenti?

Ormai è noto che nel presentarsi dell'obesità ha un ruolo fondamentale l'adipostato, che è una struttura cerebrale. Un farmaco che consenta di intervenire sull'adipostato è in linea di principio la soluzione ideale, ed è quello che fanno i moderni anoressizzanti che agiscono sul sistema nervoso centrale, più precisamente su un neurotrasmettitore chiamato serotonina. Purtroppo non sono adatti a un uso molto prolungato, o quantomeno non sono ancora stati studiati a fondo per questo aspetto. Sfortunatamente, però, l'obesità è una malattia cronica e richiede una cura continua. I farmaci che invece agiscono a livello periferico, per esempio quelli che impediscono l'azione della lipasi pacreatica, enzima fondamentale per la digestione dei grassi, hanno scarsi effetti collaterali e comunque di lieve entità, quindi si prestano molto di più a un uso protratto nel tempo.

 

Quali sviluppi per il futuro?

C'è ancora molto da indagare sui neurotrasmettitori coinvolti nella regolazione dell'adispostato, e ci sono le indagini su meccanismi come quello in cui partecipa la leptina. Questa è la proteina prodotta dal tessuto adiposo che segnala anch'essa all'adipostato quando è il momento di smettere di cercare cibo. Altrettanto promettenti sono le indagini su sostanze che possono agire sulla termogenesi, cioè aumentare il consumo di energia da parte dell'organismo. In particolare sono già stati testati sull'animale i cosiddetti Beta 3 agonisti, che sono riusciti a far dimagrire i topi obesi. Ovviamente i successi ottenuti sui topi indicano che si può lavorare in questa direzione, non che sia già possibile prevedere un impiego sull'uomo e tanto meno che a breve termine si possa disporre di un nuovo farmaco.

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Per sorridere un pò...

Colmo per un oculista: innamorarsi ciecamente.

 

Colmo per un dermatologo: avere un amico per la pelle.

 

 

 

Colmo per un chirurgo: difendere il proprio operato.

 

 

Carabiniere telefona al dottore: "Dottore, corra subito, il maresciallo si e' ingoiata la penna!".
"E voi intanto cosa state facendo?".
"Beh, usiamo la matita!".

 

 

"Dottore sono un inguaribile cleptomane, mi aiuti".
"Non si preoccupi le do qualcosa da prendere tutti i giorni!".

 

 

Palermo.
Un tizio va dal dottore: "Dottore, da un po' di tempo me la faccio sempre addosso".
"Incontinente".
"No, no, qui a Palemmo!".

 

 


 

(ANSA) - PARIGI, 26 OTT -

 In Francia dall'anno prossimo il medico di famiglia potra' essere consultato su internet grazie a una webcam e a un indirizzo e-mail. Lo ha annunciato il ministro della Salute, Roselyne Bachelot: il decreto prevede che 'le prime teleconsulenze' di un medico via internet saranno possibili a partire dall'inizio del 2011. 'Con questo decreto si da' la possibilita' ai pazienti di ottenere una diagnosi a distanza e una consulenza on line', ha spiegato Bachelot.

 

 


Acqua : un bene prezioso

 

La notizia del giorno è sicuramente il lancio della campagna di Coop per la riduzione dei consumi idrici che costerà circa 1 milione di euro e che prevede un dossier scientifico, un depliant informativo, uno spot istituzionale e uno "scaffale parlante" in tutti i pdv.

Una campagna che oltre ad essere di comunicazione è anche di tipo commerciale e che a conti fatti potrebbe portare ad una riduzione delle vendite per la catena di distribuzione (Coop ogni anno vende 600 milioni di bottiglie di acqua minerale per un fatturato di circa 200 milioni di euro e margine a doppia cifra). Si, riduzione delle vendite (e dalle parti del retailer hanno già fatto i conti: ci si aspetta un calo del 10% in volume per le acque minerali) a fronte di un sempre maggiore impegno dal punto di vista sociale.

La logica dell'operazione, infatti, sarebbe prettamente di sostenibilità ambientale e dalle parti del retailer citano i seguenti numeri: "Gli italiani bevono una media di 195 litri a testa all'anno di acqua minerale (primi in Europa e terzi nel Mondo), dalle fonti alla tavola il trasporto dell'acqua mette in movimento nel nostro paese ogni anno qualcosa come 480.000 tir (messi uno accanto all'altro formano una fila di 8000 km)" e ancora "L'imbottigliamento e il trasporto su gomma di 100 litri d'acqua che viaggiano per 100 chilometri, producono emissioni almeno pari a 10 chilogrammi di anidride carbonica, 250 volte di più che con l'acqua di rubinetto".

A "limitare" i danni economici ci sarà la vendita all'interno dei pdv della caraffa filtrante per l'acqua di rubinetto e il sempre maggior spazio dato all'acqua minerale a marchio proprio. Inoltre, le singole cooperative, stanno rielaborando la campagna con l'aggiunta di iniziative locali. In Toscana, ad esempio, grazie ad un accordo con la società di gestione del servizio idrico Publiacqua, all'interno dei Pdv verranno installati alcune "fontanelle" da cui i clienti potranno attingere l'acqua. 

 


Ventimila italiani costretti a letto dopo il rientro dalle ferie

da "  Pagine mediche.it "

 

Sono più di ventimila, secondo le stime, gli italiani che al rientro dalle ferie hanno avuto una pessima sorpresa.

Virus parainfluenzali stanno mietendo vittime in tutta la penisola, complice anche le temperature altalenanti e la riapertura delle scuole.

Nausea, vomito, mal di pancia e diarrea: spesso si tratta di rotavirus o enterovirus che si trovano nell’aria e sono estremamente contagiosi.

I virus parainfluenzali non sono una novità di quest’anno. Ogni autunno, prima dell’arrivo dell’epidemia di influenza stagionale (che, secondo gli esperti, quest’anno si affaccerà dalle nostre parti in anticipo rispetto all’anno scorso), circolano virus parainfluenzali come quelli che colpiscono l’apparato gastrointestinale oppure l'adenovirus e il coronavirus, responsabili di raffreddori e dolori ai muscoli.

Fabrizio Pregliasco, virologo dell'Università di Milano, dispensa qualche consiglio per prevenire e curare queste fastidiose influenze fuori stagione. Innanzitutto occhio alla prevenzione: in queste settimane che preparano all’autunno è facile andare incontro a repentini cambiamenti della temperatura quindi l’ideale è vestirsi “a cipolla” e prevenire gli sbalzi termici.

Per lo stesso motivo è consigliabile fare un uso moderato e responsabile dell’aria condizionata e prevenire il contagio lavandosi spesso le mani, bevendo molto ed evitando quando possibile di entrare in contatto con chi è stato malato.

Infine si può anche seguire una terapia preventiva a base di immunostimolanti (anche a base naturale, come l’echinacea) e i probiotici che proteggono l’equilibrio intestinale.

Se si è già stati colpiti dall’influenza, i consigli sono noti: tanto riposo, una dieta leggera (in caso di gastroenterite è bene non forzarsi a mangiare ma bere per recuperare i liquidi) e molta pazienza perché i sintomi di queste influenze possono durare anche per una settimana. Nel frattempo in ambiente sanitario già ci si prepara per l’arrivo dell’influenza stagionale.

I virologi sono certi che il virus arriverà prima del solito e la campagna vaccinale inizierà il 1 di ottobre con un vaccino che conterrà, in un’unica soluzione, i 3 ceppi influenzali: H1N1, H3N2 (A/Perth) e il virus B.

L’obiettivo internazionale di avere a disposizione un unico vaccino che contenga la maggior parte dei ceppi virali più comuni sembra essere quasi raggiunto. Uno studio del National Institute of Allergy and Infectious Diseases pubblicato su Science ha testato l’efficacia del super vaccino su modelli animali e nel 2013 partirà la sperimentazione sull’uomo.   

 


 

Se il farmaco fa ingrassare

in Lifestyle

Oltre ai cibi ipercalorici e alla vita sedentaria cittadina, anche alcune medicine possono causare gonfiore e aumento del peso. Cosa fare in caso si debbano assumere per lunghi periodi.
Quando l'indice dalla bilancia sale, il primo a essere accusato è il cibo. Meno spesso è il proprio sedentario stile di vita a essere messo sotto accusa. Ma la realtà è che esistono anche molte medicine che se da una parte hanno effetti positivi sulla salute, dall'altra possono causare aumento dell'appetito, provocare gonfiore o rallentare il metabolismo. Ecco quali sono.

STEROIDI
Farmaci steroidei sono utilizzati per trattare determinate patologie come allergie, asma e artriti reumatoidi e lavorano imitando gli ormoni che regolano metabolismo e sistema immunitario riducendo l'infiammazione. Gli steroidi sono normalmente prodotti dal corpo umano, ma un eccesso causato dall'assunzione di medicine può anche provocare la stessa reazione che si avrebbe nell'organismo in situazioni di forte pressione. In queste circostanze, infatti, il cortisolo, detto anche l'ormone dello stress, ridistribuisce il grasso allo stomaco, dov'è facilmente reperibile. Per ragioni sconosciute il grasso viene accumulato anche nella parte posteriore del collo, una condizione conosciuta come la Sindrome di Cushing. Gli steroidi sono anche i responsabili di un rilascio maggiore di zuccheri nel sangue che finisce per essere accumulato come il grasso, provocando ritenzione idrica.
Possibili aumenti di peso: i pazienti possono aumentare il loro peso fin del 7% o anche di più. Alcuni studi hanno addirittura rilevato che per un uso prolungato di farmaci steroidei si può arrivare a pesare fino a quasi 13 kg di più.
Cosa fare: parlarne col dottore e valutare con lui la possibilità di prendere steroidi a giorni alterni. In caso di infiammazione si può chiedere se è possibile usare in alternativa acido acetilsalicilico (aspirina) o ibuprofene (principio attivo dei farmaci antinfiammatori per l'appunto non steroidei).

MEDICINE ANTI-DIABETICHE
A molte persone affette da diabete di tipo 2 vengono prescritti antidiabetici a base di sulfonilurea che agisce stimolando l'organismo a produrre maggior insulina per abbassare gli alti livelli di zuccheri nel sangue. Ma in alcuni casi queste medicine provocano una caduta così repentina dei valori da creare nel paziente un forte nervosismo che si traduce nella necessità di dover mangiare di più. Anche i tiazolidinedioni (TDZs) rendono il corpo più sensibile all'insulina e quindi permettono un miglior controllo dei livelli di zucchero nel sangue, ma allo stesso tempo trattengono sali causando gonfiore e aumento di peso.
Possibili aumenti di peso: studi hanno scoperto che la sulfonilurea può portare il peso ad aumentare di circa 3 kg o 5 kg nei primi 12 mesi di trattamento. Le TDZs sono responsabili di minori aumenti di peso: da 1 a 2,5 kg.
Cosa fare: Secondo i diabetologi britannici esisterebbero diverse possibilità come usare anti-diabetici come il prandial o la metaformina che sembrano avere meno effetti collaterali sul peso.

FARMACI CONTRO LE ALLERGIE
Molti trattamenti (non farmaci veri e propri) contro le allergie contengono difenidramine, un ingrediente che controlla e blocca i recettori del cervello deputati al rilascio di istamine, a loro volta responsabili dello scatenarsi dei tipici sintomi allergici come gonfiore e prurito per esempio. Allo stesso tempo però la difenidramina induce sonnolenza (in alcuni casi è usato anche come blando sonnifero da vendersi senza prescrizione medica) rendendo le persone più pigre e molto meno attive. Le anti-istamine agiscono anche sui recettori che controllano l'appetito, rendendo i pazienti più affamati.
Possibili aumenti di peso: Studi hanno evidenziato che i pazienti che assumono anti-istamine per lungo tempo rischiano di aumentare fino all'1% il peso corporeo.
Cosa fare: La dott.ssa Caroline Apovian, medico associato della Facoltà di Medicina della Boston University, ha spiegato al Daily Mail che gli anti-istaminici di nuova generazione sono più selettivi rispetto ai recettori cerebrali su cui agire evitando di causare aumenti di peso. In alcuni casi i pazienti potrebbero optare per decongestionanti e inalatori per esempio per controllare i sintmi dell'asma.

MEDICINE PER IL CONTROLLO DELLA PRESSIONE SANGUIGNA
I betabloccanti vengono usati per trattare malattie cardiovascolari, in casi di ipertensione arteriosa, in alcune forme di aritmie, come ansiolitici. Essi agiscono abbassando i liveli di adrenalina nel sistema nervoso. A volte però diminuendo la pressione sanguigna, diminuisce anche la capacità dei pazienti di bruciare calorie, e i pazienti si ritrovano a essere stanchi, affaticati e meno propensi all'attività fisica, aprendo la strada all'aumento di peso.
Possibili aumenti di peso: I pazienti che assumono i betabloccanti per problemi cardiaci per anni rischiano di ingrassare addirittura fra i 5 e i 9 kg.
Cosa fare: Alcuni pazienti potrebbero (sotto controllo e parere medico) cambiare terapia optando per farmaci chiamati ace-inibitori che agiscono sui livelli di angiotensina (anziché adrenalina), ormone deputato al rilassamento delle vasi sanguigni che permette il controllo della pressione sanguigna senza stimolare l'appetito.

ANTIDEPRESSIVI
In Italia una persona su quattro (cioè circa 15 milione di individui) soffre o ha sofferto di depressione. Le medicine che più frequentemente vengono prescritte per il controllo dei livelli di serotonina sono gli antidepressivi serotoninergici o SSRI (ad esempio il Prozac o il Seroxat e i farmaci generici corrispodenti). Ma esistono anche altri tipi di farmaci detti triciclici. Queste medicine oltre a influire sullo stato mentale del paziente possono al contempo attaccare i recettori che comunicano al cervello lo stato di sazietà o di fame, incoraggiando, indirettamente, a mangiare di più.
Possibili aumenti di peso: Secondo studi condotti negli Stati Uniti, dopo sei mesi di assunzione di SSRI i pazienti presentano un aumento di peso del 10%. Il Seroxat viene considerato il maggior responsabile. Coi triciclici i pazienti aumentano da 1-4 a 13-20 kg.
Cosa fare : Secondo una recensione del Giornale di Medicina di Cliveland, è più probabile che l'aumento di peso si verifichi dopo sei mesi di utilizzo continuo. Ma alcuni pazienti potrebbero provare a passare a una famiglia più moderna di antidepressivi a base di bupropione (i più comuni il Wellbutrin o Zyban). Per ragioni ancora in parte sconosciute, questi farmaci sono stati associati a una perdita di appetito.

TERAPIE CONTRO IL CANCRO
Normalmente sono associate a una perdita di peso, ma nel caso di trattamento con Megace, un farmaco che utilizza come principio attivo un composto chimico prodotto dal corpo umano simile al progesterone, usato per bloccare la crescita di certi tipi di cancri femminili, si possono verificare anche sostanziali aumenti di peso. Tanto è vero che viene anche usato per stimolare l'appetito in pazienti anoressiche e gravemente sottopeso perché sembra riesca a stimolare i ricettori della fame. Un altro effetto collaterale è la nausea quindi può capitare che i pazienti anche in questo caso mangino di più per frenare questa sensazione. Una paziente su dieci, inoltre, ingrassa assumendo il Tamoxifen per controllare la crescita del tumore al seno, ma il professor Jack Cuzick dell'Istituto di ricerca sul cancro britannico, sostiene che l'aumento di peso è in un certo senso legato alla maggior sedentarietà dei pazienti.
Possibili aumenti di peso: Si può arrivare a pesare fino 9 kg in più.
Cosa fare: Nei casi di trattamenti contro il cancro cambiare farmaco non è possibile. Si può però lavorare col proprio medico per studiare un piano di esercizi fisici e una dieta appropriata.

 

da " Altroconsumo "

Farmaci, crescono i consumi

Cresce ancora la spesa per farmaci in Italia. Secondo l'ultimo rapporto OsMed (Osservatorio sui medicinali) relativo al consumo di medicinali in Italia nell'anno 2009, la spesa farmaceutica territoriale, che comprende quella pubblica (pagata dal Ssn) e quella privata (pagata direttamente dai cittadini), è in crescita rispetto all'anno precedente.

Soprattutto per bambini e anziani
Bambini e anziani sono le categorie che hanno assunto più farmaci:

  • circa 8 bambini su 10 hanno ricevuto almeno una prescrizione (soprattutto di antibiotici o antiasmatici);
  • circa il 60% della spesa complessiva è andata a farmaci destinati agli ultra 65enni.

I farmaci equivalenti rappresentano quasi la metà del consumo territoriale e circa il 28% della spesa: nonostante questi dati confortanti sull'utilizzo crescente dei generici, le prescrizioni sono ancora spostate verso i farmaci di marca.

Spesa pubblica
Nel 2009 il mercato totale è stato di oltre 25 miliardi di euro, di cui il 75% a carico del Servizio sanitario nazionale (Ssn). Attraverso le farmacie sono state acquistate nel 2009 circa 1,8 miliardi di confezioni, pari a circa 30 per abitante. In media, per ogni cittadino italiano la spesa per farmaci è stata di 420 euro.

Come negli anni precedenti, la categoria più utilizzata (e per il 94% dei casi coperta dal Ssn) è rappresentata da farmaci del sistema cardiovascolare, in primis dalle statine, farmaci per abbassare il colesterolo, che continuano a essere il sottogruppo a maggior spesa, seguite dagli inibitori di pompa protonica (farmaci per la cura di problemi gastrointestinali come il reflusso e l'ulcera).

Spesa privata
L'acquisto privato (pagato direttamente dai cittadini) si concentra su farmaci per stomaco e intestino e su farmaci per il sistema nervoso centrale.

Se scorriamo le diverse tabelle pubblicate nel rapporto OsMed, tra le prime venti categorie di farmaci di classe C con ricetta a maggiore spesa troviamo al primo posto le benzodiazepine (e tra queste il più venduto è il lorazepam, cioè Tavor®, Lorans® etc), al secondo posto i contraccettivi orali (soprattutto quelli di ultima generazione a base di etinilestradiolo+drospirenone come Yasmin®, Yasminelle®, Yaz®), al terzo posto i farmaci per le disfunzioni erettili (in primis il tadalafil-Cialis®, seguito dal sildenafil-Viagra®).

Tra i primi venti principi attivi OTC (da automedicazione) a maggior spesa nel 2009 troviamo: diclofenac (Voltaren® e altri), ibuprofene (Moment ® e altri), acido acetilsalicilico+acido ascorbico (Aspirina C®, Vivin C® e analoghi).

Tra i primi venti principi attivi SOP (senza ricetta e senza pubblicità) troviamo il paracetamolo (Tachipirina® e simili), l'ambroxolo e la carbocisteina (principi attivi di contenuti negli sciroppi per la tosse), il glicerolo e l'associazione glicerolo+camomilla+malva+amido di frumento, contenuti nei microclismi ad azione lassativa.


 

30/8/2010

da " La Stampa " di  Torino

 Dopo le vacanze il miglior inizio
è la corretta alimentazione
    GIORGIO CALABRESE

Al rientro dalle vacanze, per tornare in forma, è buona regola un breve periodo di disintossicazione. Per depurarsi la semplice acqua è sufficiente. Per una buona dieta è necessaria una prima colazione fatta di carboidrati e proteine. Ottima quella con pane integrale spalmato di marmellata o di ricotta e miele, cereali o müsli, latte e una manciata di semi oleosi (mandorle, nocciole, pistacchi, pinoli ecc.) poi frutta di stagione o una spremuta d’arancia e caffè o tè non zuccherati (o dolcificati col miele).

La soluzione per il pranzo, il pasto principale, può essere un piatto unico: pasta o riso e legumi (anche in minestrone) conditi con un filo di olio extravergine d’oliva a crudo, verdura a volontà e un frutto. La cena dev’essere leggera: tutto quello che si mangia verso sera viene trasformato in grasso di riserva.

Un fattore a cui non si fa attenzione è la fluttuazione dell’insulina: un ormone che se è presente in eccesso nel sangue, ci fa ingrassare pur mangiando poco. Quindi limitare i picchi glicemici e i conseguenti picchi insulinici, diventa determinante per perdere peso mentre può essere utile spezzettare i pasti in 5 piccole porzioni nella giornata.

E’ importante mangiare nei 2 pasti principali, carboidrati e proteine. L’utilizzo di cereali integrali è d’obbligo per sfruttare il loro basso indice glicemico. Naturalmente l’attività fisica non può mancare: basta il movimento aerobico di bassa intensità, come la camminata o la corsa lenta (tenendo il battito cardiaco sotto le 135 pulsazioni al minuto), ma prolungato nel tempo, per dare un potente stimolo al metabolismo. E sono sufficienti 4-5 uscite di un’ora alla settimana per ottenere i risultati migliori.
 


Farmaci scaduti: buttarli o usarli?

965Nuovi dati per fare chiarezza sull’utilizzo dei farmaci oltre la data di scadenza. Li riporta la rivista americana The Medical Letter on Drugs and Therapeutics, nel numero uscito lo scorso 15 febbraio, fornendo un valido aiuto a medici e farmacisti. Sono tante infatti le domande a cui i professionisti del settore sono chiamati a rispondere da cittadini e pazienti: i farmaci scaduti sono tossici per l’organismo? In che modo viene calcolata la data di scadenza? Come influiscono le modalità di conservazione sulla durata di alcuni prodotti? I farmaci in formulazione liquida sono stabili quanto quelli solidi?
Dati alla mano, gli autori della rivista rispondono alla prima domanda nel dichiarare che non esistono il letteratura segnalazioni di tossicità nell’uomo causata dall’utilizzo di farmaci scaduti attualmente in commercio. Questo vale non solo per i prodotti somministrati per via orale, ma anche per quelli iniettati o applicati localmente.
Per quanto riguarda invece la data di scadenza, questa viene determinata dal produttore in base alla stabilità del farmaco conservato nel suo contenitore originale sigillato. Questo non significa che, una volta superata la data di scadenza, il farmaco diventa instabile: semplicemente il farmaco, se conservato nel suo contenitore chiuso, sarà ancora stabile a quella data. Ma cosa accade dopo?

Dai dati del Department of Defense / FDA Shelf Life Extension Program, che valuta la stabilità dei prodotti medicinale dopo la data di scadenza, è emerso che l’88% dei lotti di oltre 120 diversi farmaci conservati nelle loro confezioni originali ha mantenuto la stabilità per un periodo medio di cinque anni e mezzo dopo la data di scadenza. Anche i farmaci più “sensibili” compresi in questa percentuale hanno comunque conservato la loro stabilità per almeno un anno.
Cosa accade se mutano le condizioni di conservazione? Anche se è vero talune condizioni di calore e/o umidità elevati possono abbreviare la durata di alcuni medicinali, uno studio pubblicato nel 1997 dal team di G. Stark sul Pharmaceutical Journal mostra che esistono numerose eccezioni. Ad esempio alcuni farmaci a base di captopril, cefoxitina sodica e teofillina conservati a 40°C e umidità del 75% hanno mantenuto la stabilità per 1,5 – 9 anni dopo le rispettive date di scadenza.

Arriviamo alla risposta all’ultima domanda: in genere le soluzioni e le sospensioni non sono stabili come le formulazioni solide (le sospensioni ad esempio, sono molto sensibili al congelamento). Pertanto i farmaci in soluzione, specialmente quelli iniettabili, non dovrebbero essere utilizzati se appaiono torbidi, se hanno un’alterazione di colore o se mostrano segni di precipitazione. L’adrenalina iniettabile, in particolare, perde la sua potenza molto rapidamente dopo la data di scadenza, mentre per i farmaci oftalmici il fattore limitante è la capacità del conservante presente al loro interno di inibire nel tempo la crescita dei batteri.

The Medical Letter of Drugs and Therapeutics – No. 4, 15/02/2010


22 agosto 2010

Per sorridere un pò...

 

Due anziani coniugi vanno dal dottore per un controllo.
Questi visita prima il marito e poi gli dice: "Bene, Sig.
Rossi, lei e’ in perfetta forma per un uomo della sua eta’".
E l'uomo: "Certo, non bevo, non fumo, e il buon Dio veglia su di me".
"Che vuol dire?" fa il dottore.
Ed il vecchio: "Per esempio, ieri notte sono andato in bagno e il buon Dio mi ha acceso la luce per impedire di cadere".
Il dottore non capisce, ma chiede all’uomo di uscire e di far entrare la moglie. Questa entra e dopo la visita il dottore le dice: "Sig.ra Rossi, anche lei e’ in perfetta forma per una della sua eta’".
E la donna: "Certo, non bevo, non fumo...".
Il dottore la interrompe: "E il buon Dio veglia su di lei, vero?".
La donna rimane confusa e chiede al dottore: "Ma che dice?".
Il dottore allora le spiega: "Suo marito mi ha detto la stessa cosa.
Che il buon Dio veglia su di lui.
Come ieri notte quando mentre era in bagno il buon Dio ha acceso la luce per lui".
E la moglie: "Porca miseria, ha di nuovo urinato nel frigo!".

 

Un uomo va dal dottore per fare delle analisi e questi gli dice di tornare l'indomani a digiuno.
L'indomani il tizio si dimentica di stare a digiuno e fa colazione con un cappuccino ed un cornetto.
Poi si ricorda che il dottore si era raccomandato del digiuno, ma pensa: "Che ne sa lui se ho mangiato.
Vado lo stesso".
Cosi' dal dottore: "Faccia le urine qua dentro e me le porti.
Il bagno e' la".
L'uomo va, urina e torna soddisfatto.
Il dottore analizza ad occhio nudo controluce il barattoletto, si fa serio e dice: " Ma scusi, non mi faccia perdere tempo, mi ero raccomandato tanto.
Invece lei ha preso un cappuccino ed un cornetto.
Torni domani, ma stavolta proprio digiuno !".
Il giorno dopo l'uomo si concentra, si veste, si prepara, e mentre esce si sbaglia e beve un caffe' senza zucchero.
Poi ci pensa e: "Mio Dio! Non dovevo, ma vabe', e' solo liquido, anche senza zucchero.
Non puo' accorgersene".
Torna dal dottore, riempie il barattolino, lo consegna e il dottore: " Aaaahh! Ci risiamo! Non vuole capire! Lei questa mattina ha preso un caffe' senza zucchero.
Basta! Torni domani!".
Nuova mattina.
L'uomo si sveglia, si prepara in fretta, uscendo vede un cracker e se lo mangia.
Poi pensa: "No! Non posso fare questa figura.
Ora ci penso io !".
Sveglia la figlia di 15 anni, la fa urinare in un barattolino, poi guarda e pensa che e' troppo limpida, cosi' scende in garage, prende una goccia d'olio dal motore della macchina, lo mette nella pipi', agita, la guarda e dice: "Perfetta!".
Si reca dal dottore, gli consegna il barattolino, tutto soddisfatto e sorridente, e si mette da una parte ad aspettare la risposta.
Il dottore comincia a guardare, si avvicina, agita un po' il liquame, poi si avvicina all'uomo e dice: "Io non so cosa ha da ridere uno come lei ... con una figlia di 15 anni incinta e la macchina con il motore oramai fuso!".

 

"Dottore, dottore, vedo doppio!".
"Si distenda sul lettino".
"Su quale dei due?".

 

"Dottore, dottore, ho bisogno di un paio di occhiali!".
"Certo, sicuro, questa e' una banca!"

 

"Dottore, negli ultimi mesi sono ingrassata 70 Kg".
"Non si preoccupi, apra la bocca e dica: 'muuuuuh'".

    Dall'oculista: "Dottore, faccio molta fatica ad andare di corpo!". "E io che c'entro?".
  "Mah, vede, ogni volta che spingo mi lacrimano gli occhi!".

  Un dottore al suo paziente obeso: "Se lei fa 10 km al giorno per un anno arrivera al suo peso forma". Un anno dopo il paziente telefona al dottore: "Dottore, ho  perso il peso, ma ho un problema". "E qual e' il problema?". "Sono a 3650 Km da casa!".

"Dottore, dottore, ho ingerito 1 litro di benzina, cosa posso fare"??? E il dottore ":Ah, se va piano anche 20km"!!

"Dottore, quest'oggi ho starnutito quasi venti volte, che mi dice?". "Salute!"

 Un tizio va dal medico per sentire un suo parere: "Dottore, ho meno di 40 anni e quando mi guardo allo specchio vedo un uomo calvo dal colorito giallastro, con gli occhi crisposi e i denti guasti. Che cosa ne pensa?". E il medico: "Io non lo so, ma quello che vi posso dire e' che la vostra vista e' perfetta".


20 agosto 2010

Vedi Amalfi e forse muori

 

da " la stampa " di Torino

   ANTONIO SCURATI

  La costiera amalfitana, patrimonio dell’umanità per l’Unesco, pare voler ammettere solo un’umanità vacanziera e gaudente, non un’umanità autentica e quindi dolente. In queste magnifiche terre ci puoi trascorrere una settimana di vacanza ma non ci puoi invecchiare, ci puoi contemplare il paesaggio ma non ti ci puoi ammalare, ci puoi ammirare le vestigia del passato ma non vivere (bene) nel presente. Inebriati pure della superba vista dalla terrazza di Villa Cimbrone a Ravello ma non ti sognare di farti venire un infarto o di incappare in un incidente stradale. Saresti spacciato.

L’attuale proposta di Piano Sanitario Regionale prevede, infatti, per la Costa d’Amalfi, la sostituzione dell’ospedale con una struttura non ospedaliera. In buona sostanza significherebbe: niente più pronto soccorso, niente più rianimazione, cardiologia, chirurgia d’urgenza. In termini crudi e reali significa che una persona colta da accidente (infarto, ictus, incidente stradale ecc.) ad Amalfi, ad Atrani o a Ravello, avrebbe ottime probabilità di morire per strada, sulla strada lunga e tortuosa per Salerno, esalando il suo ultimo respiro in un ingorgo di torpedoni turistici, come è già successo molte volte in passato (si ricorda, fra l’altro, Salvatore Quasimodo, stroncato da infarto ad Amalfi).

Se consideriamo che l’attuale presidio ospedaliero di Castiglione minacciato di soppressione - il meno dispendioso dell’intera Campania in rapporto al numero degli abitanti -, oltre ai circa 10.000 accessi di solo pronto soccorso l’anno, effettua almeno 50 interventi «salvavita» di rianimazione, si può facilmente calcolare che oggi più di due persone al mese vi vengano strappate alla morte. Insomma, da queste parti il piano di tagli della Regione Campania costerebbe almeno un paio di morti al mese.

Ma c’è di più. Qui c’è in gioco una questione di civiltà: alla salvaguardia dell’ospedale di Castiglione sono appese le residue speranze riguardo al futuro della modernità (ammesso che ne abbia uno) in questa regione d’Italia e, forse, in tutto il suo Meridione.

L’attuale piccola struttura ospedaliera sorge sul territorio di un Comune, quello di Ravello, giustamente celebre nel mondo per la sua incomparabile bellezza paesaggistica e per la sua secolare storia artistica e civile. È, fra l’altro, un territorio in un certo senso ricco. Un «senso» che rischia di produrre significati aberranti. Negli ultimi anni, soltanto a Ravello sono sorti (o risorti) tre alberghi a cinque stelle lusso (oltre a quelli già esistenti). Se allarghiamo lo sguardo, incontriamo subito numerose altre contraddizioni brucianti. La Campania, ad esempio, è la regione italiana che ha il più alto numero di ristoranti «stellati», la maggior parte dei quali concentrati proprio negli ottanta chilometri di costa che vanno da Vietri a Sorrento.

Infine, si consideri questo: nel momento in cui scrivo, in molte delle spiagge della «divina costiera», poste sotto il patrocinio dell’Unesco, vige un divieto di balneazione. I rilievi del mese di luglio hanno riscontrato livelli di colibatteri dieci volte superiori alla soglia massima consentita. La causa è molto semplice e antica quanto una piaga atavica: gli esseri umani defecano. Ignorando questa circostanza, quasi tutti gli splendidi borghi della Costa d’Amalfi, a dispetto di ogni presunta vocazione turistica, non si sono mai dotati di un depuratore.

La conclusione, insomma, potrebbe esser sinistra. La Costa d’Amalfi rischia di candidarsi a triste paradigma del ritorno a un modello sociale premoderno, in cui il prestigio non produce sviluppo, in cui la ricchezza (di pochi) rimane disgiunta dal benessere (di molti), in cui un metro più in qua degusti delizie raffinatissime in una magione a cinque stelle a bordo di una infinity pool e un metro più in là muori come un cane colto da infarto in mezzo alla strada. Una spirale regressiva ben sposata ad alcune innovative tendenze del marketing avanzato che puntano tutto sull’effetto cartolina. Si tratta di inquadrare bene il panorama mozzafiato ignorando il contorno di abusivismo edilizio, di ammirare in lontananza un mare in cui non ci si può bagnare, di degustare gli spaghetti al limone nella saletta riservata di un ristorante gourmet dimenticando i limoneti abbandonati.

Una deriva del genere è inaccettabile. Lo è a maggior ragione perché la splendida, e per tanti aspetti privilegiata, Costa d’Amalfi rappresenta, per una regione luttuosa e dissestata come la Campania, un’ipotesi possibile di sviluppo virtuoso, quasi un sogno di felicità, quasi un barlume di speranza nel lieto fine di una travagliata modernità.

Quella deriva è inaccettabile proprio perché, a fronte di tutti i vizi e i rischi descritti, i segni di un possibile destino esemplare per queste terre antiche e, al tempo stesso, futuribili non mancano. Pensiamo proprio all’esperimento Ravello, al grande festival che vi si tiene durante tutta l’estate e alla recente costruzione del magnifico auditorium progettato da Oscar Niemeyer. Ma non può esserci un modello di civiltà moderna senza ospedale, non c’è lieto fine senza chirurgia d’urgenza. Tutti noi che amiamo queste terre e, soprattutto, la speranza che vive in loro, ci auguriamo che il nuovo governatore della Campania lo capisca.


 

Gli occhiali da sole

da

Redazione paginemediche.it


Con l’allungarsi delle giornate, il sole splende per più ore al giorno e con più intensità: si fa più pressante l’esigenza dell’acquisto di un nuovo paio di occhiali da sole. Gli italiani lo hanno reso un accessorio di moda, da abbinare al vestito di turno, ma gli occhiali da sole sono soprattutto un prezioso alleato nella salvaguardia della salute dei nostri occhi. Nei negozi di ottica c’è solo l’imbarazzo della scelta: colore, montatura e forma per tutti i gusti e per tutte le esigenze.

È importante che gli occhiali da sole non siano acquistati con leggerezza, come se fossero solo degli accessori di moda, ma seguendo delle regole ben precise. Innanzitutto, assolutamente proibito acquistare gli occhiali da sole a bassissimo costo sulle bancarelle improvvisate. Si tratta normalmente di lenti fabbricate con materiali scadenti che non svolgono la funzione principale: quella di proteggere i nostri occhi dai raggi ultravioletti. Per andare sul sicuro, acquistateli sempre in un negozio di ottica, fatevi consigliare sul colore, soprattutto se avete qualche difetto di vista, ed assicuratevi che sulle aste vi sia il marchio CEE indelebile e che nella confezione non manchi la garanzia. Evitate, inoltre, di indossarli nei luoghi al chiuso: gli occhiali da sole sono fatti per l’aria aperta e per il sole, appunto; nei luoghi chiusi fanno sforzare la vista, danneggiandola.

Il colore delle lenti, a differenza di quanto si crede, è importante per chi ha qualche difetto di vista. Se si è miopi, ad esempio, è preferibile scegliere un colore che favorisca la messa a fuoco. Le lenti marroni sono l’ideale per queste persone, anche perché bloccano i raggi ultravioletti alla perfezione. Purtroppo, non riescono però a bloccare la luce forte come quella che si trova in alta montagna. Gli ipermetropi, invece, dovrebbe prediligere un colore freddo, quale il verde oppure il blu per la loro capacità di rendere “più vicini” gli oggetti. Tra i due colori, comunque, è preferibile quello verde, che ha anche il pregio di essere un colore riposante. Gli astigmatici, infine, vanno distinti in miopici ed ipermetropici. Per gli astigmatici miopici valgono le considerazioni fatte per i miopi: colore preferibile è il marrone. Per gli astigmatici ipermetropici, il colore ideale è ancora il verde.

La montatura
Anche la montatura è importante e non solo per la moda. Ad esempio, chi scia dovrebbe preferire una montatura avvolgente perché la protezione possa essere sicura e totale. Sconsigliate a chiunque, invece, le montature troppo piccole, che lasciano comunque passare i raggi ultravioletti, in quanto non in grado di coprire una zona abbastanza vasta. Se vi danno fastidio pesi sul naso, scegliete la montatura in lega di titanio o acetato di cellulosa, leggerissime. Preferite lenti in cristallo se siete molto meticolosi ed attenti; non si graffiano mai, ma sono più pesanti e si possono facilmente rompere; in alternativa, le lenti in resina sono leggerissime, ma si graffiano facilmente.

Le alternative alla tradizione
Esistono delle lenti dette sovrapponibili e sono semplicemente due lenti, solitamente di plastica o resina, che vengono applicate sopra le lenti e la montatura degli occhiali da vista. Vengono consigliate normalmente per chi porta gli occhiali da vista fissi e vuole evitare un paio di occhiali da sole graduati. Lo svantaggio è che il campo visivo potrebbe essere ridotto perché gli occhi dovrebbero attraversare ben due superfici. Le lenti fotocromatiche, invece, sono quelle che si scuriscono al sole e ritornano chiare nei luoghi chiusi. Non hanno alcuna controindicazione. Esistono poi anche delle lenti a contatto “da sole”, che hanno in sé un filtro capace di bloccare la maggior parte dei raggi ultravioletti.

E per i bimbi…
I bambini, molto più degli adulti, hanno bisogno di protezione per gli occhi. Soprattutto quando trascorrono molto tempo all’aria aperta, al mare o in montagna. L’importante è scegliere degli occhiali adatti ad un bambino, colorati, molto leggeri, in plastica o gomma, costituiti da materiale anallergico e privi di sostanze tossiche. Attenzione a come calzano: non devono stringere il viso e devono poggiare bene su orecchi e naso, senza “ballare”. Sceglieteli in colori scuri, quali il marrone, il grigio o il verde, con lenti infrangibili.


15 agosto 2010

Le 10 cose da non nascondere al dottore

in Lifestyle

 

Ci sono argomenti imbarazzanti da affrontare anche con un medico. Tipo come e quanto lo fate, se siete regolari di corpo o se ogni tanto fumate delle "sigarette che fanno ridere". Meglio confessare tutto


 
Quando vi fa male il gomito, siete assalite dai brividi dell'influenza o vi spunta una strana macchia sulla gamba, andarci e raccontargli i vostri malanni non è un problema, anzi spesso si trasforma in un sollievo. Ma ci sono occasioni nelle quali sedersi davanti a un dottore e doversi "confessare" è fonte di gravi imbarazzi, se non un vero tabù. Ecco le più comuni, ma soprattutto perché non dovreste mai e poi mai tacere di fronte a un medico.

 

Dieta e attività fisica
Al mondo esistono i fanatici delle palestre , i "trottatori" da pista ciclabile e gli inflessibili calcolatori delle calorie (sanno quante ne hanno nel piatto e quante ne possono mandare giù senza ingrassare). Ma la maggior parte delle persone non ama troppo le rinunce a tavola e tanto meno dover correre a perdifiato per compensare gli stravizi. Se siete tra loro, ammettetelo: sarà più facile per il dottore trovare un modo per impedirvi di prendere troppo peso e peggiorare la vostra salute.

Alcol, fumo e droghe
Le prediche non fanno mai piacere, soprattutto se non è neppure vostra madre a farvele. Ma per smetterla di avvelenarsi un consiglio professionale è spesso decisivo. Senza contare che i dottori sono tenuti al segreto professionale.

Funzioni corporali
Quanta ne fate, quanto spesso, di che aspetto e consistenza, è vero, è un segreto che dovrebbe rimanere tra voi e il wc. Ma molte volte è proprio da "dove tutto finisce" che comincia la cura...

Cure alternative
Avete paura che parlando di quella tisana miracolosa della vicina, di quella cura del santone indiano o dell'impacco scoperto su Internet, vi ridano dietro? Pensate che forse, se non ne fate parola con chi vi cura, dopo non ci sarà tanto da ridere.

Depressione e ansia
Tutti ogni tanto diventano tristi e preoccupati. Ma se capita troppo spesso, forse c'è qualcosa sotto. Meglio prendere le contromisure per tempo: non sempre consistono in psicofarmaci e "strizzacervelli".

Storia clinica
Non vi va di raccontare le patologie che hanno colpito la vostra famiglia o dei problemi che avete dovuto affrontare in passato? Purtroppo una cura efficace non può prescindere da queste informazioni.

Abitudini sessuali
Forse solo raccontare quel che succede sotto le vostre coperte è peggio che parlare di quello che vi capita in bagno. Ma se avete (avuto) qualche malattia a trasmissione sessuale, cambiate partner con la frequenza dell'intimo o vi sono capitate gravidanze indesiderate, meglio non tacere.

Medicinali
Confessate subito se state prendendo qualcosa, quanto spesso e in che dosi: l'imbarazzo per qualche patologia "delicata" non vale certo il rischio di pericolosi mix.

Ignorare le prescrizioni
Non avete avuto la voglia o la forza di seguire le prescrizioni? Ditelo a chi ve le ha date, così saprà come compensare le vostre mancanze o darvi una cura più "fattibile" la prossima volta.

Chiedere un altro consulto
Nessun medico (o quasi) pensa di essere l'ultima autorità nel suo campo. Se volete sapere cosa pensa del vostro caso un altro dottore, diteglielo: sapra consigliarvi uno specialista e scambiare con questo informazioni e idee per aiutarvi a guarire.

 

 
4/8/2010
Il piacere raro della bracciata
.dalla " Stampa " di Torino .
PAOLA MASTROCOLA
Molti vanno al mare, ma pochi nuotano. Fanno bagni sporadici e veloci. Amano il mare per altro: prendere il sole, diventare abbronzati, sfoggiare il costume, andare la sera in discoteca.

Hanno, in genere, tre modi di fare il bagno: o un tuffo e via, o stazionano immersi fino al collo come ippopotami, o fanno una decina di bracciate al massimo e subito implodono, palloncini sgonfi.

Alcuni invece, al mare, nuotano. Pochi. Rari nantes. Forse vanno al mare proprio per nuotare... Li riconosci dagli occhialini, e perché entrano in mare silenziosi e felpati. Senza tuffi, senza clamori. Scivolano nell’acqua, e cominciano un lavoro lento e costante e ti sembra che possano non smettere mai più: trasmettono un certo senso di pacata eternità. Tu li guardi, dici adesso si stancano, e invece no, continuano. Alla fine ti stufi di seguirli, ti dimentichi di loro e quando, dopo un tempo inenarrabile, ti cade l’occhio all’orizzonte li vedi ancora lì che nuotano, uguali. Sono gente particolare. Li chiamerei i «nuotatori di mare». Molto diversi dai nuotatori di piscina, tutto un altro mondo. Intanto, vanno sempre avanti, o in verticale, dritti verso l’orizzonte, o orizzontali lungo costa: i due modi classici di percorrere il mare, in lungo o in largo. È bellissimo, per chi nuota, anche vedere gli altri nuotare. È una specie di piacere trasferito. Ci si immedesima nella bracciata altrui, si gusta, nell’altro, l’affondo del braccio, il ritmo costante del respiro, quel volgersi laterale del viso a prender l’aria, gentile, esatto, perfettamente parallelo al pelo dell’acqua. Esiste secondo me una specie di fratellanza tra nuotatori, un sapere condiviso, una complicità mai detta. Non ci si parla mai, infatti, tra gente che nuota. Al massimo ci si sfiora. Ma raramente si raggiunge intesa più perfetta. Credo che si abbia la stessa idea della vita: ad esempio, non arrivare da nessuna parte e non dimostrare niente a nessuno, quindi non andar veloci e men che mai gareggiare: si nuota e basta. Si sta molto in compagnia di se stessi, si portano i pensieri a respirare tra le onde, e a galleggiare un po’.

I nuotatori di mare sanno che il bello è nuotare a lungo, passare un tempo smisurato, che perda addirittura la sua misurabilità. Sanno che nuotare è un’esperienza temporale, più che spaziale: che non contano il luogo e il chilometraggio, ma solo, come direbbe Ungaretti, il «sentimento del tempo», il lento scorrere dell’acqua  su di sè.

Medicinali in valigia

(da Pagine Mediche)

 

Finalmente siamo in piena estate e le vacanze, per chi può, sono prossime: è tempo di “staccare la spina” e di cominciare a preparare le valigie.

Nell’eccitazione del momento però, oltre a pensare a costumi, vestiti, scarpe, magliette, camicie e quanto altro possa servirci, cerchiamo di non dimenticare di includere nel nostro bagaglio a mano quei medicinali che generalmente si spera sempre che non debbano servire, ma che è utile portare con sé, se non altro per essere preparati a far fronte alle piccole ed impreviste emergenze.

Nella generalizzazione ovviamente non sono incluse le persone che soffrono di malattie croniche, per le quali è bene portare una scorta, ben congrua in rapporto al numero dei giorni, dei farmaci che devono essere assunti abitualmente; in vista di soggiorni all’estero poi, si consiglia di munirsi anche di prescrizione del medico curante, nella quale, oltre al nome commerciale del medicinale siano specificati anche il principio attivo, la quantità e la forma farmaceutica di quel prodotto che, in caso di emergenza, perché non venga mai meno la copertura, possa essere validamente sostituito da un preparato equivalente in uso nel paese di destinazione.

In rapporto poi alla nazione in cui si è diretti, già qualche giorno prima della partenza, in funzione di prevenzione, sarebbe consigliabile preparare l’intestino ai cambiamenti di ordine climatico ed alimentare, mediante specifici prodotti riequilibratori della flora intestinale per aiutare l’attività immunitaria verso le infezioni intestinali e ridurre la crescita di germi patogeni; di tali poi potrà essere utile avere un po’ di scorta a portata di mano in vacanza per uso quotidiano sia per prevenire sia per curare eventualmente la fastidiosissima quanto frequente “diarrea del viaggiatore”.

Tanto premesso tuttavia, è bene aggiungere che ogni forma preventiva non si attua ricorrendo soltanto a medicinali ma curando l’igiene personale e dei cibi e nel contempo rispettando alcune regole fondamentali, quali:

  • Lavarsi bene le mani più volte al giorno;
  • Bere unicamente acqua e bevande imbottigliate e sigillate;
  • Evitare assolutamente l’uso di cubetti di ghiaccio;
  • Evitare altresì verdure crude, piatti a base di carne o pesce poco cotti, uova crude, maionese, creme e gelati, latte e derivati.

La scelta degli altri farmaci da portare in viaggio dipende in gran parte dalla durata del viaggio, dal paese di destinazione, dal tipo di alloggio: in via di massima  tuttavia è consigliabile tenere in bagaglio quei medicinali che normalmente teniamo nell’armadietto di casa:

  • Un antipiretico contro la febbre;
  • Un analgesico contro il dolore;
  • Un antidiarroico;
  • Un antibiotico a largo spettro;
  • Un preparato contro la chinetosi: mal d’auto, mal di mare, mal d’aria;
  • Un collirio per gli occhi e gocce per disturbi alle orecchie;
  • Un repellente contro zanzare ed insetti;
  • Una crema antiscottature;
  • Una pomata contro ematomi e distorsioni;
  • Una crema antistaminica o cortisonica;
  • Un termometro;
  • Qualche lassativo, in caso di stitichezza;
  • Se si va in montagna: un siero antivipera;
  • In caso di mete tropicali: i farmaci antimalarici per la profilassi
  • In rapporto a dove si va: sostanze per potabilizzare l’acqua;
  • Un Kit da pronto soccorso comprendente qualche cerotto, disinfettante, l’occorrente per una medicazione, qualche siringa sterile;
  • Dei preservativi.

Può essere utile chiedere al farmacista notizie sulle modalità e temperatura di conservazione dei farmaci e controllare la data di scadenza dei farmaci da portare, si ribadisce, nel bagaglio a mano per evitare di riaverli in ritardo o peggio di perderli in caso di smarrimento delle valigie.

Nei viaggi organizzati o comunque in gruppi è bene chiedere chiaramente se anche fra i partecipanti ci sia la  presenza di uno o più medici e la disponibilità dello o degli stessi.

Per ogni necessità comunque si riportano di seguito i Numeri Utili al Viaggiatore:

  • Viaggiare Sicuri dall’Italia e dall’Estero: 0039 06 491115
  • Ministero degli Affari Esteri  (centralino telefonico): 0039 06 36911
  • Center for Disease Control and Prevention (Centro Controllo e Prevenzione Malattie): 800232 4636
  • World Healt Organization (Organizzazione Mondiale della Sanità): 0041 22 7912111.

Per quanto riguarda l’Assistenza Sanitaria in Italia, le prestazioni sanitarie sono oggi coperte dalla Tessera Europea di Assicurazione Malattia (TEAM), emessa e distribuita a tutti gli iscritti al SSN dal Ministero dell’Economia e delle Finanze.

La TEAM inoltre, o il Certificato Sostitutivo Provvisorio, garantiscono al cittadino che si reca all’Estero per un soggiorno temporaneo, di ricevere dallo stato dell’Unione Europea le cure definite “medicalmente necessarie”.

Tutto quanto abbiamo detto è inteso ovviamente al positivo, ad organizzarci cioè per poter vivere al meglio l’esperienza di un viaggio, di una vacanza che resta un momento lieto di scoperta, di conoscenza e di evasione dal proprio ambiente, da affrontare sempre con entusiasmo, seppur talvolta con qualche acciacco riconducibile all’età o comunque allo stato di salute dei singoli.

E allora?
Che altro aggiungere se non un cordiale augurio di
Buon viaggio e buone vacanze a tutti: peccato che l’uno e le altre durino sempre poco, anche se le aspettiamo per un anno intero!


da " Salute " Altroconsumo

 

Melanoma: occhio ai nei

 

Per prevenire uno dei tumori della pelle più aggressivi è essenziale tenere sotto controllo i nei del nostro corpo, soprattutto se ne abbiamo tanti comuni oppure se ce ne sono di atipici (di questi ultimi ne basta anche uno solo per aumentare il rischio di una volta e mezzo). Il numero conta: chi ha più di cento nei "normali" è sette volte più a rischio di chi ne ha una decina. Il melanoma comincia spesso da un neo già esistente.
 
Scovare il "brutto anatroccolo"
Come scoprire se abbiamo un neo a rischio? I nei "sospetti" hanno in genere un bordo irregolare, sono asimmetrici, il colore non è omogeneo e hanno un diametro superiore ai 6 mm.

La prevenzione è l'unica cura
Per giungere alla diagnosi precoce del melanoma che, ad oggi, è l'unica vera possibilità di "cura" bisogna tenere sotto controllo i nei e proteggersi dai raggi del sole. I consigli:

  • se hai la pelle e gli occhi chiari, capelli biondi o rossi e soprattutto se hai molte lentiggini, evita di esporti al sole nelle ore in cui la luce è più intensa e proteggiti con creme contenenti adeguati indici di protezione solare;
  • evita le lampade abbronzanti;
  • se hai figli piccoli, non esporli al sole nelle ore più calde, proteggili sempre con creme dall'adeguato indice protettivo ed evita le scottature;
  • se hai molti nei e non sei mai andato da un dermatologo, varca la sua soglia almeno una volta;
  • se sai già di avere nei atipici o in famiglia ci sono stati casi di melanoma, meglio sottoporti a visite periodiche dal dermatologo;
  • controlla periodicamente i tuoi nei, sia quelli comuni, sia quelli atipici, davanti allo specchio. Vai a guardare anche nelle zone più nascoste: cuoio capelluto, orecchie, seno, ascelle, unghie, piedi nella loro interezza (collo, pianta e dita comprese). Meglio farsi aiutare da qualcuno per ispezionare queste aree.
  • se conosci l'inglese e vuoi tenerti informato sull'evoluzione della ricerca sul melanoma puoi consultare il sito del progetto Molecular Map Melanoma Project, un database internazionale che raccoglie e rende pubblici i dati scientifici sulla malattia e le notizie aggiornate sulla diagnosi e la terapia.

Arriva l'afa, decalogo medici di famiglia per combatterla
 

Roma, 1 lug. (Adnkronos Salute) - Mangiare molta frutta, bere molta acqua ed evitare gli alcolici. E ancora, vestirsi leggeri e usare il condizionatore con moderazione. Sono alcuni dei consigli raccolti in un decalogo 'anti-caldo' messo a punto dalla Federazione dei medici di medicina generale (Fimmg) del Veneto e diffuso oggi. "Per combattere il caldo - spiega il segretario generale Fimmg Veneto, Lorenzo Adami - è bene puntare su rimedi naturali e non insistere troppo su quelli artificiali. Ad esempio, non esagerare con l'aria condizionata ma alimentarsi e dissetarsi in maniera corretta". Ecco di seguito il decalogo anti-caldo:1) Evitare di uscire in orari di punta (dalle 11 alle 16); 2) Mangiare molta frutta e verdura; 3) Bere molta acqua, almeno 2 litri al giorno. E ancora: 4) Moderare il consumo di carne e grassi; 5) Evitare assolutamente gli alcolici; 6) Usare il condizionatore con moderazione utilizzando soprattutto il deumidificatore;7) Vestirsi con indumenti larghi e di cotone, evitare prodotti sintetici; 8) Non fare attività sportive intense ;9) Ventilare i locali abitativi;10) Evitare l'esposizione diretta al sole.


da Paginemediche

Mozzarelle blu contaminate da un batterio negli stabilimenti di produzione tedeschi

 

Tonnellate di mozzarelle sequestrate dai Nas in tutta Italia e ritirate dal mercato perché non appena entrano in contatto con l’ossigeno diventano blu, un giovane padovano colpito da un’infiammazione a labbra e gengive dopo aver mangiato un pezzo di mozzarella, poi diventata blu (l'Istituto zooprofilattico di Legnaro dovrà confermare se c’è un nesso tra i due fatti).

E’ l’ennesimo caso di truffa alimentare che sta tenendo banco sui media

Le mozzarelle provengono dallo stabilimento tedesco Milchwerk Jager Gmbh & Co che le produce per conto di marchi distribuiti soprattutto nei discount italiani.

Poca attenzione all’igiene, scarsa qualità del prodotto e soprattutto contaminazione da pseudomonas fluorescens, un batterio non pericolosissimo ma comunque tossico che si sviluppa in situazioni igieniche carenti e che è responsabile del colore azzurro delle mozzarelle

La prima segnalazione delle mozzarelle blu risale allo scorso 9 giugno. Da allora, ha dichiarato in una nota ufficiale il portavoce della Commissione Europea, Frederique Vincent, sono stati numerosi i sequestri in tutta Italia, e anche all’estero.

I sequestri riguardano cinque marche di mozzarelle, resi noti dal Ministro della Salute Ferruccio Fazio - Land, Malga Paradiso, Lovilio, le Fattorie Torresina e Monteverdi  - venduti nei discount delle catene Lidl, Eurospin e MDdiscount.

Il caso ha riaperto il dibattito circa la necessità di tutelare i prodotti DOC italiani e il marchio Made in Italy.

La Coldiretti, ad esempio, ricorda che sarebbe importante avviare procedure legislative per vietare l’utilizzo di diciture ingannevoli - come “prosciutto di montagna” o “formaggio di fattoria” - su prodotti che non hanno nulla di genuino, ma anche per tutelare il latte italiano e i suoi derivati obbligando ad un’etichettatura all’origine del prodotto in modo da evitare illusori made in Italy per latticini che all’origine vengono prodotti all’estero con latte non italiano e di scarsa qualità. 

A ricordare quanto le mozzarelle DOP italiane siano sicure e di grande qualità ci pensa Luigi Chianese, presidente del Consorzio tutela mozzarella bufala campana DOP, che sottolinea che le mozzarelle sequestrate sono prodotte con latte vaccino e non di bufala e che non sono affatto mozzarelle DOP, ma un prodotto a basso costo e di scarsissima qualità.
L’ADUC (Associazione per i diritti degli utenti e consumatori), invece, sottolinea come a scoprire la mozzarella blu sia stata una consumatrice e non gli organi preposti al controllo.

Una circostanza che costringe i consumatori a chiedersi quale altro prodotto portino sulle loro tavole che non dovrebbero nemmeno trovare in commercio.  Nel frattempo il Ministro della Salute Fazio, insieme al ministro per le Politiche Agricole, Giancarlo Galan, ha convocato un tavolo tecnico per affrontare le problematiche legate alla tracciabilità della filiera e all'etichettatura degli alimenti.

Obiettivo: tutelare il made in Italy e la salute dei consumatori.


Per sorridere un pò.......

Un vecchietto entra in farmacia e chiede:" Vorrei  una confezione di acido acetilsalicilico.Sà quel prodotto antipiretico e analgesico che contiene anche sodio carbonato ".E il farmacista: " Vuol dire l'Aspirina ? ". Ah, sì! Proprio quella. Mannaggia non mi ricordo mai come si chiama".

 

Un farmacista genovese corre trafelato a casa dell'ultimo cliente:<< Mi scusi,ma la commessa  si è sbagliata  ed al posto dell'aspirina le ha incartato la stricnina...>>.Ed il malato , ignaro: << Ma c'è differenza ? >> . << Sì,2 euro e 15 centesimi...>>.


I consigli del tuo medico

 
Estate: la pelle all’aria aperta

 

 

Con l’arrivo della stagione estiva in occasione delle vacanze e durante il tempo libero si tende a trascorrere il maggior tempo possibile al sole e all’aria aperta.

Nell’ambiente naturale estivo il clima, il sole, la vegetazione e gli insetti possono diventare pericolosi soprattutto per la pelle che viene maggiormente esposta all’aria aperta.

 

Per quanto riguarda il sole:

 

 

è bene non esporsi al sole per tempi troppo lunghi e non trascurare il bisogno di acqua bevendone almeno 2 litri al giorno

bambini, donne in gravidanza e anziani vanno tenuti al riparo e all’ombra ed esposti al sole solo nelle ore meno calde del primo mattino e del tardo pomeriggio senza dimenticare di tenere il capo coperto e di proteggere la pelle con prodotti adeguati specie quando ci si espone al sole per la prima volta; tali prodotti per le persone con pelle chiara e delicata vanno scelti con l’aiuto del farmacista o del medico; vanno evitati i prodotti che promettono un’abbronzatura troppo rapida

gli indumenti chiari e leggeri favoriscono la traspirazione e quindi è bene non coprirsi troppo, ma neppure troppo poco.

 

 

Ricordando che alcune famiglie di zanzare o altri insetti pungenti possono avere un volo silenzioso e pungono preferibilmente tra il tramonto e l’alba è possibile proteggersi adeguatamente ed efficacemente dalle punture d’insetto attuando le seguenti precauzioni:

 

 

nelle ore serali e nelle prime ore del mattino, indossare abiti che coprano la maggior parte del corpo (pantaloni lunghi, camicie a manica lunga) e che siano sufficientemente spessi e leggeri al tempo stesso, meglio se di puro cotone

indossare abiti chiari in quanto le zanzare sono attirate dai colori scuri

evitare profumi e dopobarba: tali prodotti attirano le zanzare

applicare repellenti per insetti sulla cute esposta (da sconsigliarsi sotto i 2 anni, in gravidanza e durante l’allattamento), evitando le mucose e le eventuali lesioni già presenti sulla pelle

utilizzare prodotti consigliati dal farmacista o dal proprio medico e riapplicare sulla pelle scoperta dagli abiti ogni 4-8 ore tenendo conto che la sudorazione ne riduce l’efficacia

ricordare che l’efficacia dei prodotti a base di estratti vegetali o essenze floreali non è sufficientemente documentata

prima di coricarsi, nebulizzare nell’ambiente un insetticida direttamente oppure utilizzando gli appositi diffusori elettrici con piastrine o le serpentine da bruciare

se ci si trova in paesi tropicali dove le zanzare sono portatrici di gravi malattie (malaria) verificare che le zanzariere alle finestre e intorno ai letti siano integre e ben posizionate

non grattare mai le lesioni o punture d’insetto, ma in caso di forte prurito fare ricorso a creme non grasse ed oli lenitivi o a preparati dermatologici specifici in forma di schiuma o di gel che sono anche rinfrescanti.

 


 

Sai cosa rischi quando fai l'amore?



 

Le malattie sessualmente trasmissibili sono poco conosciute, sono più di quel che si pensa e sono fastidiosissime. A volte letali. Ecco una piccola guida per imparare a prendersi cura del proprio corpo, anche nei momenti di massima trasgressione


 

«È stato un momento di passione, ci siamo lasciati andare» cominciano quasi tutti così i racconti di chi sotto le lenzuola si è beccato qualche brutta malattia. Perché quando si fa l'amore

senza la protezione del preservativo, non si rischiano soltanto gravidanze indesiderate. Si chiamano malattie veneree (o sessualmente trasmissibili) e il nome viene da Venere, dea dell'amore. Tuttavia queste infezioni non hanno nulla, ma proprio nulla di romantico. Sono fastidiose, imbarazzanti e a volte letali. Come nel caso del ben noto (almeno si spera) virus Hiv. Come ci si protegge? Con il preservativo. Imprescindibile se si ha un minimo a cuore la propria salute (e quella del partner). sono a rischio  perciò se prendete la pillola e avete più di un partner, sappiate che potreste andare incontro a qualche guaio. Idem se prendete la pillola e il vostro partner non è proprio un campione di fedeltà . Un altro modo per proteggersi è - banalmente - informarsi. Se sai cosa rischi, forse, impari a proteggerti. E allora ecco una piccola guida alle malattie veneree. Che tutti dovrebbero tenere a mente. Soprattutto quelle che si dicono tra sé e sé: « A me non capiterà mai».

 

Clamidia
Il nemico silenzioso. È un virus e può causare perdite, bruciori quando si fa pipì, dolori al basso ventre o schiena, febbre. Oppure            può    rimanere silente per anni, dando luogo però a infezioni silenti che possono portare, sia nell'uomo che nella donna, all'infertilità.     



Herpes
Auguratevi di non prenderlo mai o auguratelo al vostro
peggior nemico. Dall'Herpes Virus (HSV-2), una volta infettati, non ci si libera per il resto della vita. Ci si può curare con terapie lenitive, ma non c'è soluzione definitiva. I sintomi sono tanti e si ripetono ciclicamente: lesioni multiple e dolenti sulla cute dei genitali, febbre, mal di testa, dolori articolari, perdite intime, gonfiori genitali e - raramente - meningite.

Gonorrea o scolo
È altamente diffusa in tutto il mondo e i casi in Italia aumentano in maniera preoccupante. Si tratta di un infezione causata da un batterio. I sinotmi, al solito, non sono gradevoli: prurito, perdite
 
intime, bruciori a urinare, genitali gonfi e doloranti, dolori e - raramente - sanguinamenti. Se non ci si cura il batterio si diffonde causando diverse complicazioni a varie parti del corpo: pelle, cuore, occhi, vescica fino a causare sterilità e artriti.

Sifilide
Anche qui il colpevole è un batterio. Ci sono diverse fasi. Si inizia con un piccolo brufoletto che compare solitamente dove il batterio è penetrato nel corpo (genitali, bocca...). Poi il nodulino si trasforma in ulcera. Compaiono macchie sulla pelle, i linfonodi si ingrossano e possono cadere peli e unghie, inseme a sintomi tipici da influenza. I danni saranno notevoli: agli organi interni, al cervello, ai nervi, agli occhi, al cuore, ai vasi sanguigni, al fegato, alle ossa e alle articolazioni. Si cura con la Penicillina e si guarisce.

Epatiti
Di tipo A, B e C. Epatite A: spesso asintomatica, a volte compaiono affaticamento, febbre, nausea o vomito, feci chiare, una colorazione gialla degli occhi e della pelle chiamata “Ittero”, urina color scuro, dolore al fianco destro che si può diffondere alla schiena. Epatite B: sintomi simili all'epatite A, in casi rari ha un decorso detto "fulminante" e in pochissimi giorni si va incontro al coma e alla morte (praticamente un caso su mille). Epatite C: il 70% delle persone contagiate da questo virus non ha sintomi; quando compaiono, sono gli stessi della epatite A o B. La cronicizzazione della B o C può portare a cirrosi epaticao cancro al fegato.

Candida o Candidosi
Anche qui, un nome poetico per un'infezione per nulla gradevole. Si tratta di una micosi (funghi). Ecco i sintomi: prurito, bruciore, infiammazione, perdite maleodoranti,
gonfiore addominale, rallentamento della digestione, disturbi intestinali (stipsi o diarrea), cattivo assorbimento delle sostanze nutritive e, a lungo andare, stato di malnutrizione. Va detto che si può contrarre la candidosi in tanti modi, non solo per trasmissione sessuale.

E questo è solo un piccolo elenco. Abbiamo tralasciato condilomi, donovanosi, linfogranulomi venerei, pediculosi, papilloma virus, scabbia, tricomoniasi, ulcera molle (potete trovare maggiori informazioni sul sito
 
Intelligenza sessuale trasmissimibile). E naturalmente non abbiamo menzionato il virus dell'Hiv. Perché si spera che almeno sull'Aids gli italiani siano sufficientemente preparati (in caso contrario leggete qua). Avete qualcuno di questi sintomi? Avete avuto un rapporto non protetto? Non vi sentite bene? Consultate un medico specializzato in malattie sessualmente trasmissibili. Come trovarlo ve lo spieghiamo noi. L'associazione sopra citata, IST, ha realizzato un database di semplicissima consultazione che in soli tre clic consente di individuare il centro di diagnosi e cura più vicino. Eccolo. Proteggetevi, da ora in poi.
 
 

 

Per sorridere un pò ......

 Assistito: " dottore,dottore, soffro di continue amnesie".

Medico: " le spiace pagarmi la visita in anticipo? "

°°°°°°°

Un malato di cancro dal dottore:"Quanto mi rimane da vivere?Un anno?." Meno ". " Un mese ? "." Meno ". " Un giorno ?".  "Meno". Esce sconsolato vede passare un carro funebre e grida:

"Taxi!!"


 

 Bevande gassate accelerano invecchiamento
 

Roma, 28 apr. (Adnkronos Salute) - Troppe bollicine uguale rughe. La passione per le bibite gassate può accelerare il processo di invecchiamento, per la presenza di acido fosforico, l'ingrediente che regala alla maggior parte dei soft drink il loro gusto particolare. A mettere in guardia gli amanti del pizzicore sulla lingua sono i ricercatori dell'università di Harvard (Usa), in uno studio pubblicato su Faseb. I test condotti sui topi mostrano che l'acido fosforico, presente anche nelle carni processate e nei dolci, fa 'avvizzire' pelle e muscoli e può anche danneggiare cuore e reni. I risultati evidenziano, secondo l'equipe, le conseguenze potenziali di dosi elevate della sostanza 'incriminata'. Non è il primo studio che solleva dubbi sulla sicurezza di cole e succhi gustati da miliardi di persone ogni giorno. Il consumo di soft drink, infatti, è stato associato a indebolimento delle ossa, tumore del pancreas, debolezza muscolare e paralisi: per aumentare il rischio basterebbe berne due a settimana. I ricercatori, coordinati da Shawkat Razzaque, hanno testato gli effetti dell'acido fosforico in tre gruppi di roditori. Al primo, modificato geneticamente, è stato aggiunto il gene klotho, in modo che avessero livelli di acido fosforico più alti del normale. Sono vissuti fra le 8 e le 15 settimane, facendo i conti con numerosi problemi di salute legati all'invecchiamento precoce. Il secondo gruppo, privo del gene in questione e dunque con livelli normali della sostanza, è tranquillamento arrivato alle 20 settimane di vita. L'ultimo gruppo di cavie ha seguito una dieta ricca di acido fosforico: i topi sono morti tutti entro le 15 settimane, come quelli del primo gruppo. A dimostrazione degli effetti tossici, sostengono i ricercatori, del minerale. Lo studio non è ovviamente piaciuto ai produttori di bevande gassate. "Solo il 3% di fosforo assunto con la dieta, proviene dai soft drink", ha obiettato Richard Lanning, dell'associazione britannica del settore.


5 regole per il
lavaggio perfetto dei denti

Per lavarsi i denti in modo corretto basta seguire 5 semplici regole:

 1- Lo spazzolino deve avere il manico ricoperto di gomma (per evitare che scivoli di mano quando è bagnato), le setole arrotondate e il più corte possibile (si flettono di meno).

 2 - Va usato con poco dentifricio (meno di 0,5 cm) e mai bagnato prima di metterlo in bocca.

3 - La spazzolatura dei denti deve svolgersi in due fasi. Prima in senso circolare solo sul dente e poi dalle gengive allo smalto. E deve durare almeno 2 minuti.

4 - I denti vanno lavati tre volte al giorno, mattina, sera e dopo pranzo. Ma non subito dopo mangiato: bisogna dare il tempo alla saliva di abbattere l'acidità della bocca, aumentata dopo l'assunzione di cibo.. L'ideale è lavarsi tra mezz'ora e un'ora dopo il pasto.

5 - Usare due volte al giorno il filo interdentale, tenendolo avvolto agli indici e infilandolo teso tra i denti, senza premere sulle gengive.


da PagineMediche.it  newsletter del  9 aprile 2010

Italiani si lavano troppo, è allarme dermatiti


Gli italiani si lavano troppo.

L'eccesso di saponi e bagnoschiuma, col loro effetto abrasivo e disseccante, porta a un boom di dermatiti, eczemi, spaccature della pelle (soprattutto delle mani) che ormai rappresentano un vero allarme.

Lo sottolinea il prof. Antonio Garcovich, dermatologo al Policlinico Gemelli di Roma, che ricorda come "le dermatiti sono sempre più frequenti negli italiani, e ormai sono la più frequente causa di inabilità lavorativa".

Colpa del nostro amore smodato per il sapone: "Non dobbiamo lavarci le mani ogni cinque minuti - avverte Garcovich - basta all'inizio e alla fine della giornata".

"Il sapone irrita la pelle, altera l'equilibrio epidermico distruggendo i lipidi e favorisce la secchezza delle mani causando spaccature, ragadi, squame. Una dermatite può cronicizzarsi, e che è molto fastidiosa".

Un problema che riguarda principalmente le casalinghe e in generale chi fa lavori domestici, sempre a contatto con saponi e detersivi, ma che non risparmia i "normali" cittadini.

"Agli italiani piace il sapone, meglio se con tanta schiuma - avverte il dermatologo - ma non è vero che più c'è schiuma più ci si lava. La schiuma distrugge i lipidi in superficie e altera l'equilibrio della pelle, spesso in modo irreversibile".

Meglio usare "bagni oleati, oli vegetali, detergenti speciali che puliscono per affinità.E poi va bene anche lavarsi solo con acqua, bisogna usare il sapone meno spesso".

Il boom di dermatiti, non a caso, riguarda la mano dominante, "quella che usiamo più spesso e che viene più a contatto con sostanze abrasive".

Per questo quando si lava i piatti è meglio usare "guanti di cotone all'interno, non di gomma o lattice che favoriscono la secchezza della pelle. E bisogna intervenire subito in caso di irritazione, usando creme contenenti ceramidi, che ripristinano la barriera epidermica".
 


ISTITUTO SUPERIORE DI SANITA'
03/02/2010
Fumo: maglia rosa alla Campania che si conferma la regione
italiana dove si fuma meno e quella con la percentuale piu'
alta di giovani
La Campania e' la regione "piu' giovane di Italia" e quella in
cui la percentuale di fumatori e' piu' bassa della media
nazionale.

Dai dati demografici prodotti dall'ISTAT relativi al
2009, infatti, si evince che il 16,7% della popolazione regionale
e' formata dagli under 15 (Italia 14%; Napoli e provincia 17,7%),
nella fascia 15-24 anni abbiamo il 13,1% dei residenti (Italia
10,2%, Napoli e provincia 14,4%).

Gli over 65 campani sono appena
il 16% (Napoli e provincia 14,4%) a fronte dell'oltre 20% in
Italia. Per la prima volta dal 1993 la percentuale di fumatori in
Campania osservata nel 2009 e' inferiore alla media nazionale.


Leggendo infatti i dati ISTAT (che fanno riferimento a oltre 60
mila interviste faccia a faccia a persone con eta' superiore ai
14 anni), osserviamo che nel 2009 abbiamo in Campania il 22,8% di
fumatori (Italia 23%).

Confortanti anche i dati regionali
relativi agli ex fumatori e ai non fumatori: in Campania sono il
19,9% gli ex fumatori, mentre in Italia sono il 22,5%. I non
fumatori in Campania nel 2009 sono il 55,6% mentre in Italia il
52,4%.

Usando i dati ESPAD, osserviamo che nel 2008 il 60,8%
delle ragazze campane di 15-19 anni dichiara di aver fumato
almeno una sigaretta nella vita, meno della media Italiana che e'
del 67,2%, mentre la percentuale dei ragazzi e' del 56,2 in
Campania e del 62,8% in Italia.

Sempre nello stesso anno la
percentuale di giovani che riferisce di fumare fino a 10
sigarette al giorno in Campania e' del 16,6% , mentre in Italia
21,0%, ma a Napoli la percentuale e' del 14,0%. Nel gli ultimi 12
mesi del 2008 il 21% dei giovani italiani, nella classe d'eta'
tra i 15 e i 19 anni ha fumato da 1 a 10 sigarette al giorno
mentre in Campania il dato scende al 16,4% e arriva al 14,1% a
Napoli. Comparabile, tra la popolazione dei fumatori, il numero

medio giornaliero di sigarette consumate (in Italia: 13,36 nel
2007; in Campania 14,31 nel 2007), cosi' come la percentuale di
coloro che ne fumano oltre 20 al giorno il 7% nel 2007, in
Campania il 7,8% nel 2007).

I dati italiani relativi alle vendite
dei tabacchi ci dicono che il trend e' in calo.

Tale dato va
comunque analizzato: se infatti nel solo 2009 osserviamo un calo
delle vendite delle sigarette del 2,2%, ed un trend nel periodo
2004-2009 di circa meno 9 punti percentuale, dall'altro dobbiamo
registrare, nello stesso periodo, un forte aumento nello smercio
dei trinciati (tabacco sfuso utile per fare le sigarette "on your
own" che costituiscono circa l'1,7% del mercato del tabacco) che
sono piu' che raddoppiati (+139%; +26% nel solo 2009) e quindi
incrementi, ma decisamente meno forti, anche nelle vendite di
sigaretti (+39%) e sigari (+13,5%).

Le stime relative ai traffici
illeciti purtroppo ci confermano un nuovo ritorno del problema:
dai dati emersi dalla Guardia di Finanza, osserviamo infatti
negli ultimi anni un aumento del fenomeno contraffazione e
contrabbando.

Oltre 8.000 chilogrammi di sigarette sono stati
sequestrati dai finanzieri del Gruppo di Aversa tra giugno e
settembre 2009, 7.000 quelli recuperati dagli uomini del Comando
Provinciale di Caserta nei primi sette mesi dello scorso anno. A
livello nazionale sono stati effettuati nel 2009 sequestri per
oltre 256 tonnellate di tabacchi di cui circa 28 contraffatti. Si
stima un danno all'erario per il solo 2009 di circa 27 milioni di
euro.

Da una intervista rilasciata a dicembre 2009 dal Generale
della Guardia di Finanza Ricolfi, incentrata sulla illegalita'
campana del tabacco, vengono individuati in Polonia, Romania,
Ungheria ed Ucraina i paesi di provenienza di sigarette vendute
di contrabbando (con un prezzo sul mercato nostrano stimato di
circa 30 euro a stecca a fronte dei 6-10 euro pagati alla fonte),
mentre la Cina e' la padrona per il mercato relativo alla
contraffazione.
 


Salute, luoghi comuni: addio

in Bella Fuori

 

Bere 8 bicchieri d'acqua al giorno aiuta a combattere la stipsi? Tagliare i capelli aiuta farli ricresce più forti e più in fretta? Tutta la verità su alcuni dei più famosi luoghi comuni


 
Per alcuni sono luoghi comuni, per altri solo leggende metropolitane. In comune hanno il fatto di essere entrambi duri a morire. Così duri da morire da tramandarsi per generazioni e generazioni. Fino al punto da essere considerate un po' da tutti verità indissolubili. C'è chi ci crede per sentito dire, chi per retaggio culturale. Di seguito alcuni dei miti in tema di salute, che la scienza ha cercato di sfatare.

 

Tagliare i capelli aiuta a farli crescere più forti e più in fretta? E ancora. Rasarseli a zero ne favorisce la ricrescita?
No. Questo mito è stato smentito da uno studio medico. Il fatto che un pelo sembri crescere più robusto è da imputare solo al fatto che è più scuro rispetto a quello reciso, perché non ancora esposto alla luce. Neanche tagliarseli col rasoio restituirebbe una chioma folta. La spiegazione? La punta del capello è la parte più sottile. La percezione è però quella di una chioma più folta, anche se il numero dei capelli rimane invariato.

Bere otto bicchieri d'acqua al giorno aiuta a idratare l'organismo e a combattere la stipsi?
No. Secondo gli studiosi questa convinzione nons arebbe supportata da alcuna evidenza scientifica. Per tenere il fisico ben idratato basta infatti bere normalmente e non farsi mancare frutta e verdura.

Per pulirsi l'orecchio è necessario usare esclusivamente gli appositi "bastoncini"?
No. Così facendo si rischia di spingere il cerume all'interno dell'orecchio e di compattarlo ancora di più. Rischio che aumenta se si utilizza questa procedura con i bambini. In questo caso il pericolo è di danneggiare anche la loro membrana timpanica. Come fare allora a tener epulito il canale auricolare? Basta utilizzare appositi prodotti o l'otorinoringoiatra. E i "bastoncini"? Possono essere usati per pulirsi l'ombelico.

Fare la
sauna aiuta a dimagrire?
No. E il perché è presto detto. Il calo momentaneo di peso è dovuto soprattutto alla perdita di liquidi attraverso il sudore. Liquidi che però subito vengono reintegrati. Sottoporsi a una seduta di sauna ha però sicuramente diversi benefici: rilassa, aiuta l'organismo a eliminare le tossine e favorisce l'espulsione dell'acido lattico, sostanza che il fisico produce dopo uno sforzo.

Il sesso del nascituto si capisce dalla forma del pancione?
No. Una credenza popolare vuole che se è alto è femmina, se è basso e sporgente è un maschio. Niente di più falso. Le probabilità di azzeccare il sesso del nascituro solo osservando la pancia della gestante non supera il 50 per cento delle probabilità.

Mangiare di notte fa ingrassare?
No. A dirlo, una ricerca condotta dall'Oregon Health & Science University secondo cui nutrirsi durante le ore notturne non provoca alcun aumento di peso. In poche parole, una caloria è una caloria a qualsiasi ora della giornata.

Bere quando si è sudati fa male?
No. Alzi la mano chi, da piccolo, non è stato messo, almeno una volta, in guardia dalla mamma o dalla nonna sul pericolo di bere quando si è sudati. Niente di più sbagliato. L'insopprimibile sete che si avverte dopo aver fatto attività fisica è infatti l'unico richiamo cui dispone l'organismo per avvertirci che siamo più o meno disidratati, non dar retta a questo richiamo può essere molto rischioso per la salute.

 
 
Marcella Gaudina
 

 

Da Paginemediche.it

 

Diete: non esistono le 'miracolose' ma mangiare meno

 

"Le diete miracolose non esistono. L'unico modo per dimagrire è mangiare di meno".

Lo affermano gli esperti della British Dietetic Association (BDA). Dopo gli stravizi di Natale e Capodanno, molte persone si ritrovano con qualche chilo in più e si lasciano attrarre da regimi dietetici che promettono di bruciare i grassi e far perdere peso rapidamente.

La British Dietetic Association mette in guardia i consumatori: attenzione alle diete di moda ma senza alcun fondamento scientifico e spesso poco salutari, che promettono risultati miracolosi.

L'unico modo per perdere peso è ridurre le calorie e svolgere attività fisica.

"Purtroppo non c'è altro modo per dimagrire e mantenere il peso raggiunto: mangiare in modo sano, muoversi e in generale cambiare le proprie abitudini", afferma Rachel Cooke, dietologa del St Martins' Hospital di Bath e portavoce della BDA.

Proprio perchè in questo periodo tornano alla ribalta una serie di diete più o meno "alla moda", la BDA ha pensato di pubblicare una lista di "diete da evitare nel nuovo anno", tra cui quelle del gruppo sanguigno, del minestrone di cavolo, della banana, dello sciroppo di acero o del guerriero.

Si tratta di regimi spesso basati su "pseudo scienza", dice la BDA, che possono anche causare gravi deficit nutrizionali, se seguiti a lungo.

"Tanto per cominciare, nessun cibo brucia i grassi, solo l'attività fisica può riuscirci", nota la BDA. Bando anche ai severi programmi disintossicanti: la BDA assicura che il corpo umano è in grado di disintossicarsi da solo.

"Il fegato lavora ogni giorno per liberare l'organismo dalle tossine, non è necessario eliminare dei cibi o vivere solo di frutta, verdura e acqua", afferma l'associazione britannica.

"Dopo gli eccessi di Natale, basta tornare a un regime sano, riducendo le calorie e mangiando più frutta e verdura. Anche così si perde peso", assicura la BDA.

In particolare, l'associazione dei professionisti britannici della nutrizione attacca due diete molto famose.

La prima è la Atkins, "che contraddice completamente tutti i messaggi sul mangiar sano che cerchiamo di dare ai nostri pazienti"; la seconda è la dieta a zona, anche questa non in linea con le raccomandazioni degli esperti.

La versione più rigida della Atkins privilegia grassi e proteine, portando a un eccessivo consumo di grassi saturi, ed elimina pane, patate, pasta, riso e cereali, ammettendo solo piccole porzioni di frutta e verdura, mentre questi alimenti dovrebbero costituire la gran parte dell'apporto calorico della giornata.

Il gruppo che promuove questa dieta ha respinto tuttavia le critiche della BDA sostendo che la nuova Atkins è del tutto sana e implica solo una riduzione dei carboidrati e degli zuccheri semplici, incoraggiando il consumo di proteine magre, fibre, frutta e verdura.

Anche i promotori della dieta a zona hanno risposto alle critiche della BDA facendo notare che il loro programma alimentare segue le nuove indicazioni per combattere diabete e obesità.

Ma la BDA è ferma nelle sue conclusioni: non esiste un regime miracoloso. Mangiate di meno e dimagrirete.


dalla Rivista " Altroconsumo "

I collutori whitening non sbiancano i denti
Sbiancanti per i denti: i collutori non servonoSe avete intenzione di acquistare o avete già acquistato dei collutori per sbiancare i denti, seguendo le promesse strombazzate dalla pubblicità, potreste avere la sorpresa di scoprire che non funzionano.
È quanto affermato dalla rivista Altroconsumo che ha analizzato tre collutori di marca per valutarne l'efficacia nello sbiancare i denti.
I tre collutori oggetto dell'analisi sono Listerine Natural White Protection, Colgate Plax Whitening e Mentadent White Now. Secondo gli esperti di Altroconsumo, questi prodotti non sbiancano i denti, ma li lasciano esattamente come prima del oro uso, cioè bianchi, gialli o grigi. Tuttavia il loro utilizzo preverrebbe il depositino sullo smalto di sostanze che li possono fare ingiallire o cambiare colore.

In particolare, Listerine Natural White Protection recita nell'etichetta che "mantiene il bianco naturale dei denti", mentre Mentadent White Snow promette arbitrariamente "denti immediatamente più bianchi ogni volta che vuoi" e, infine, Colgate Plax Whitening promette di agire "contro le macchie dei denti".
Per offrire questi servigi sia Listerine, Mentadent che Colgate contengono una sostanza che inibisce la formazione della placca e del tartaro, detta zinc chloride. Colgate, in più, contiene sostanza come polysorbate 20 tetrasodium pyrophosphate, PVM/MA copolymer che proteggono i denti dalle macchie avvolgendoli con un film.
In sostanza, conclude Altroconsumo, i collutori presi in esame prevengono le macchie, ma non sbiancano i denti già ingialliti e opachi che il tempo inesorabilmente rende tali. Un processo, questo, che avviene anche con una corretta igiene orale.
(lm&sdp)

 
 

Da "La Stampa di Torino " del 31/12/2009

Il pranzo di Capodanno (di Lietta Tornabuoni)

Il pranzo di Capodanno, a casa di mio nonno, dal 1947 era sempre lo stesso: cappelletti in brodo, cotechino con lenticchie, panettone e mandarini. A volte qualche scheggia di torrone, ma non spesso. Nel pomeriggio i bambini andavano con la mamma a teatro a vedere «Natale in casa Cupiello» dei De Filippo: non si stancavano mai di ascoltarlo né di impararne a memoria le battute. Oppure i bambini andavano al cinema da soli, al primo spettacolo. La cena era leggerissima. Andavano a letto con l’idea felice di aver passato una giornata bellissima.

Non divertente: bella. Insieme con le proteste per il freddo, le piogge, i viaggi, si sentono descrivere adesso banchetti stravaganti, pesanti, abbondanti: due tipi di carne con contorno dopo la pasta imbottita al forno e la pausa del pesce mescolato all’insalata russa condita alla maionese, pollo arrosto farcito di carne macinata piccante, tre tipi di dolci; oppure couscous, quattro varietà di pasta fresca, tacchino arrosto farcito, gelati e sorbetti. Anche il cibo possibilmente dev’essere sorprendente, variato, insomma divertente: come se la tradizione ingenerata dalla ripetizione non esistesse affatto, come se il divertimento fosse l’unica sensazione capace di rendere accettabile una festa. Ma Capodanno può essere pure sereno, dolce, chiassoso, tranquillo, ansioso, commovente, bello, senza essere particolarmente divertente.

Il divertimento (distacco da pensieri gravi o malinconici, il divergere dagli affanni consueti) è diventato un’esigenza ossessiva che dovrebbe caratterizzare libri, film, programmi televisivi, musica, incontri, momenti di pausa. Come se non esistesse altro. È un atteggiamento che si capisce benissimo, data la vita che quasi tutti facciamo: però maniacale. Restringe il mondo di sentimenti ed emozioni, impedisce di sentirsi soddisfatti perché il divertimento non basta mai e la troppa voglia di divertimento impedisce di divertirsi.